Villoresi apre il Pergolesi Spontini raccontando Zoff: «Il suo ritratto fa ritrovare l'Italia del merito»

Villoresi apre il Pergolesi Spontini raccontando Zoff: «Il suo ritratto fa ritrovare l'Italia del merito»
Villoresi apre il Pergolesi Spontini raccontando Zoff: «Il suo ritratto fa ritrovare l'Italia del merito»
di Giovanni Filosa
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Mercoledì 31 Agosto 2022, 02:55

JESI - Sabato, 3 settembre, alle ore 21 si alzerà il sipario del Teatro Pergolesi di Jesi per inaugurare il Festival Pergolesi Spontini 2022, con la straordinaria presenza in scena dell’attrice Pamela Villoresi. Sarà lei a raccontarci Dino Zoff a quarant’anni dal Mondiale di Calcio in Spagna. Qual è il senso di Pamela per il calcio? chiediamo all’attrice prima di ritornare indietro, insieme, a quell’Italia che trionfò in Spagna (dopo una partenza balbettante) e che vedeva due friulani in campo (l’altro era Bearzot, un naso da pugile, una pipa in bocca, una testa dura scolpita nel legno buono). Raccontava l’artista e scrittore Mauro Corona che «il friulano (quello autentico) è nato in posti ripidi perciò ha molto equilibrio. E poi difficilmente si lascia andare a enfasi sonore o entusiasmi sboccati. Aspetta, studia, non si sbilancia. Pratica l’attesa del cacciatore alla posta».  


Lo spettacolo


Il monologo, che si intitola “Il silenzio in cima al mondo, i voli di Zoff nei cieli di Spagna ‘82”, è stato elaborato appositamente per la Villoresi da Giuseppe Manfrini, traendo ed adattando per il teatro un suo libro “Tra i legni, i voli taciturni di Dino Zoff”. «Manfrini è un caro amico, ha già scritto per me, sa che il mio senso per lo sport nasce dalla mia frequentazione sportiva, assidua e praticata. L’acqua è il mio mondo, mi piace il nuoto, ho affrontato recentemente lo stretto di Messina, poi il giro dell’Argentario. Pratico canottaggio, mi capita di vincere gare o partecipare a manifestazioni come la Vienna Budapest in canoa, trecento chilometri in tre giorni, con a fianco anche alcuni atleti paralimpici. Una esperienza indimenticabile, coinvolgente. Come questo ritratto di Zoff, che ti fa ritrovare l’Italia novecentesca figlia di un dopoguerra tribolato, il Paese del merito, dell’impegno nel raggiungere un obiettivo. Credo alla forza del gruppo, al famoso “insieme si può”, a ciascuno il suo ruolo, oggi che i valori della partecipazione, caparbietà, applicazione stanno perdendo forza. E Dino, uomo mite e silenzioso, rappresenta quell’Italia là, un ragazzo venuto da una famiglia poverissima che è riuscito a scalare la vetta del mondo». Vero, Abraham Klein, l’arbitro di Italia Brasile (3 a 2… per noi!), gara epica, che contiene una delle parate più strepitose della storia del calcio effettuata da Zoff sulla linea di porta, ha definito la gara “la partita più bella del secolo”.


La donna toscana


Nello spettacolo la voce narrante è di Pamela Villoresi, non come nel libro. «Ci siamo inventati una piccola storia, quella di una donna toscana che viene da una zona vinicola del Chianti e che si ricorda di avere visto tanti anni prima un ragazzino che di fronte alla chiesa di Mariano del Friuli, parava di tutto! Lei, contadina ma anche sportiva, è ormai una nonna quando guarda i Mondiali di Spagna ’82 con i suoi nipotini e riconosce fra i pali quel ragazzino eccezionale che aveva visto trent’anni prima. Da lì parte il racconto, dall’infanzia di Zoff ai Mondiali di Spagna». La musica? «Quello che ha scritto Cristian Carrara insieme a Marco Attura è complementare, è un porgersi la palla, un tappeto eccellente e gli strumenti scelti, il flauto di Isabella Lozzi, il contrabbasso di Diego Di Palo, la fisarmonica di Marco Salvetti, la messa in scena di Giancarlo Nicoletti, rendono la pièce una grande e bella storia italiana».

 

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