Venezi e la sua passione in una masterclass della Fondazione Pergolesi Spontini

Lunedì 22 Febbraio 2021
Il direttore d'orchestra Beatrice Venezi

JESI - Il direttore d’orchestra Beatrice Venezi, inserita dalla rivista Forbes nel 2018 come una dei cento giovani under 30 mondiali leader del futuro, segue la sua strada, il programma che, accanto alla direzione di opere liriche - in questi giorni è a Metz per registrare Madama Butterfly ma non in modalità streaming - la porta a educare i giovani insegnando loro che «la musica classica è di tutti. Per troppo tempo l’abbiamo considerata noiosa, lontana dal suono dei tempi; l’abbiamo legata al flauto dolce a cui ci costringevano a scuola; a simboli incomprensibili annotati su fogli ingialliti. Per troppo tempo abbiamo lasciato che pregiudizi e cliché ci tenessero lontano dalla bellezza che per secoli ha sedotto uomini e donne, di tutte le classi e di tutte le età».

 

 


La sua missione è stata sempre quella di condividere coi giovanissimi la passione e la forza della musica. Lo ha fatto a Jesi, al Pergolesi, con una masterclass nell’ambito del corso per “Cantanti Lirici Solisti” del Progetto Sipario Bis Bis, organizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini, con il direttore artistico Cristian Carrara e la direttrice generale Lucia Chiatti, per la formazione di figure professionali nel settore dello spettacolo dal vivo. Al Pergolesi ha diretto “Carmen” e altri lavori sui giovani in sinergia con la Fondazione. Alla quale è molto legata. Mai avuto dubbi? «Mai. Oggi chiunque, può innamorarsi della musica classica, come successo a me, basta farsi condurre dalla giusta guida. È un mezzo per scoprire il mondo e noi stessi. Se ci pensi bene, alcune trame dell’opera sembrano ricalcare la nostra attualità: così “Carmen” diventa un simbolo per combattere la violenza sulle donne, la “Bohème” una trasposizione parigina di serie tv di successo come “Friends”. Tradimento, amore odio, c’è tutto. Sono le stesse cose, plot e nuclei narrativi di epoche diverse ma estremamente attuali». 


Recentemente ha scritto una incisiva prefazione per l’uscita, nei 120 anni dalla scomparsa di Giuseppe Verdi, di un libro intitolato “La musica lirica raccontata da Topolino”, edizioni Panini, che racconta alcune opere “vissute” dagli eroi come Topolino, Paperino, Paperina, Paperone e compagnia cantante. Un’operazione che esalta l’idea di divulgazione dell’amore per la musica, al di là dei luoghi comuni. «La musica classica, una volta libera dagli stereotipi, è un bene globale: una bellezza che appartiene a tutti. Oggi, è vero, è difficile pensare di poter riaprire i teatri, che ritengo i contenitori più sicuri, perché seguono le normative specifiche. Forse i teatri all’aperto avranno più fortuna. Perché Topolino? La musica ha sempre amplificato le emozioni. È un linguaggio importante, noi “abitiamo” la musica dei tempi in cui viviamo, essa ci ha girato intorno, ci siamo appassionati a quella che ci è sembrata la nostra musica per sempre. Per esempio il pop. Dal punto di vista musicale, per quanto ti piaccia, deve però non sconfinare nel banale né nel ripetitivo. Se ai giovani viene proposto qualcosa di diverso, di più complesso, che oggi rappresenti un atto innovativo, audace, ti accorgi che essi scoprono che di esserne incuriositi. Ovviamente bisogna “accompagnarli” non in modo solenne, cattedratico o professorale, ci vuole metodo per appassionale alla musica classica il più grande numero di ragazzi. E vedo che apprezzano e sono interessati. La musica riesca ad orientare tutti verso valori più alti». 
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Mettiamo che i teatri possano riaprire al più presto. Che opera sceglierebbe? «Non perché siamo nelle Marche, ma sceglierei qualunque opera rossiniana, il suo “ottimismo”, di questi tempi, può essere ancor più… contagioso». 

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