Con Raffaello e l'umanista Colocci alla riscoperta del mondo antico, inaugurata a Palazzo Pianetti di Jesi una mostra che ha come ospite d'onore l'Arianna addormentata

L'Arianna addormentata esposta a Jesi
L'Arianna addormentata esposta a Jesi
di Giovanni Filosa
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Venerdì 21 Maggio 2021, 08:25

JESI - È straordinario, per il viaggiatore non distratto, entrare in Palazzo Pianetti, a Jesi - antica residenza di città dei Marchesi Pianetti, prestigiosa famiglia dell’aristocrazia jesina dal 1659 - unico esempio in Italia di stile rococò di influsso mitteleuropeo. 


Fortunati quanti si annoiano perché da oggi possono fare due passi anche fra i capolavori di Lotto ma anche visitare la mostra intitolata “Raffaello e Angelo Colocci: bellezza e scienza nella costruzione del mito della Roma Antica”, un omaggio all’artista e ad Angelo Colocci, marchigiani e illustri rappresentanti del Rinascimento, che snoda il suo percorso in quattro sale nuove, inaugurate ieri e precedute da una presentazione alla stampa, con interventi del sindaco Massimo Bacci e dell’assessore alla cultura Luca Butini.

L’esposizione è curata da Giorgio Mangani, scrittore, editore, studioso a tutto tondo, che alcuni anni fa scrisse un volume in cui venivano evidenziati i rapporti tra Raffaello e l’umanista jesino Angelo Colocci, figura dai vasti interessi intellettuali che fu, nei primi trent’anni del XVI secolo, a Roma, uno dei punti di riferimento per artisti, poeti, cultori della scienza e della cosmologia.

“L’Umberto Eco dell’epoca”, dice Mangani. Angelo Colocci era amico di Raffaello e questi si ispirò proprio agli studi di cosmologia del Colocci per dare vita, forme e colori a uno dei suoi più grandi capolavori, la Scuola di Atene, dove, in basso a destra, è raffigurata la figura del Colocci, accanto allo stesso Raffaello, attorniato da una sessantina di filosofi e pensatori. Con Mangani, il grande e straordinario lavoro di installazione di un percorso espositivo multimediale (da applauso) insieme a Francesco Di Teodoro, Ingrid Rowland, Vincenzo Farinella, Paolo Clini, permette di entrare nell’universo colocciano, paradigma di un contesto intellettuale, artistico e umano che contribuì a dare forma e sostanza alla civiltà del Rinascimento. Ospite d’onore anche la scultura detta l’Arianna addormentata del Museo archeologico di Firenze, attualmente esposta alle Gallerie degli Uffizi.


Questa ninfa dormiente era in origine sita nel giardino romano di Colocci e rappresentava l’ispirazione poetica che veniva praticata in questo luogo. Il clima culturale in cui viveva, viaggiava incessantemente e si muoveva Angelo Colocci, l’abbiamo testato con i mezzi più avanzati della multimedialità e della tecnologia immersiva. L’esposizione, organizzata dal Comune di Jesi, è realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani, la Politecnica delle Marche e con il sostegno del Comitato nazionale per la celebrazione dei 500 anni della morte di Raffaello Sanzio, della Regione e della Fondazione Cariverona, resterà aperta fino al 30 settembre. Da non perdere, profonda e con un occhio al futuro.

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