Saverio Marconi presenta Grease: «Una grande metafora del tempo e di quello che ti lascia»

Con Grease c'è voglia di divertirsi. A Jesi il fortunato show della Compagnia della Rancia
Con Grease c'è voglia di divertirsi. A Jesi il fortunato show della Compagnia della Rancia
di Giovanni Filosa
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Domenica 25 Settembre 2022, 02:15 - Ultimo aggiornamento: 09:25

JESI - «Nonni, babbi ed eredi, questa è una storia fatta coi piedi…giacché la storia talvolta avanza anche a passo di danza», cantava il gruppo Onafifetti. ”Grease” è tutto questo, è mania, è antropologia, è un mishmash di danza, musica, brillantina, creato per farci dire che la cultura intergenerazionale ha i suoi picchi ed i suoi “ti ricordi?” e che quelli non li distruggerà nessuno. Quindi si va al Pergolesi di Jesi dove oggi, domenica 25 settembre, alle 17, si canta, si balla, ci si diverte, per sorridere di come eravamo. Insieme ai nostri posteri.


La riproposta


Saverio Marconi, fondatore della Compagnia della Rancia, ripropone, da 25 anni con i suoi artisti, questa festa travolgente, sfavillante di luci e di una colonna sonora memorabile, senza parlare del film, che sbancò i botteghini. Marconi, dall’altra parte del telefono, sorride quando gli parliamo della sua creatura. «L’effetto che mi fa, ricordandomi il quarto di secolo di vita di Grease, è lo stesso, credo, di quando noi, cinquant’anni fa, ascoltavamo o assistevamo a film o produzioni che avevano come protagonisti, che so, Ginger Rogers e Fres Astaire, Nilla Pizzi, faccio per dire. Arricchivano, ci formavano. Per certe produzioni oggi mancano i teatri di oltre mille persone, per cui sei costretto a mettere in scena recite compresse più che ridotte, ma dobbiamo consegnare al pubblico un pezzo di storia letta attraverso i colori, le luci, la musica che ogni sera rinnovano il miracolo del Teatro dal vivo». 

Lo scopo 


Riproporre ancora Grease è una sfida o un seguire la moda? «È diverso, è andare avanti, non mollare e dire ai giovani di non tirarsi mai indietro, Grease è una grande metafora del tempo e di quello che ti lascia ma anche un punto esclamativo che puoi trovare, con la fantasia, fra le paginone di quel volume chiamato “storia del teatro”. È come passare il testimone generazionale e questo spinge i ragazzi a cantare, ballare recitare con gli attori in scena. Una storia senza tempo vive nel tempo. E, ci trovi la dannata voglia, finalmente, dei ragazzi di oggi di divertirsi, rifrequentare i teatri dopo anni passati davanti ai pc o ai cellulari. È la loro vittoria messa in scena. L’anno scorso, ad una recita a Milano, era presente e cantava e ballava una bambina di 4 anni, insieme ai suoi genitori. Le nuove leve che si affacciano e scansano con le mani la straordinaria polvere del palcoscenico per la prima volta, vogliono il teatro, emanano vibrazioni che percepisco quotidianamente anche dalla scuola in cui insegno, a Bologna, a “fare musical”: abbiamo dei talenti incredibili».
 

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