Inteatro, oggi a Polverigi prima giornata del festival di danza e teatro contemporanei. Ludovico Paladini propone “Tredicesima Generazione”

Inteatro, oggi a Polverigi prima giornata del festival di danza e teatro contemporanei. Ludovico Paladini propone “Tredicesima Generazione”
di Lucilla Niccolini
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Mercoledì 15 Giugno 2022, 13:58

POLVERIGI - Sono scarti ingombranti, quelli che produce la nostra era: quel che resta di una civiltà che ha fatto del consumo, del superfluo, un vanto e un’esigenza indotta. Una riflessione sul tema, indispensabile, può assumere anche la forma e il linguaggio della danza. È quello che riesce a Ludovico Paladini, giovane danzatore marchigiano, che si allea con il collettivo Hardchitepture per dare vita a “Tredicesima Generazione. Rito di passaggio per gente di passaggio”. Lo spettacolo chiude in bellezza la prima serata di Inteatro 2022, stasera alle 23, a Polverigi, nel Cortile di Villa Nappi.

 
L’allusione del titolo
Cominciamo, Paladini, a spiegare il titolo? «È allusivo: la 13esima generazione è quella che verrà, in un futuro prossimo. E il “rito di passaggio” è quello che scandisce ogni transito tra epoche della nostra civiltà. La “gente di passaggio”, ovviamente, siamo noi, in transito su questa Terra, non necessariamente responsabili, ma comunque complici delle trasformazioni, e insieme parte lesa». Che ha da dire, a commento, Vittorio Zeppillo che, con Lorenzo Conforti e Andrea Luzi, compone il collettivo? «In realtà, l’abbiamo scelto per stimolare la fantasia: siamo tutti gente di passaggio, vecchi e giovani, e continuiamo, da secoli, a riproporre riti sociali che di volta in volta assumono aspetti diversi».


Il rito di passaggio
E questo rito di passaggio, che voi proponete, che sembianze assume? Continua Vittorio: «Un accumulo di scarti, di materiali eterogenei, colorati, inquinanti, residui della nuvola grigia dell’industrializzazione. E allora, abbiamo pensato di assemblare i più disparati oggetti a perdere, per farne sculture, che crescono si sovrappongono e occupano lo spazio vitale delle nostre vite». Ma cos’ha a che fare, Paladini, un danzatore, con le installazioni di Vittorio, Lorenzo e Andrea? Vero è che Ludovico conosce Andrea, da quand’erano studenti di liceo. «Abbiamo poi avuto percorsi diversi, ma questa idea ci ha riunito: l’interazione tra il materiale di scarto della sovrabbondanza e il corpo. In scena, gli oggetti informi vengono assemblati a formare orpelli su di un corpo, che vorrebbe muoversi libero, librarsi. E invece è progressivamente oberato dal carico delle cose». Una metafora dell’ingombro, delle limitazioni che la Terra subisce dall’invasione di plastiche e altri rifiuti? Paladini: «Anche, ma soprattutto la trasformazione dell’informe in forme estetiche, anche perché a poco a poco il corpo, per evitare di esserne ostacolato, è costretto a conviverci, ad adattarsi, evolvendosi, creando qualcosa di nuovo, di inedito». L’ottimismo della volontà? «Uno stimolo al movimento, al cambiamento».

Molto provocatorio. «E positivo. Dovremmo arrenderci? No, ma perché opporci, invece di farne una nuova tendenza? Non intendiamo dare risposte, ma porre domande, senza toni moralistici». Ma con un forte impulso estetico, quello che mette in scena l’armonia naturale del corpo di un danzatore con creazioni fatte di oggetti che hanno recuperato non solo una dignità: la bellezza creata dalla fantasia.

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