Iacchetti con il suo “Non è un libro” attacca tutti sulla pandemia, la prossima estate farà tappa a Grottammare e forse a San Benedetto

Martedì 4 Maggio 2021 di Franco Gigante
Enzo Iacchetti con il suo "Non è un libro"

GROTTAMMARE - Enzo Iacchetti parla del suo “Non è un libro” che, questa è la prima novità, non è in vendita nelle edicole e da nessun’altra parte. «È un non libro che non sarà in vendita e uscirà insieme a me nelle piazze italiane con l’egida della Croce Rossa – ha affermato l’attore – Sarà distribuito da me stesso a uno a mille euro secondo le proprie risorse: compreremo una ambulanza e la regaleremo a chi ne avrà più bisogno».
In realtà non è un libro ma una raccolta di pensieri scritti e riassunti, nello stile di sintesi dell’autore, dal 20 febbraio 2020 al 21 marzo 2021. «È una raccolta di pensieri: per questo è intitolato “Non è un libro” per rispetto agli scrittori che scrivono libri – ha confermato Iacchetti – È pieno di cose comiche, arrabbiate, sui primi sei mesi del lockdown: finisco i miei pensieri il 21 marzo e di lì in avanti il mio cervello non dedica più pensiero a questo disastro socio politico scientifico culturale come lo chiamo io, a questa rivolta della natura contro tutto ciò che di male gli abbiamo fatto, pensando alle ambulanze che mi facevano una terribile compagnia di sera a Milano mentre portavano i poveri disperati agli ospedali; ho pensato faccio questa cosa, e lo porterò io stesso nelle piazze italiane che la Croce Rossa riuscirà a organizzare fra luglio e agosto: nelle Marche saremo sicuramente a Grottammare e forse anche a San Benedetto del Tronto, località cui sono legato da tanto affetto perché ci sono stato in vacanza».
Iacchetti, come tutti, soffre molto la clausura imposta dall’arrivo del maledetto virus che ha cambiato e sta cambiando le sorti del mondo. «Stavo facendo una tournèe teatrale con Tino Quartullo ma abbiamo interrotto, come tutti quanti, e abbiamo saltato le 60 date che ci toccavano ancora – ha ricordato – Sono rimasto in casa con il mio cane Lucino di nove anni, che nel libro viene chiamato il “canino”, fino al punto di parlargli e lui che mi rispondeva con cose intelligenti, figurarsi come ero messo: ho evitato la depressione più totale; ho buttato giù parole a fiumi finché ho pensato che era peccato anche tenerle solo per me, di un attore e comico un po’ incazzato».
In questo non libro Iacchetti ne ha anche per i vertici sia politici che scientifici. «Il potere delle industrie farmaceutiche, che con i loro bugiardini ci avvertono che si potrebbe anche morire, è frutto di una disinformazione sull’avvento dell’epidemia in generale – ha sottolineato –. Ho smesso di guardare la televisione da quando ognuno dice la sua, diversa da quella detta la sera prima; noi italiani non ce la meritavamo questa cosa del potere politico economico perché siamo delle persone perbene: sicuramente in alto ci sono menefreghismo e impreparazione che ci vengono nascosti». «Ce l’ho contro l’umanità – ha aggiunto –. Dicono che Dio non interviene ma secondo me Lui non c’entra niente ma sono gli uomini che devono cambiare: lo dimostra il fatto che quando sono arrivati i vaccini è scattata l’apoteosi della sete di danaro. Albert Bruce Sabin inventò il vaccino contro la poliomielite e lo regalò all’umanità. Stessa cosa fece Guglielmo Maconi quando inventò la radio e Antonio Meucci con il telefono. È arrivata una epidemia pericolosissima che durerà chissà quanto tempo e l’uomo che fa, inventa il vaccino, se lo fa pagare e se non hai i soldi muori».

 

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