“Ritratto dei marchesi Busca”, ecco tutti i segreti della tela di Podesti acquisita dalla Pinacoteca di Ancona

Lunedì 4 Aprile 2022 di Fabio Brisighelli
Un particolare del quadro di Francesco Podesti Ritratto dei marchesi Busca acquistato dalla Pinacoteca di Ancona

ANCONA - Michele Polverari, già direttore della Pinacoteca civica di Ancona, ha presentato nella sede del Museo Archeologico, su invito dell’Associazione “Le Cento Città per le Marche”, il quadro di Francesco Podesti “Ritratto dei marchesi Busca”, acquistato di recente dal Comune di Ancona, che va ad arricchire il patrimonio locale di importanti lavori del nostro celebre pittore anconetano (Ancona 1800 - Roma 1895), culminante nella grande tela-simbolo del “Giuramento degli anconetani”.

 

 
L’inizio della carriera
Il dipinto (olio su tela) è firmato e datato 1825: si colloca dunque all’inizio di una carriera che aldilà del costante riferimento ad Ancona registrerà commissioni tra le più prestigiose. Ma lasciamo la descrizione della tela in oggetto al relatore, che ha ancorato il pubblico in una sala da “tutto esaurito” a un ascolto partecipe e interessato. Dietro a questo quadro - ha esordito - c’è, assimilata appieno, tutta la grande tradizione pittorica che affonda le radici nei grandi del ‘500 (Raffaello e Tiziano, Correggio e Parmigianino), con gli aggiornamenti recenti della produzione francese, da David ad Ingres. L’opera offre una pittura limpida, senza errori, di una qualità assoluta. I personaggi rappresentati sono due fratelli, i marchesi Carlo Ignazio e Antonio Marco Busca, appartenenti a una delle famiglie più in vista di Milano, per peso politico e culturale e per larghezza di mezzi. Il personaggio seduto è Carlo Ignazio, il primogenito, il quale nel 1825 ha 34 anni e che l’anno dopo, da archeologo appassionato, farà una spedizione in Egitto, con tanto di reperti preziosi di ritorno. In piedi è il fratello Antonio Marco, 30 anni, cavaliere di giustizia dell’Ordine di Malta. La lettura di Polverari sulla scenografia costruita “a tavolino”, aulica e neoclassica, commisurata al prestigio delle figure che accoglie, era di avvincente presa emotiva, come, e ancor più, quella del contesto fisico e psicologico dei due protagonisti: Carlo Ignazio, fronte spaziosa e capelli a colpo di vento, avvolto in un mantello che si apre nel rosso della fodera, appoggia il gomito con nonchalance su un cippo funerario antico, con in mano una guida di Roma: il suo sguardo enigmatico, come assente, sembra assorto in una contemplazione sulle reliquie del tempo; il fratello Antonio Marco, “bel tenebroso” elegante nella sua preziosa redingote, con cenno ampio e garbato lo invita a proseguire. Una terza persona, in figura defilata sullo sfondo a destra, è lo stesso Podesti. C’è ancora nel dipinto la presenza di un cane, che guarda acquattato il padrone: una citazione letterale dall’“Endimione dormiente” di Antonio Canova, maestro venerato dallo stesso Podesti, e che Canova amava come un figlio. Tanto altro ci ha raccontato Polverari nella descrizione del “bello” al centro della serata , da affabulatore efficace che sa ispirare a “egregie cose”. Appropriatamente concludendo con il famoso verso di John Keats :”la bellezza è una gioia eterna”.

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