Tofoni e le nuove dirette di Tam: «Portiamo nelle case pillole musicali»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Chiara Morini
Il direttore di Tam Giambattista Tofoni

FERMO - Ideatore di Tam, direttore generale dell’Europe Jazz Network, ed esecutivo di RisorgiMarche, il fermano Giambattista Tofoni si racconta, dalle iniziative online con Tam (già questa sera, su Facebook, alle 22) fino ai progetti futuri per la cultura.

 

 
Tofoni, siete di nuovo online con i video degli artisti?
«Sì. Tutto in prima visione, realizzato dagli artisti coinvolti. Tre volte la settimana. Pillole musicali di dieci minuti ciascuna».
Come nascono?
«Avevamo già messo online qualcosa, nella tarda primavera. I teatri erano chiusi e noi volevamo far lavorare gli artisti e mantenere il rapporto con il pubblico. Poi ci sono state le riaperture e quindi abbiamo ricominciato dal vivo. Di 36 brani, ne abbiamo già messi online 20 e ora gli altri 16. Nuovi e non ancora visti. Un modo diverso di fare streaming». 
Perché diverso? 
«Tutti, nel primo lockdown, facevano video da casa. Noi abbiamo registrato in modo professionale, sia per quanto riguarda il video sia per l’audio. Ci tenevamo a mantenere la qualità, aspetto indispensabile per il rapporto con il pubblico». 
Chi sono gli artisti coinvolti?
«A partire da questa sera ci saranno i Leda, il duo Serena Abrami/Enrico Vitali. Poi di nuovo Daniele di Bonaventura (27 novembre), Alfredo Laviano (30 novembre), Marco Pacassoni (2 dicembre), Roberto Lucanero (4 dicembre) e ancora Leda (7 dicembre). Il palinsesto prosegue a rotazione tra questi cinque artisti, fino al 22 dicembre prossimo». 
Lo streaming può sostituire il live?
«Mai. Al massimo potrà affiancarlo. Le due forme, lo streaming e lo spettacolo dal vivo in futuro saranno destinati a coesistere: se nel 543 a.C. i greci inventarono il teatro, che ancora esiste come concetto, nel rapporto artista-pubblico, un motivo c’è. Abbiamo la volontà di ritornare dal vivo. Noi facciamo questo tipo di spettacolo. Tant’è che appena riaperte le porte, in estate abbiamo fatto spettacoli secondo regola. Ma il nostro è il settore più penalizzato: allora i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire, anche oggi i primi a chiudere».
Quanto fa bene la musica al territorio? 
«Lo streaming va, il pubblico è ampio, ma il live è diverso: come RisorgiMarche. Sono molti i Comuni del cratere che già ci chiedono di andare avanti. Le cose si devono vedere dal vivo. E questo è nella nostra agenda: mantenere il valore sociale ed economico del festival. Studi hanno dimostrato che i benefici, per i paesi, sono stati per 8 milioni di euro». 
Il primo dicembre anche Tam online per il primo report del jazz sui territori? 
«Sì, un report (fatto prima di RisorgiMarche) che spiega come la cultura generi lavoro ed economia».
In Europa?
«Come direttore dell’Europe Jazz Network insieme ad altri ho fatto pressione sull’Europa, per aumentare le risorse. Salgono al 57% per Creative Europe, e l’Ue ha chiesto agli stati di inserire il settore nei progetti Recovery fund. Vedremo».
A proposito di Creative Europe, avete vinto un progetto… 
«Sì, insieme ad altri paesi. Lavoreremo su giovani, scuole e musica. Presto i dettagli operativi».

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