Garbo, precursore della new wave, in concerto alla Sala degli Artisti di Fermo: «Canto i tempi che stiamo vivendo»

Garbo, precursore della new wave, in concerto alla Sala degli Artisti di Fermo: «Canto i tempi che stiamo vivendo»
Garbo, precursore della new wave, in concerto alla Sala degli Artisti di Fermo: «Canto i tempi che stiamo vivendo»
di Chiara Morini
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Venerdì 24 Novembre 2023, 01:10 - Ultimo aggiornamento: 11:19
FERMO - Precursore della new wave italiana, dalla natura cantautorale, ma sempre in fermento creativo, Garbo, al secolo Renato Abate, sarà con il suo concerto “Scortati a Berlino” alla Sala degli Artisti di Fermo, alle 21,15 di oggi, venerdì 24 novembre (info 3475706509). 
Garbo, “Scortati a Berlino” richiama il suo primo periodo musicale? 
«Sì, di fatto è la sintesi dei primi due album, “A Berlino… va bene” e “Scortati”, li rievoco e li ricordo. Non è un’antologia, ma una “super sintesi” che dura un’ora e mezza, durante la quale ci saranno anche cenni all’ultimo album. Per ragioni di spazio non ci sarà la band al completo, con la quale mi sono esibito anche una settimana fa, ma a Fermo sarò nella formazione ridotta con la collaborazione di Eugene, sarò in assetto elettronico».  
Ha intitolato l’ultimo album “Nel vuoto”, come mai questa scelta?
«Ho voluto questo titolo perché è una mia lettura dei tempi che stiamo vivendo. Ho anche voluto provare a ovviare al vuoto causato dall’omologazione, dall’appiattimento, dalla desertificazione culturale grave. E guardi che questa situazione la pagheranno le nuove generazioni». 
Quale situazione?
«Il dramma del vuoto culturale. È difficile parlare del nulla, io nel mio ultimo disco ho provato a farlo dal mio punto di vista e con la mia sensibilità».
Uno stile, quello degli anni ‘80 che non passa mai di moda… 
«Fa piacere, ma è allo stesso tempo sconcertante e triste questa situazione: sembra che non ci sia alcun tipo di evoluzione e che manchi la voglia di sperimentare nuovi parametri o nuove note. Gruppi come i The Kolors o i Maneskin sono gli esempi più chiari di questo rievocare stili passati. È un po’ come se la mia generazione dal rock si fosse rifiutata di sperimentare e avesse continuato ad ascoltare solo Nilla Pizzi. Quando mi esibisco il pubblico è “multigenerazionale”. Finito il concerto mi capita di incontrare per un saluto o un selfie o un autografo anche molti giovani. Se gli chiedo che ci fanno, loro mi rispondono “ci interessa”». 
A proposito di musica, cosa pensa di computer e autotune?
«Io preferisco di gran lunga la mia voce così com’è. La tecnologia velocizza molto la produzione, ma a lungo andare rischia di sostituire la creatività».
Crede che gli anni ‘80 fossero più naturali? 
«Di certo c’era la possibilità di ampliare la creatività, oggi c’è più o meno un unico standard. La produzione musicale viene pure bene, è carina, ma identifica il vuoto, forse c’è anche la volontà di non far pensare. Prima era più facile identificarsi, oggi il musicista è più televisivo, più mediatico. Oggi durano una stagione e poi non si sa se alla fine si viene storicizzati».
Ma lei, Garbo, che musica ascolta?
«Ho ascoltato talmente tanto nel corso degli anni, io e la mia generazione sceglievamo, andavamo a cercare la nostra musica, oggi non ascolto nulla. O meglio lo faccio, ma sono “investito” da quello che si sente nell’ambiente dove mi trovo. Sono poco interessato all’ascolto, ho un mio ricco bagaglio».
Fin qui quanto accaduto in 42 anni di carriera, dal suo debutto discografico del 1981, e nei prossimi?
«Mi riposerò da qualche parte! A parte gli scherzi finché sarò in salute e lucido continuerò a fare musica. Erano sette anni che non pubblicavo un disco, l’ho fatto quest’anno perché avevo qualcosa da dire. La corsa all’album non mi interessa».
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