La producer fermana Fania Petrocchi: «Ecco la mia Rita Levi Montalcini»

Giovedì 26 Novembre 2020 di Chiara Morini
Fania Petrocchi davanti alla sede della Rai

FERMO - Produce serie televisive e vive a Roma, ma Fania Petrocchi, la cui “mano produttrice” è anche nel film su Rita Levi Montalcini, in onda questa sera alle ore 21,25 su Rai1, ha origini marchigiane e non dimentica mai la sua regione d’origine.
Fania, dalle Marche a Roma, com’è stato? 
«Il mio presente è la capitale, dove sono produttrice di serie televisive. Sono però nata a Fermo e da piccola ho vissuto a Porto San Giorgio. A Fermo ho fatto anche il liceo, poi ho lasciato le Marche per l’Università a Firenze e ora vivo a Roma. Amo però la mia regione, le mie radici sono sangiorgesi, ho amici sparsi un po’ ovunque. In Rai ho curato molti grandi progetti. Su tutti, l’ultimo, sul Rinascimento, poi sto finendo una produzione su Leonardo da Vinci. Non solo cultura ma anche polizieschi: ad inizio 2021 andrà in onda la quarta serie di Rocco Schiavone».
Questa sera Rita Levi Montalcini, com’è stato realizzarlo?

 

 
«Il progetto è nato anni fa, lo scopo era quello di far conoscere la grande scienziata e la grande donna. Elena Sofia Ricci è stata fantastica, ha accettato di sottoporsi a ore e ore di trucco. Dovevamo invecchiarla, perché la storia riprende la vita della Montalcini da quando ha avuto il Nobel in poi, quando, dopo il premio, ha continuato ad andare avanti nella sua ricerca, sviluppando le sue scoperte».
Quali storie o personaggi preferisce narrare?
«Fiction, film, documentari: l’importante è che le storie o i personaggi siano di spessore. Intendo dire che abbiano qualcosa da insegnare, da cui tutti noi che li guardiamo possiamo imparare qualcosa. Voglio raccontare storie che ci arricchiscano e che diano informazioni, come il ciclo sul Rinascimento. Da quello poi è nato un nuovo interesse con risvolti culturali e politici».
Attori con cui ha lavorato che ricorda con più piacere? 
«Tantissimi. A partire da Elena Sofia Ricci che per il ruolo di Rita Levi Montalcini s’è auto-candidata. E noi l’abbiamo scelta volentieri. Sono tanti, soprattutto per l’aspetto umano, quelli che mi porto dentro. Tra gli internazionali Jon Voight, che interpretò Giovanni Paolo II, Dustin Hoffmann persona semplicissima e innamorata delle Marche, Bob Hoskins, in Geppetto, quasi come quello di Nino Manfredi. Ho lavorato anche con quest’ultimo, adorabile, e poi anche con Gigi Proietti». 
Che ricordo ha di lui?
«Ci ho lavorato nelle ultime fiction che ha fatto: ricordo qui San Filippo Neri, in cui lui era proprio il Santo romano, recentemente rimandato in onda per ricordarlo. E poi il suo ruolo di giornalista in Una pallottola nel cuore. Era una persona sensazionale. Ricordo che non potevo fare a meno di chiamarlo “Maestro” e lui non voleva. Aveva una professionalità incredibile: era l’unico che tra una scena e l’altra ripeteva le battute». 
Nelle Marche?
«Vorrei poter dare il mio contributo di riscoperta dei borghi “incontaminati” dal turismo. Vorrei poter utilizzare la mia competenza per promuovere questi luoghi fantastici delle Marche. È come poter ridare qualcosa alla mia terra d’origine, poter restituire un po’ della fortuna che ho avuto nella vita».

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