La fanese Biagiarelli sul palco insieme a Fabiani per quattro incontri: «Quante emozioni nel mio magazzino d'attrice»

Mercoledì 7 Aprile 2021 di Elisabetta Marsigli
L'attrice fanese Roberta Biagiarelli sul palco insieme a Sandro Fabiani

FANO - Oggetti di scena e costumi sono il pretesto per raccontare gli spettacoli di cui sono stati protagonisti: è questo l’affascinante mondo de “Il magazzino dell’attrice”, il progetto di e con Roberta Biagiarelli, in programma l’8 e 9 aprile e il 15 e 16 aprile nel cartellone di Marche Palcoscenico Aperto. Quattro incontri trasmessi in streaming, nei canali social Facebook, YouTube e Twitch di “Babelia- progetti culturali” e nel diario Facebook dell’attrice fanese. 
Un vero e proprio magazzino ricco di storie? 

 

 
«Finalmente ho un vero magazzino, dove ci sono tutte le mie scenografie e gli oggetti: era il mio sogno da tempo. E accade davvero che ogni volta che tocco qualcosa si apre uno squarcio, una memoria, un racconto di uno spettacolo che ho creato. Oggetti depositati ed etichettati da cui rivivere emozioni. Ma è anche un magazzino in cui si scoprono presenze: dall’attore Sandro Fabiani a una gatta che si chiama “Fulmine Saetta”». 
Trent’anni di teatro occupano uno spazio fisico ma anche mentale?
«Non mi sono mai fermata, ma, ad un certo punto della mia carriera, il teatro, come luogo, ha iniziato ad andarmi stretto e mi sono lasciata trasportare da altre cose, tematiche che mi hanno invaso orizzonti e geografie e sono partita, oltre che a fare spettacoli, a produrre documentari, a scrivere libri, a lavorare su esperienze vissute. “A come Sebrenica”, che è la madre di tutto questo percorso, debuttò nel ’98». 
Quanta fatica, tenacia, coraggio e solitudine c’è nel mestiere di chi ha scelto di essere indipendente?
«Chi è fuori dai grandi circuiti, soprattutto alla luce di questa pandemia, è tagliato fuori da tutto. Per questo lo slogan che cito nello spettacolo “Mi occupo di tutto tranne che di funerali e quando recito mi riposo!” è assolutamente vero! In questi 30 anni non sono mai rimasta solo un’attrice e, se sono sopravvissuta, è perché mi sono creata uno spazio diverso, un movimento di cose come incontri, convegni e relazioni a 360°, sfruttando le mie doti organizzative. Quando recito mi riposo perché è il risultato di un lavoro che all’80% è burocratico e promozionale».
I suoi spettacoli sono senza tempo, possono essere rivissuti ed evocati in qualsiasi momento: tanti mondi e tante storie, come ricordarli tutti?
«Lo chiamo “repertorio ever-green”! È vero che c’è una grossa fatica mnemonica, ma mi appartengono così tanto che la mia memoria ormai funziona come una cassettiera: apro un cassetto e riemerge tutto. La prima puntata sarà proprio dedicata alla memoria».
Ripensando a questo percorso: cosa è cambiato della Biagiarelli ragazzina che ha scoperto il teatro? 
«All’inizio era un mondo nuovo, una sfera magica di cui mi nutrivo: dagli esordi con Transteatro a Fano, fino a Settimo Torinese. Ora penso a me come un’artigiana anche grazie al mio lavoro con tante associazioni. Sono più consapevole, ma allo stesso tempo, il mio dono, che è anche un’ossessione, è che sono rimasta una persona curiosa che continua a sorprendersi, per cui quando un tema “mi chiama” io mi ci tuffo come se avessi 16 anni. Credo che il teatro sia uno strumento per attraversare le storie e quando può servire per trasformare pezzi di mondo che non ti piacciono è davvero meraviglioso».

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