Massinissa curatrice della manifestazione Fabriano InAcquarello: «In tanti legati alla città della carta, la gioia dell'arte ci fa essere uniti»

Lunedì 16 Maggio 2022 di Saverio Spadavecchia
Anna Massinissa, presidente di InArte e curatrice della manifestazione internazionale dal 2010

FABRIANO - Fabriano InAcquarello torna nella città della carta e abbraccia oltre 500 artisti che nel corso della mattinata di ieri hanno colorato le vie e le piazze cittadine dopo un vuoto di due anni a causa della pandemia. Anna Massinissa, presidente di InArte e curatrice della manifestazione internazionale dal 2010 analizza l’edizione numero 13 vissuta tra Fabriano e Bologna, dove all’interno delle sale di Fico Eataly world ha esportato l’arte della pittura ad acqua su carta.

 

 
Il primo impatto del ritorno in presenza?
«È una vittoria, una soddisfazione perché non sono stati persi i contatti e la determinazione di tutti gli artisti. Sono rimaste focalizzate su Fabriano e questa è una grande gioia per tutta la manifestazione che da 13 anni si impegna per far conoscere questo tipo d’arte e per far conoscere la città di Fabriano».
Perché la scelta di Bologna?
«Perché non ci sarebbe stata la capacità di accogliere in toto gli oltre 1.000 artisti che hanno partecipato ai giorni bolognesi. In città, ma anche nella vicina Umbria, non ci sono strutture sufficienti per poter accogliere una piccola parte di mondo che arriva per dipingere. C’è anche da dire che a livello di trasporti ci sono dei limiti che ci fanno osservare che non è una carenza solo locale. È un territorio che deve interrogarsi e capire come risolvere questa situazione».
Però dei molti che ieri sono arrivati a Fabriano per dipingere in pieno centro storico una metà circa è arrivata in autonomia senza la necessità del trasferimento da Bologna, corretto?
«Sì perché tutti quelli arrivati sono riusciti a sfruttare i posti a disposizione in città. Alcuni di loro, che sono stati con noi anche gli anni precedenti, sono arrivati a Bologna per partecipare alle attività di Fabriano InAcquarello per poi tornare in città, pernottare nuovamente e dipingere nella giornata di ieri. Una dimostrazione di attaccamento alla manifestazione e al territorio».
Un legame vero e proprio quindi, un ponte per costruire le edizioni future?
«Il legame è tra Fabriano e gli artisti, e viceversa. Ma questi artisti si legano anche ad un territorio più ampio. Chi viene dall’Australia, per esempio, non si limiterà certo a Fabriano ma si aprirà ad un territorio che va oltre questi confini. Andrà ad esplorare l’Italia e questa è una ricchezza non solo artistica ma anche per tutte quelle attività che di turismo vivono. La cosa a cui teniamo di più è che quello che abbiamo costruito in 13 anni si può sintetizzare in poche parole: la gioia dell’arte che ci permette di essere uniti. Pace, praticamente, perché l’arte è come la pace: sono semi che devono crescere per tutti. L’arte non si può dividere».
Per l’edizione 2023 che prospettive ci sono?
«Il legame è e sarà sempre con Fabriano e il suo territorio, perché la manifestazione è legata alla città ed è legata anche al Museo Internazionale dell’Acquarello che speriamo possa esser sviluppato di più rispetto a quanto fatto negli anni passati. Noi torneremo a Fabriano e porteremo con tutti i nostri partner la città nel mondo, accogliendo al tempo stesso tutti gli artisti che vorranno partecipare alle prossime edizioni».

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