Cristina D'Avena alla Sagra dell'Uva di Cupramontana: «Orgogliosa del mio percorso, grazie per questi 40 anni»

Cristina D'Avena alla Sagra dell'uva: «Grazie per questi 40 anni»
Cristina D'Avena alla Sagra dell'uva: «Grazie per questi 40 anni»
di Chiara Morini
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Sabato 1 Ottobre 2022, 02:55

CUPRAMONTANA - La amano tutti, i bambini di oggi, ma soprattutto quelli di ieri, che sono diventati grandi a pane e sigle dei cartoni animati: Cristina D’Avena, la regina delle sigle da 40 anni a questa parte, sarà alle 18,30 di domani. domenica  2 ottobre in piazza Cavour a Cupramontana, in occasione della Sagra dell’Uva.
Cristina D’Avena, come riassumerebbe in poche parole i suoi primi quarant’anni di carriera?
«Sono orgogliosissima di quello che ho fatto, che faccio, e anche di quello che farò. Il pubblico è grande e io sono felice e grata di questi 40 anni che mi ha dato finora. Una vita intensissima per la quale ringrazio tutti».

 
Tra tutte, qual è la sigla che le chiedono di più?
«Mica una sola! Occhi di gatto, cantata in tutte le salse, ma anche Kiss me Licia, Rossana, e a volte capita che qualcuno mi critichi per non averne cantata una».
Come ha scelto le canzoni per i picture disc?
«È stato molto difficile, non avrei nemmeno voluto farlo. Alla fine però ho scelto, mi sono consultata con i fan, e tra le tante non potevano mancare Occhi di gatto, Arriva Cristina e tutte le altre».
Perché proprio il vinile?
«Oggi il pubblico vuole ascoltare una musica chiara, bella, stupenda, ci siamo adeguati. Il cd non dà le stesse emozioni che può dare un 33 giri, e di collezione».
Oggi tutti ascoltano e cantano le sigle di ieri, perché non quelle d’oggi secondo lei?
«Forse perché quelle di allora hanno una melodia migliore? O forse perché sono più ascoltate? Non saprei, proprio dire. Quanto alle mie, mi è capitato di essere al ristorante, e di sentire un telefono che suonava con la sigla di Robin Hood. Il proprietario era un mio fan».

Recitando in Arriva Cristina era studentessa. Ma lei all’Università cosa ha studiato?
«Ho frequentato medicina, studiavo, ero pure brava. E capitava che tra una lezione e l’altra cantavo la canzone dei Puffi, me la chiedevano, era il periodo che iniziavo a essere famosa, con i Puffi, Moncicci, Memole. Vorrei tornare al quel periodo, ho ricordi stupendi, ora invece che in aula, le canzoni me le chiedono per strada».
Se non avesse cantato, che avrebbe fatto?
«Volevo diventare neuropsichiatra».
Si trovano messaggi nei cartoni di oggi? Come ad esempio l’amicizia ne I Puffi?
«Sì certo ci sono anche in quelli di oggi, ma forse un po’ più nascosti, bisogna interpretare. Nei nostri cartoni erano più espliciti, amicizia e solidarietà (e non solo nei Puffi) erano più evidenti».
Che pensa di Paola Egonu che ha dichiarato di giocare a pallavolo perché guardava Mila e Shiro?
«Ho letto, e mi ha fatto impazzire! E le dirò che secondo me non è nemmeno l’unica. Tanti lo guardavano e si sono appassionati, me lo dicono in molti e questo mi rende fiera di quello che faccio».
Che ricordo ha delle Marche?
«Ricordi meravigliosi. Sono cresciuta con i nonni, dividendomi tra i paterni, ad Ancona, e i materni, a Jesi. Mio padre, di origini pugliesi arrivò ad Ancona con la famiglia, mia mamma nacque a Castelplanio e aveva un hotel a Jesi. Ci sono vissuta tanto, e nelle Marche ho ancora gli zii, ogni volta che vengo, mi sento come a casa, appena leggo Marche nell’agenda, sono felice».
Progetti?
«Un grande concerto per i 40 anni di carriera, e un importante progetto discografico che spero esca al più presto. Tanto altro, ma segreto perché ancora non definito».

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