Il teatro delle Muse riparte con la mostra fotografica dedicata a Romeo Castellucci e a Socìetas Raffaello Sanzio

Il particolare di una foto di Luca Del Pia sul teatro di Romeo Castellucci
Il particolare di una foto di Luca Del Pia sul teatro di Romeo Castellucci
di Lucilla Niccolini
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Martedì 27 Aprile 2021, 10:31

ANCONA - Il luminoso foyer di prima galleria del teatro delle Muse è divenuto un labirinto dalle pareti nere. È l’ambientazione delle immagini fotografiche di Luca Del Pia, che eternano le creazioni teatrali di Romeo Castellucci. Una selezione dei suoi lavori, dalla metà degli anni ‘80 fino al 2003, compone la mostra, che si apre al pubblico oggi, e si chiuderà il 13 giugno.

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A ogni svolta, un’immagine sconvolgente per il visitatore, squarci di teatro irripetibile, di grande impatto emotivo, che hanno caratterizzato la storia della Socìetas Raffaello Sanzio, fondata nell’81 da Romeo e da sua sorella Claudia, con Chiara e Paolo Guidi.


Le sonorità severe
Mentre echeggiano nel percorso le sonorità severe e ossessive di Scott Gibbons, il compositore d’elezione di Castellucci, ci si ritrova magnetizzati dalla potenza espressiva di scene che hanno proiettato la compagnia negli empirei della scena mondiale. E che hanno frequentemente, com’era nelle intenzioni del regista, suscitato scandalo nel pubblico più tradizionalista, e reazioni talvolta isteriche. Con queste immagini, la sensibilità del fotografo ha eternato scene memorabili, fermando non solo le situazioni più efficaci e dure. Del Pia è riuscito a cogliere la provocazione, al limite del commovente, che Romeo Castellucci ha affidato alle sue creazioni. Creature rese grottesche da nudità spietate, trasformate in maschere di energia espressionista, con drappeggi squarciati, orpelli meccanici, velari strappati, abitano ambienti in cui la storia del teatro viene allusa, con efficacia, attraverso pochi simboli.


L’implacabile lettura
Un mondo arcaico e una realtà futuribile si contaminano tra loro, in un immaginario che rivela la implacabile lettura che Castellucci ha sempre operato nel reale. Andando oltre le apparenze, leggendo i miti classici con visionaria chiarezza. Per questo, non sono immagini rassicuranti, quelle che costellano il labirinto nero di questa mostra, dal titolo “Attore, il nome non è esatto”, come mai lo sono stati gli spettacoli della Socìetas. Sono molte, le pièce da cui sono tratte le foto: da “Amleto. La veemente esteriorità della morte di un mollusco”, del ‘92, a “Buchettino” e “Orestea” (1995). Poi, “Pelle d’asino, “Giulio Cesare”, “Genesi”, fino a “N.#05 BERGEN. Quinto episodio della Tragedia Endogonidia”, del 2003. In questo periodo di venti anni, si è consolidata la capacità di Castellucci di rinnovare il teatro, reinterpretando il paradosso dell’eroe, spiazzato sempre, come l’Aiace sofocleo, dallo scontro tra l’ideale e l’errore, tra l’umanità e la sua scintilla di divinità.


«Abbiamo voluto rendere omaggio a Castellucci, che ha avuto il suo lancio internazionale proprio nelle Marche, a Polverigi, nel 1993. Fu una storica edizione del festival Inteatro, incentrata su di lui», diceva ieri Velia Papa, alla presentazione alla stampa della mostra. E nelle Marche, ad Ancona, Romeo Castellucci tornerà il penultimo giorno di Inteatro 2021, programmato dal 4 al 13 giugno, per la chiusura della mostra che è visitabile dal martedì al venerdì dalle 15 alle ore 19, con prenotazione obbligatoria
Lucilla Niccolini
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