Ligabue apoteosi a Campovolo: fan in delirio. I duetti con Bertè, De Gregori, Finardi, Gazzelle ed Elisa. La cronaca minuto per minuto

Ligabue in concerto a Campovolo: il racconto dall'inizio alla fine. «Cazzo era ora!» I fan in delirio
Ligabue in concerto a Campovolo: il racconto dall'inizio alla fine. ​«Cazzo era ora!» I fan in delirio
8 Minuti di Lettura
Sabato 4 Giugno 2022, 21:18 - Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 12:22

«Cazzo era ora!» urla Ligabue in apertura del concerto a Campovolo.  «Dopo due anni di apnea, togliamo il tappo!». Folla in delirio: al via il concerto. Mentre in alto sventola la bandiera con i colori della pace, tra urla, palloncini e applausi, i fan accolgono il protagonista assoluto della serata, celebrando il suo grande ritorno alla musica live.


Total black, anima rock e chitarra al collo: così Ligabue esordisce sul palco di Campovolo sulle note di “Non cambierei questa vita con nessun’altra”, brano scritto nel post pandemia in segno di riconoscenza e gratitudine alla vita.  


Tra i fan, c’è chi è arrivato a Campovolo da ieri, chi dalle prime luci dell’alba: «Per Liga si fa questo e altro» urlano in molti in attesa di vederlo sul palco. E sull’imbrunire, le parole di “Balliamo sul mondo” generano una eco incredibile, scatenando tutto il pubblico che canta a squarciagola, fino all'ultima parola, una delle canzoni più amate di Liga.

«Niente paura, niente paura ci pensa la vita mi han detto così» cantano in coro i fan sulla scenografia a sfondo blu che il palco della nuova Arena regala. Ligabue cammina sulla passerella e con la sua chitarra guida le voci dei fan in uno dei suoi brani cult.

IL DUETTO CON LOREDANA BERTE'

«Ci sono voci che spaccano. Ogni voce è il prodotto di un corpo e un’anima. E quando spaccano, allora, avete davanti Loredana Bertè» dice Ligabue per introdurre la collega e amica con cui ha duettato nel brano “Ho smesso di tacere”. Toccante, il messaggio che Loredana Berté lancia prima di cantare: «Questa è una canzone contro la violenza sulle donne e ringrazio Luciano per avermela regalata. Sono stata violentata, massacrata e offesa: ora, ho smesso di tacere» urla la cantante rock supportata dagli applausi del pubblico.

«Siamo del wwf, stiamo raccogliendo firme contro l’estinzione dei chitarristi». Ligabue sceglie un modo scherzoso per introdurre la sua band di chitarristi doc con cui si esibisce al centro dell’Arena con plettro alla mano e corde vibranti. 


E quando l’atmosfera si fa più calda, le luci si abbassano e a illuminare il palco restano soltanto le torce dei telefoni che puntano il protagonista della serata. 

IL DUETTO CON FINARDI

«Il primo album è uscito nel 1990, dopo i primi anni abbiamo iniziato a fare concerti a Milano, e all’inizio abbiamo aperto quelli di un grande cantautore: lui è Eugenio Finardi». Secondo duetto di questa serata celebrativa: “Musica Ribelle” con il grande amico e artista. «Dopo due anni e mezzo mi sembra impossibile» dice Finardi salutando il pubblico.

«Ti scioglierai, piccola stella senza cielo» si sente all’unisono. Un’unica voce raccoglie gli spettatori del concerto di Liga che cantano a squarciagola uno dei più grandi successi dell’artista: “Piccola stella”. E lui, cammina sul palco raccogliendo tutto l’affetto che lo travolge. 

GAZZELLE SUL PALCO CON LIGABUE

Cornici dorate appese e volteggianti, atmosfera onirica, filari di lampadine ad incandescenza: un’atmosfera solenne per introdurre il terzo ospite. «Esce uno tzunami di musica ogni giorno e io non riesco a stargli dietro. Ma lui è uno dei più bravi: ha postato un pezzo della mia canzone e mi è piaciuta molto. Ho deciso di invitarlo» dice Ligabue, eccezionalmente senza la chitarra, per introdurre Gazzelle con cui canta “L’amore conta”.

«Era il 2005 quando abbiamo sverginato questo territorio di Campovolo. E lì, abbiamo cantato una canzone, la prima». Scavando nella memoria dei fan, Ligabue ripercorre gli esordi della sua carriera, riproponendo il primo brano in assoluto: “Il giorno dei giorni”.  Al centro del palco, Liga riprende la sua immancabile chitarra e, mentre sullo schermo scorrono le immagini del primo concerto a Campovolo, il cantante reggiano intona le note della canzone che ha segnato l’inizio della sua storia. 

FRANCESCO DE GREGORI OSPITE D'ONORE

«Adesso non succede una cosa da poco. Adesso arriva il capo: Francesco De Gregori». Un’introduzione degna di nota per il grande artista italiano davanti a cui Ligabue s’inchina in segno di omaggio. Con cappello e occhiali neri, De Gregori intona con Liga “Buonanotte all’Italia” e sullo schermo scorrono le foto delle persone che hanno scritto - ognuno a modo loro - un pezzetto della storia di questo paese.
Totó, Fabrizio De Andrè, Falcone e Borsellino, Mike Bongiorno, Sandro Pertini, Ennio Morricone, Giorgio Gaber, Raffaella Carrá e tantissimi altri.

Grande assente della serata è Piero Pelù, che ha rinunciato a Campovolo dopo la caduta dal palco durante il concerto a Milano del 25 maggio. «Vi porto le scuse di Pelù che non se la sentiva di venire, ha ancora le vertigini» comunica Ligabue ai fan che, con un boato, esprimono profondo dispiacere. Ma a sostituirlo c’è l’amico di sempre, Mauro Pagani, con cui Ligabue duetta nel brano “Il mio nome è mai più”.

Luci soffuse e ambra. «Io ti sento» tocca le corde dell’anima, creando un’atmosfera intima e raccolta. Dolce e ritmata, il grande successo di Ligabue si conferma uno dei brani più belli della sua carriera. 


Ligabue percorre la passerella, accompagnato da luci calde che creano un’atmosfera notturna. Le note d’introduzione fanno trapelare il singolo e, subito, parte il coro: «Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei..». Le voci del pubblico incantano l’Arena e Ligabue, entusiasta, prosegue sulle note di un altro dei brani più noti della sua carriera, "Certe notti".

UNA VITA DA MEDIANO

Chitarra acustica alla mano, avvolto da luci blu e ambra, Ligabue canta “Una vita da Mediano” e subito dopo passa al centro del palco dove intona “Il meglio deve ancora venire” in un live arricchito da luci rosse e, a tratti, dalla sola voce del pubblico. Due grandissimi successi che hanno portato Liga nella rosa dei cantautori italiani più importanti degli ultimi decenni. Parola per parola, i fan accompagnano il protagonista della serata, mostrando stima e amore incondizionato.

IL DUETTO CON ELISA

Sullo schermo c'è una foresta disegnata, sul palco compare una sfera che racchiude Ligabue e l’ultima ospite di questa sera: Elisa. 
«Siccome sono orgogliosamente reggiano, penso che molto spesso i fatti parlino più delle parole. E quindi, vi dico che l’ospite che sta per entrare è quella con cui ho avuto più collaborazioni. Lei è Elisa!» dice Ligabue. 
Dolcezza, amore ed empatia: ascoltare e cantare “A modo tuo” trasmette un’emozione pura che invade i fan, commossi dal duetto d’eccezione. La prima versione della canzone, scritta da Liga e affidata alle corde vocali di Elisa, è stata rivisitata in duetto e riproposta anche a Campovolo.

«Ne avete ancora?» urla Ligabue al pubblico in delirio che è pronto a scatenarsi sulle note di “Questa è la mia vita”. Continua il viaggio in musica di Ligabue che, per 3 ore, di diretta ripercorre tutti i grandi successi della sua carriera, battezzando la nuova RCF Arena. E il pubblico, complice dal primo all’ultimo pezzo, ha consacrato il ritorno del grande Liga, più carico che mai. 


Parte senza interruzioni la magnifica “Tra palco e realtà” che, da subito, fa ballare tutti. «Siam quelli la, siam quelli la, quelli tra palco e realtà» urla Ligabue mandando in estasi i fan. Talmente tanto, da farne un bis.


Ma a consacrare il concerto evento è il brano “Urlando contro il cielo”. Sul palco avanzano tutti e 13 i musicisti che hanno accompagnato Luciano in questo viaggio musicale. Luci ciano e bianche, nasi all’insú, salti e strofe perfettamente intonate: delirio per il singolo epocale di Liga.

Fuochi d’artificio per la chiusura di “30 anni in un giorno”. Per il finale, Ligabue sceglie “Sogni di rock and roll”. Passerella illuminata da luci rosse, al fianco di Liga si riuniscono tutti i musicisti della band, raggiungendo il cuore dell’Arena. E, accerchiati dai fan, l'artista e la sua band salutano Campovolo replicando il brano “Non cambierei questa vita con nessun’altra”. «Ed una lacrima scende ma non fa niente. Ci siamo persi, ci siamo persi quaggiù. Ci siamo persi e in un momento, ci ridi già su»: le parole cantate all’unisono dal pubblico definiscono la chiusura di un concerto che segna un traguardo indelebile per il grande Ligabue.

© RIPRODUZIONE RISERVATA