Cinema, la denuncia di Ogiva: «Difficile la vita per chi è fuori dai giri ufficiali. Il mio film premiato ai festival e ignorato dalle sale»

Cinema, la denuncia di Ogiva: «Difficile la vita per chi è fuori dai giri ufficiali. Il mio film premiato ai festival e ignorato dalle sale»
Cinema, la denuncia di Ogiva: «Difficile la vita per chi è fuori dai giri ufficiali. Il mio film premiato ai festival e ignorato dalle sale»
di Giovanni Guidi Buffarini
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Lunedì 29 Agosto 2022, 03:55

Gabriele Ogiva a fare il cinema ha iniziato superati i 40 ma ha preso il vizio e non si ferma. Due anni dopo la molto premiata opera prima “Gli anni folli della velocità”, sta ultimando proprio in questi giorni la post-produzione dell’opera seconda: “Addio in febbraio - Ritorno ad Ancona” di cui è regista, sceneggiatore e produttore.  


Di cosa tratta il nuovo film?
«Lo definirei il prequel degli Anni Folli. Racconta, fra realtà e immaginazione, la storia del nonno della piccola protagonista degli Anni Folli. Nonno Bruno, che torna ad Ancona dopo mezzo secolo: nel secondo dopoguerra, come tanti italiani era emigrato in Argentina. Emigrato per amore, lui. Torna dopo la morte della moglie Delia. Incontra per la prima volta la nipotina, ritrova cambiati i luoghi della gioventù, ricorda i genitori, le esperienze che lo hanno formato».
Ancora il tema della memoria.
«Esattamente. E, proprio come negli Anni Folli, utilizzo filmati d’epoca, 8mm che ho ritrovato nel 2012 e digitalizzato. Erano dentro un fustino di detersivo. Sono materiali preziosi, mostrano l’Ancona di una volta. Ci sono i posti in cui Visconti girò “Ossessione”, ci sono le riprese più antiche della città, risalgono al 1932. Ci sono tanti luoghi storici, e personaggi che di Ancona hanno fatto la storia. La voce narrante cita inoltre “La lunga strada di sabbia”, il reportage che Pasolini scrisse alla fine degli anni Cinquanta dopo aver percorso tutta la costa adriatica, passò anche da Ancona, ovviamente».

Torniamo a “Gli anni folli della velocità”. Fino a oggi almeno, ha avuto un destino paradossale. Voglio dire: ha fatto incetta di premi, però nelle sale (quasi) non si è visto.
«Dice bene. È stato il film marchigiano più premiato della stagione scorsa, e continua a essere selezionato ai festival. Però non riesco a trovare sale interessate a ospitarlo. Lo abbiamo proiettato a Osimo il 24 aprile e c’era tanta gente ed è uscita soddisfatta. Una bella serata: purtroppo non ce ne sono state altre. Il punto è che io sono fuori da ogni circuito - indipendente totale, mi autofinanzio - e se non sei nei giri che contano è dura. Per “Addio in febbraio” è prevista una proiezione il prossimo autunno, un evento benefico per le Patronesse del Salesi. Poi mi auguro non lo si vedrà soltanto nei festival: ritengo possa interessare parecchie persone, chi era giovane nel dopoguerra come chi desidera conoscere il passato. L’ho realizzato con bravi attori e una giovane troupe entusiasta».
Ha altri progetti in testa?
«Da un po’ vado a Roma ogni settimana. Sto scrivendo un soggetto per la Indigo Film, lo studio che ha prodotto quasi tutto Sorrentino, gli ultimi Martone. Vediamo cosa viene fuori».

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