Cetra una volta a Camerino, Corinaldo e Recanati. Stefano Fresi: «Artisti immortali»

Cetra una volta a Camerino, Corinaldo e Recanati. Stefano Fresi: «Artisti mortali»
Cetra una volta a Camerino, Corinaldo e Recanati. Stefano Fresi: «Artisti mortali»
di Chiara Morini
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Mercoledì 1 Novembre 2023, 01:25 - Ultimo aggiornamento: 12:56
Non sarà un semplice racconto ma più una dimostrazione d’amore verso quello che li ha ispirati: Stefano Fresi, Emanuela Fresi e Toni Fornari propongono “Cetra...una volta”, spettacolo che darà il la alle stagioni di Camerino, domani, giovedì 2 novembre, e Corinaldo, venerdì 3 novembre. Entrambi gli spettacoli, voluti dai Comuni e Amat, inizieranno alle ore 21,15. I tre torneranno a Recanati il 21 dicembre.
Stefano Fresi, come nascono titolo e spettacolo?
«Tutto nasce per un caso fortuito. Io e mia sorella Emanuela, quando avevamo 16 anni, siamo andati a vivere in un piccolo paese, Marcellina. L’incontro con Toni Fornari è stato fortuito: siamo entrati nella corale dove lui cantava come basso, io tenore, mia sorella soprano. Noi suonavamo, Toni pure e tutti e tre condividevamo i nostri gusti per la televisione, cinema e teatro dei decenni precedenti. Di qui è nata l’idea di fare uno spettacolo che omaggiasse il varietà. Non potevamo non dedicarci al Quartetto Cetra». 
Solo musica o anche narrazione?
«Tutto, ci saranno canzoni e sketch, aneddoti compresi: li abbiamo conosciuti».
Che ricordo ha di loro?
«Eravamo in un piccolo teatro romano, oggi chiuso purtroppo, e con Dino Verde facevamo uno spettacolo su di loro. Una sera quando si è aperto il sipario li abbiamo visti in prima fila con il sorriso grande sulle labbra. Siamo stati davvero felici».
Siete poi riusciti a cantare?
«Sì, poi al termine dello spettacolo sono venuti in camerino. È stato stupendo, noi li abbiamo seguiti, li amavamo».
Perché ricordarli ancora oggi?
«I grandi del passato, quali erano loro, vanno ricordati sia per la loro grandezza, sia perché sono attuali. Il Quartetto Cetra ormai è immortale, con la sua eleganza, il garbo, con la musica presa sia con serietà e importanza, ma anche con la gioia. Vanno ricordati per il segno che hanno lasciato ma anche per farli conoscere alle nuove generazioni».
È difficile far avvicinare i giovani a questa musica?
«Ci sono generi che a noi non appartengono, ma lo scenario non lo vedo così nero, la situazione è meno grave di quello che si pensa. Ci sono ragazzi che ascoltano la trap, ma non sono ciechi alla bellezza, vanno nei musei, conoscono Dalla e seguono anche il Quartetto. Ai nostri spettacoli il pubblico è trasversale: piace a chi il Quartetto l’ha conosciuto e a chi viene per conoscerlo».
A quale brano del Quartetto Cetra è più legato?
«Qui, e mi sento di parlare anche per Emanuela e Toni, direi “I ricordi della sera”, brano armonizzato divinamente».
Quanto mancano?
«Mancano, ma è come se fossero ancora con noi, hanno lasciato una grande eredità musicale. Loro erano straordinari musicisti, lo stile viene poi ripreso da alcuni gruppi vocali di livello alto, come possono essere gli Oblivion o i Gemelli di Guidonia, o anche noi, i Favete Linguis. Ne abbiamo raccolto l’eredità: bisogna conoscere bene la musica, altrimenti non si possono riprendere i Queen come hanno fatto gli Oblivion».
I suoi gusti musicali?
«Un bravo musicista ascolta e ama tutto. Io sono così».
Progetti in agenda?
«Per ora ci dedichiamo a questo spettacolo, ci sono tante altre zone dove non siamo stati».
Fresi e le Marche?
«Siamo nipoti di una marchigiana, la nonna, le nostre radici sono a Folignano. Cerco spesso di tornare nelle Marche anche per una passeggiata».
 
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