Catherine Spaak nel 2005 a Montecosaro per la mostra-omaggio “Quelli della mia età”: «Non sono quella delle locandine, sono una di voi»

Martedì 19 Aprile 2022 di Chiara Morini
Catherine Spaak con Paolo Marinozzi nel 2005 per la mostra-omaggio Quelli della mia età

MONTECOSARO - Era riservata ma con la sua classe ed eleganza aveva conquistato tutta Italia, diventando un’autentica bandiera per un’intera generazione: Catherine Spaak se ne è andata il giorno di Pasqua all’età di 77 anni. E di lei, le Marche conservano il ricordo di quando, nell’ottobre del 2005, era stata a Montecosaro in occasione della mostra “Quelli della mia età”, curata da Paolo Marinozzi.

 
«Purtroppo – commenta Marinozzi, che dal 2011 ha aperto il Museo del Cinema a Pennello – se ne è andata. Era una donna forte, che seppe reagire all’emorragia che la colpì due anni fa. Il ricordo non può che andare al 2005, e dopo la mostra, qualche volta, capitava di sentirla». Inevitabile fermare il nastro dei ricordi a quando da Montecosaro, per l’evento, andarono a prenderla a casa sua a Roma. «Era una persona riservata – dice – poteva sembrare un po’ “fredda”, ma in realtà aveva una grande disponibilità». Lo dimostrò anche al Teatro delle Logge, quando ci fu una conferenza stampa, nella quale, ricorda Marinozzi, «fu disponibile a ricostruire la scena del film “La noia”. Non solo, firmò autografi a tutti, si rese disponibile per le foto, una bella esperienza per noi e anche per lei: ogni tanto, quando ci sentivamo mi ringraziava ancora per avergli dato quella possibilità».

L’arrivo in centro a Montecosaro fu in grande stile: giunse a bordo di una Lancia Aurelia spider, auto che guidava Vittorio Gassman nel film “Il sorpasso”. «L’aveva un collezionista – ricorda Marinozzi – e gliela abbiamo chiesta. Lei fu particolarmente contenta, ci disse: “Finalmente ci salgo”. Era nel cast del film, ma non ebbe modo di salirci allora, lo fece poi, in occasione della mostra del 2005». Dopo l’arrivo da diva andò a visitare la mostra. E si meravigliò di quanto materiale fosse stato raccolto tra manifesti, copertine di riviste e di dischi. «Non pensavo che un piccolo paese nel cuore dell’Italia potesse dedicarmi un tale tributo», disse la Spaak nell’occasione. Diva ma non troppo potremmo dire, diva amata dal pubblico, come detto, al quale si sentiva molto vicina. Aveva 60 anni, quando arrivò a Montecosaro, e le venne spontaneo dire di sentirsi più «una di voi che quella ragazza sulle locandine». Locandine che non era solito conservare perché quello che faceva, per lei, era semplicemente un lavoro.

«Quella a lei dedicata – dice Marinozzi tornando all’oggi – fu una delle ultime mostre estemporanee del Centro del collezionismo. Poi nel 2011 inaugurammo il Museo del Cinema a Pennello, ma ogni tanto, come accade spesso con gli artisti che vengono a Montecosaro, ci sentivamo. Spesso rimangono amicizie, e lei non molto tempo fa mi disse di aver reagito alla grande al problema di salute, si considerava miracolata. Era di mentalità aperta, diceva sempre: bisogna godersi la vita. C’era poi un regista anconetano che doveva girare un film, la contattai, lei diede la disponibilità, ma poi la cosa non si combinò per via della parte».

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