Il talentuoso cantautore Mahmood: «Dardust è la via vera guida»

Martedì 17 Novembre 2020 di Filippo Ferretti
Mahmood con l'autore, musicista e produttore ascolano Dardust, al secolo Dario Faini

ASCOLI - Una forte amicizia, un profondo sodalizio artistico, un grande affiatamento professionale. È ciò che lega il produttore, autore e musicista ascolano Dardust, al secolo Dario Faini, con colui che considera ormai il suo inseparabile pupillo, il talentuoso cantautore dall’ugola d’oro Mahmood. L’artista, all’anagrafe Alessandro Mahmoud, si mette in luce all’Ariston nel 2016 tra le “Nuove Proposte” con il brano “Dimentica” ma è nello scorso anno a conquistare il mondo, grazie alla vittoria di Sanremo e al secondo posto ottenuto all’Eurovision Songs Contest con lo stesso brano, “Soldi”, scritto a quattro mani con Dardust. 
Il sodalizio, proseguito poi con i brani “Calypso”, interpretato con Charlie Charles, Sfera Ebbasta e Fabri Fibra e “Barrio”, ha visto confermare lo straordinario appeal professionale quest’anno grazie ai pezzi “Rapide” e “Dorado”. Quest’ultima canzone, interpretata con Sfera Ebbasta e Feid, ha incorniciato un’altra stagione straordinaria per il cantautore, talmente legato a Dardust al punto di aver voluto esibirsi tre mesi fa in un memorabile evento al teatro di Ascoli, che per lui ha rappresentato il suo unico live del 2020. 
«È stato un anno senza musica dal vivo e anche per un simile motivo sono stato felice di essere stato ad Ascoli, dove tra l’altro ho cantato con l’ausilio di un quintetto d’archi» esordisce a proposito dell’evento marchigiano, che ha rappresentato un momento molto emozionante. «La pandemia ti toglie dai riflettori e dall’allenamento, perché esibirsi significa usare i muscoli necessari per cantare», confessa ricordando la gioia di poter condividere il palcoscenico con Dario. «La serata dello scorso agosto mi ha concesso di esibirmi per la prima volta nella città in cui è nato e cresciuto Dardust» aggiunge, ricordando stima e gratitudine per il suo produttore, che per primo ha dimostrato di credere in lui e alle sue capacità musicali.
Una guida determinante, considerando che l’artista, nato a Milano nel 1992 da madre sarda e padre egiziano, ha dovuto subire prestissimo la lontananza da parte del padre, dopo la separazione dei suoi genitori. Ma l’importanza di quella parte della sua vita è sempre stata evidente, come è testimoniato dai climi musicali e dai testi che crea ogni volta, oltre all’uso della sua voce, in un contesto che riporta a canti tipici arabi, anche se coniugati con la modernità del pop. «Come nome d’arte ho scelto Mahmood, che è anche un gioco di parole tra il mio cognome e l’espressione inglese “my mood” che in italiano sta a significare “il mio stato d’animo”» conclude, riferendosi al progetto di voler portare la sua storia personale e quindi anche il suo stato d’animo all’interno dei pezzi che concepisce. Brani che lo hanno portato lo scorso anno ad esibirsi in tutto il mondo, come confermato dalla sua partecipazione a Ginevra all’evento “One FM Star Night 2019”, in trasmissione presso la radio svedese Sommarkrysset, allo show tenutosi al Grona Lund di Stoccolma, al festival Los40 Pop a Toledo, oltre al Montreux Jazz Festival, in Svizzera, dove si è esibito per conto della cantante britannica Rita Ora.

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