L'ascolano Paul Giorgi dal Cet di Mogol all'uscita del primo video

Venerdì 22 Gennaio 2021
L'ascolano Paul Giorgi insieme a Mogol

ASCOLI - Nel suo passato c’è la frequentazione per mesi del Cet, il Centro Europeo Tuscolano, presieduto da Mogol, che gli ha permesso di acquisire maggiori capacità nello spaziare nella creatività e scrivere musica. Ora, dopo i lunghi mesi dettati dall’emergenza sanitaria, è pronto ad incidere il risultato di cotanto isolamento, assolutamente fruttuoso per lui da punto di vista produttivo. È Paul Giorgi, 25enne autore polistrumentista ascolano, con un trascorso pieno di soddisfazioni professionali, a partire dalla creazione della colonna sonora della serie per il web “Non voglio mica la luna”, girata tre anni fa in ogni angolo delle Marche.
Oggi uscirà su tutte le piattaforme e su Youtube il video del primo dei 9 brani che comporranno il suo nuovo album atteso a breve, in cui è ovviamente anche cantante. Si tratta di “Tigre”, pezzo che come gli altri nasce dalle memorie di Paul Giorgi bambino, quando era a passeggio con suo padre e associava i volti di coloro che incontrava con le svariate specie di animali. Il lavoro filmato, diretto da un altro talento del territorio, Andrea Giancarli, regista di “Non voglio mica la luna”, è stato girato all’interno di un locale di Ascoli in cui Paul Giorgi deve molte sue serate dal vivo, “La Cereria”, quando era il leader del gruppo “The Koffes”.
«In questi mesi di reclusione ho scritto tanta musica, per descrivere un ambito temporale e fisico lontano dalla realtà» ammette l’artista, sinora mai guidato dall’esigenza di farsi aiutare nella carriera, di primeggiare a tutti i costi. A confermarlo è la sua sempiterna intenzione a non partecipare ai talent e di arrivare sempre con le proprie forze. «Mio padre mi racconta che a 4 anni leggevo le note degli spartiti molto prima delle lettere dell’alfabeto» dice di sé Paul Giorgi, tastierista da bambino e poi chitarrista jazz a 15 anni. «Le performance sono la mia vita e anche nel video di “Tigre” ne mostro una, sebbene in un clima allestito come una giungla, che è il tema del brano ma anche delle altre canzoni, questa bolla spazio –tempo durante la pandemia che stiamo affrontando» spiega il cantautore ascolano, che descrive il suo genere come una sorta di hip hop che si rifà alle sonorità anni ’80. Paul Giorgi non ama essere definito “enfant prodige”, nonostante non fosse neppure maggiorenne quando ebbe modo di registrare la sua prima canzone in lingua inglese e di ottenere due borse di studio al Festival delle Generazioni di Firenze. «Gli esempi che seguo? Le sette note le amo tutte. In questo disco mi ispiro a George Harrison ma amo profondamente anche Ennio Morricone, che mi ha fatto una delle dediche più belle che potessi ricevere».
E Mogol? «Periodo formativo bellissimo e persona di enorme spessore » conclude raccontando la sua militanza al Cet, luogo creativo immerso nel verde. La natura come punto focale dei testi della sua nuova fatica, che immerge l’ascoltatore in un luogo lontano da casa, dentro una giungla che vuol essere metafora della necessità di di collocarci in una dimensione umana più vera.

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