Greg con i Frigidaires in un concerto-spettacolo ad Appignano: «La nostra musica per ridere»

Greg al centro in una scena del concerto-spettacolo
Greg al centro in una scena del concerto-spettacolo
di Chiara Morini
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Venerdì 10 Dicembre 2021, 11:39

APPIGNANO - Attore, comico, conduttore televisivo e radiofonico, Greg, al secolo Claudio Gregori, sarà ad Appignano domani, sabato 11 dicembre, in veste di musicista e cantante. Al Teatro Gasparrini, alle ore 21,15, sarà protagonista con “Greg and the Frigidaires” (info: 3920777456).

 
Greg, che spettacolo deve aspettarsi il pubblico?
«Ha detto bene, spettacolo, perché è sì un concerto, ma molto di più, c’è anche molto umorismo. La nostra è una band doo wop, faremo cover di brani d’epoca, e anche nostri originali. Quanto alle cover, io mi sono divertito a trasporle in italiano. Oltre ai brani ci sarà anche altro, sarà molto più divertente!».
Un concerto da ridere quindi? 
«Direi più musica per ridere». 
Quanta comicità c’è in questo concerto? 
«La cosa principale, ovviamente, è la musica. Sarà affrontata con molto umorismo. Vede, l’umorismo per me è un aspetto caratteriale, un po’ come Miles Davis che suonava di spalle. Avendo l’umorismo insito nel mio carattere, è chiaro che laddove si presta il ruolo o la situazione in cui mi trovo, lo consente, non mancherà mai. La musica è comunicazione e l’umorismo si sposa benissimo».
Siete più rock o blues?
«Siamo un doo wop come le dicevo, quindi c’è tutto. Nelle band moderne viene espresso con un assetto più “morbido”, mentre noi affrontiamo tutto con un punk rock. Suoniamo tutti, quando siamo sul palco interagiamo l’uno con l’altro, siamo vestiti un po’ come Micheal Douglas in “Un giorno di ordinaria follia”. Vestiti particolari, che non c’entrano nulla, con i quali però ci scateniamo».
Preferisce il rock o il jazz? 
«Il rock decisamente. Il jazz mi piace, ma sono quello delle origini degli anni ‘10 o ‘20».
Greg nasce attore o musicista? 
«I miei genitori mi hanno raccontato che ascoltavo con piacere i dischi e che da subito ero con la matita in mano. Avevo più o meno 3 anni. La musica è stata una passione crescente, il primo concerto l’ho fatto a 14 anni a scuola e non mi sono fermato più. Nel 1994 è arrivata la prima commedia a teatro. Me lo lasci dire, io adoro scrivere commedie, anche per altri». 
La commedia che si è divertito di più a scrivere?
«Di sicuro “L’uomo che non capiva troppo”. Ma direi anche “La fantastica avventura di Mr Starr” che ho trasformato in romanzo».
Quali sono i nuovi progetti? Andrà avanti con Lillo? 
«Con lui siamo in radio nel weekend. Io invece, giovedì 16 dicembre debutterò insieme all’amico Simone Colombar, in “Il Calatranzi”, dramma di Pinter per due attori al Teatro Garbatella di Roma. Alcune date dovrei farle pure nelle Marche». 
Il suo rapporto con le Marche?
«Una storia nata quando avevo 5 anni, con la mia prima vacanza a Senigallia. Poi ricordo il fratello di mio nonno, di Chiaravalle, e uno zio che viveva a Osimo, dove ci sono ancora la zia e le mie cugine. Vengo spesso per gli spettacoli: ho suonato a Pesaro e per 21 edizioni al Summer Jamboree di Senigallia. Da ultimo sono venuto a Fermo una decina di giorni fa».

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