«L’estate? A me fa schifo»: tutto da vedere lo spettacolo di Valerio Lundini & i Vazzanikki alla Mole di Ancona per il festival Spilla

Valerio Lundini & i Vazzanikki
Valerio Lundini & i Vazzanikki
di Andrea Maccarone
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Mercoledì 20 Luglio 2022, 03:30

ANCONA - Il Festival Spilla volge al termine. Questa sera alle 21,30 sul palco della Mole Vanvitelliana di Ancona è atteso sul palco Valerio Lundini e I Vazzanikki con lo show dal titolo “Il primo tour dopo lo scioglimento”. Ironia, comicità e nonsense sono i principali ingredienti dello spettacolo che sta riscuotendo grande successo in tutta Italia.

 
Valerio, qual è secondo lei la caratteristica vincente del connubio comicità-musica?
«Sicuramente fare canzoni che siano anche comiche/divertenti è difficilissimo perché i tempi comici vengono piegati alla melodia, agli accordi e alla struttura della canzone. Molte canzoni comiche che ben funzionano riescono a far arrivare le parti più intelligenti proprio nei momenti più belli della canzone. In realtà però, salvo il caso meritatissimo di Elio e le Storie Tese, i gruppi comici non hanno mai avuto un grande successo mainstream».
Però è un genere che ha avuto oltre ad Elio altri grandi esponenti, come Clem Sacco o Freak Antoni. Non si rischia la ripetitività?
«Questi che hai elencato, tranne forse Clem Sacco che ebbe un revival qualche tempo fa ma di cui sinceramente mi interessa poco, mi piacciono tantissimo. Il rischio di ripetitività non c’è. Anzi. Non ci sono al momento così tante band che fanno musica comica o nonsense. Secondo me avere una band come i Prophilax o come gli Skiantos ti consente di parlare di quello che ti pare».
Libertà non concessa ad altri tipi di artisti?

«Se sei un altro tipo di artista ti trovi costretto a parlare solo di amore o di un vago inesistente concetto di estate (stagione che, peraltro, mi fa schifo). Comunque credo che in generale non bisognerebbe fare musica comica, ma fare cose che piacciano e che stupiscano in qualche modo, c’è chi lo fa con la comicità, chi con altro. L’ironia è una cosa che secondo me deve esserci a prescindere dai contenuti».
Che cos’è, nel suo modo di fare comicità, che secondo lei fa più presa sul pubblico?
«Qualunque cosa io risponda potrebbe sembrare un modo per auto-incensarmi. Quindi facciamo i modesti e diciamo “non saprei”, magari fingendo un po’ di arrossire».
Quanto è difficile far ridere?
«Dipende, c’è chi sale sul palco e fa ridere appena apre bocca e chi ha bisogno di scrivere e di costruire qualcosa. Altri che invece, comunque fanno, sbagliano. Secondo me è più difficile far commuovere che far ridere, nonostante piaccia a tutti dire il contrario. Con una scorreggia puoi far ridere tutti. Far piangere il pubblico invece è impossibile, dovresti mostrare un funerale di un bambino, ma è il corrispettivo della scorreggia per chi vuole far ridere».
Lei è autore, conduttore tv e radio, cantante. Ma dove si sente più a suo agio?
«Nel disegno e nei fumetti, l’arte che vorrei coltivare di più ma che col tempo non riesco proprio a fare».
A 36 anni lei è già piuttosto affermato. Ma c’è un traguardo che sogna ancora di dover raggiungere?
«Trentasei anni, checchè se ne dica qui in Italia, non sono affatto pochi. C’è gente che all’età mia era già morta di vecchiaia e aveva fatto molte più cose. Sicuramente spero che le cose più belle debbano ancora arrivare, ma penso che forse l’apice, seppur in sordina per molti, ci sia già stato. Questo non mi spaventa. Spero solo di continuare a fare ciò che mi piace senza mai dover scendere a tragici compromessi».

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