Quel filo tra Ancona e Ustica, al Museo Omero l’arazzo realizzato da Giovanni Gaggia nel quarantennale della strage

Domenica 17 Gennaio 2021 di Francesco Giorgi
L'arazzo con la scritta in Braille

ANCONA - La sera del 27 giugno 1980, sopra il braccio di mare compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica, venne abbattuto da un missile non identificato l’aeromobile Douglas Dc-9 della compagnia aerea Itavia. Il velivolo, decollato dall’aeroporto di Bologna e diretto a Palermo, precipitò nel Mar Tirreno. Persero la vita 81 persone. A più di quarant’anni dalla strage di Ustica sono ancora molti gli aspetti incompiuti e le opacità, a partire dalle dinamiche del disastro che condusse al fallimento della compagnia aerea dell’armatore anconetano Aldo Davanzali.

LEGGI ANCHE

Gelo, vento freddo e neve dalla Russia. Fiocchi bianchi anche a bassa quota sul versante Adriatico. Ecco dove e quando

A Monte Piselli 60 centimetri di neve ma per pochi metri impianti vietati ai marchigiani

 
Un’anteprima digitale 
La tragedia del volo IH870 è impressa – come ferita profonda e crimine impunito – nella coscienza civile e nella storia della Repubblica italiana. In occasione del quarantennale della strage, dal 27 dicembre 2020, sul sito del Museo tattile statale Omero di Ancona – www.museoomero.it – è possibile fruire di un’anteprima digitale dell’opera “Quello che doveva accadere”, ospitata nelle sale dello spazio ‘900 e Contemporaneo, che sarà visitabile al termine delle restrizioni previste dalle norme di contenimento del Covid-19. Si tratta di un arazzo di circa tre metri e mezzo in cui è stata ricamata in Braille la frase “Quello che doveva accadere”, realizzato dal marchigiano Giovanni Gaggia.
L’opera chiude idealmente un ciclo di lavoro che ha impegnato l’artista per un decennio. «Il progetto è iniziato più di dieci anni fa, nato a fianco dei parenti delle vittime della strage di Ustica; è un cammino sulla memoria viva, che ha toccato varie città, da Palermo a Bologna e poi Ancona, dove nel 2017, sotto l’arco di Traiano, venne presentata una prima performance artistica, proprio verso la darsena che fino a qualche anno prima ospitava i due rimorchiatori dell’Itavia», ha sottolineato Gaggia. L’iniziativa, che è stata curata da Stefano Verri, si compone anche di una serie di contributi sonori, voci dal panorama culturale italiano che si esprimono sul rapporto tra arte e memoria, ma anche degli interventi delle figlie di Aldo Davanzali e di Daria Bonfietti – presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica. Ed è proprio da un suggerimento dato dalla Bonfietti a Gaggia - in occasione di un loro incontro nel 2014 a Bologna, davanti all’installazione permanente di Christian Boltanski – che nasce la dicitura ricamata nell’arazzo, dove la lettera “e” finale della parola accadere è più sottile delle altre e sta a simboleggiare una storia inconclusa. «Questa lettera, lasciata in sospeso, la ricamai a Bologna il giorno del trentacinquesimo anniversario, con i parenti delle vittime al mio fianco. Usai un filo più sottile, perché la verità è ancora parziale», ha spiegato Gaggia.


L’epilogo
A conclusione dell’esposizione l’opera sarà chiusa in un tubo di metallo con una scritta Braille e rimarrà permanentemente al Museo Omero e quindi nella città di Ancona, coinvolta anch’essa negli avvenimenti di Ustica, poiché l’Itavia era a tutti gli effetti una compagnia aerea dorica. È di questi giorni la notizia della costituzione di Kairos Air, dove tra i soci c’è anche Luisa Davanzali, figlia dell’ex proprietario dell’Itavia, che ha manifestato la volontà di far volare un aereo che porti il nome del padre. «Quest’opera è importante per la città di Ancona» ha sottolineato il direttore del museo Aldo Grassini, aggiungendo che «lo sforzo dell’artista è stato quello di conservare la memoria e di creare un collegamento tra un fatto che ha scosso la coscienza civile del nostro paese e l’arte».

© RIPRODUZIONE RISERVATA