Sanzio Blasi e la forma della bellezza ideale, cinquant’anni fa scompariva lo scultore simbolo dell’identità anconetana

Sanzio Blasi e la forma della bellezza ideale, cinquant anni fa scompariva lo scultore simbolo dell identità anconetana simbolo dell identità anconetana
Sanzio Blasi e la forma della bellezza ideale, cinquant’anni fa scompariva lo scultore simbolo dell’identità anconetana simbolo dell’identità anconetana
di Lucilla Niccolini
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Lunedì 5 Settembre 2022, 07:10

ANCONA - Uno dei simboli di Ancona. Con le sue mani, abili e veloci nello scolpire forme, Sanzio Blasi ha eternato volti ed espressioni di tanti concittadini, famosi e non. Sono passati cinquant’anni, da quando, quel 22 agosto del 1972, Blasi se n’è andato, a 77 anni. Si era dedicato all’arte fino all’ultimo, nonostante il fisico stremato dalla malattia.

Era nato nel 1895, nella città che nel ‘71 gli attribuì la civica benemerenza, alla quale è sempre rimasto legato. Ha contribuito ad arricchirla, non solo di opere, alcune delle quali, nascoste in depositi, andrebbero restituite alla pubblica ammirazione. Commissario dell’Ospedale civile Umberto I e amministratore dell’Ospedale Materno-Infantile Salesi, si adoperò per il miglioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti. Poi, nel 1948, partecipò alla fondazione del Cardiologico Lancisi.


La scomparsa della moglie


Aveva cominciato a dedicarsi con continuità alla scultura nel ‘30, dopo la scomparsa della moglie, meritando di esporre in importanti mostre nazionali, a Firenze e a Roma, per poi approdare, nel ‘40, alla Biennale di Venezia. Sposatosi, in seconde nozze, con Rita Calori, nobildonna romana, ne rappresentò la bellezza e l’eleganza in più di una scultura, tra cui la Vittoria alata, oggi lasciata negletta e impolverata nell’ex Palazzo del Mutilato, in corso Stamira. Molte altre sue opere sono esibite in collezioni pubbliche e private. Il Museo Tattile Omero vanta il ritratto di Giancarlo Galeazzi, un anconetano prematuramente strappato alla vita, insieme alla deliziosa fanciulla che scende una scala. Il busto di Palermo Giangiacomi, “il poeta” degli anconetani, è in deposito alla Deputazione di Storia Patria, e quello dell’arcivescovo Bignamini si può ammirare nella cripta della cattedrale di San Ciriaco. Ma la gran parte delle sculture sono orgogliosamente conservate nelle case degli eredi di coloro che gli furono amici ed estimatori. E nella sua villa al Fornetto, che ancora oggi può essere visitata, sede amena di cerimonie e convegni.


Il ricordo delle nipoti


Qui, nei giorni scorsi, le tre nipoti dello scultore hanno voluto raccogliere una piccola folla di anconetani, per il ricordo che, della vita e dell’opera di Sanzio Blasi, ha tenuto Antonio Luccarini. Il prof ha delineato la sua vena artistica, declinata, oltre che nella scultura, nella scrittura: autore di articoli giornalistici, sull’agricoltura, sull’arte, sulla società, e di libri, il primo dei quali, “Dolci ricordi di caccia” (1951), è dedicato alla passione ereditata dal padre. Poi vennero “Tempi sereni” (1953), “Terra marchigiana” (1970), quindi “Da Capedemonte al Guasco”, uscito un mese prima della sua morte. Luccarini ha ricordato ai presenti che una statua di Blasi, poi demolita, decorava la fontana della Fiera della Pesca. È documentata ormai soltanto da una foto dell’Archivio Corsini. Restano le sue “Pietà”, al Cimitero di Tavernelle e nella chiesa di San Domenico, e il bassorilievo che raffigura il Bramante a San Marino. Tutte le sculture, inoltre, che ornano il Cimitero dei Polacchi di Loreto, portano la sua firma. «È stato l’esempio di una generazione di personalità doriche, che hanno saputo conciliare il loro talento, la fortuna di poter fare ciò che amavano, con l’attenzione e l’impegno per la città che li aveva visti nascere», così lo ricorda la nipote Anna Maria Gabrielli. E ne segnala il ruolo per l’identità cittadina: «Un personaggio quasi simbolico di un’era che ormai sembra appartenere alla preistoria: una di quelle figure che vivendo a cavallo della guerra e della ricostruzione hanno segnato la storia di una collettività».

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