Rachele dei Baustelle a La Mia Generazione Festival: «Porto sul palco della Mole di Ancona la mia Psychodonna»

Venerdì 10 Settembre 2021
Rachele Bastreghi, tastierista e vocalist dei Baustelle

ANCONA - La “Psychodonna” di Rachele Bastreghi è pronta ad affascinare il pubblico di Ancona. La tastierista e vocalist dei Baustelle, infatti, sarà l’headliner questa sera de La Mia Generazione Festival. L’edizione 2021 della kermesse esordirà oggi alla corte della Mole Vanvitelliana alle 20,30 con un cast tutto al femminile: Nada, Giorginess, Violante Placido e Rachele Bastreghi. Mentre domani sarà la volta degli uomini: Gianluca De Rubertis, Francesco Bianconi, Diodato, Niccolò Fabi e Mauro Ermanno Giovanardi.
Rachele, chi è la psychodonna che dona il titolo al suo nuovo disco?

 

 

«È una donna che vive di contrasti, di mondi opposti che si attraggono, che lotta per fare pace con se stessa ed essere libera».
Libera da che cosa?
«Libera di mettersi a nudo e di dare spazio alle tante sfaccettature della propria personalità. Ma che soprattutto cerca la sua via di lotta individuale».
E quanto c’è di lei in questa figura?
«C’è tutto. Questo disco è un viaggio introspettivo, faticoso e a volte spietato ma con uno slancio positivo e speranzoso. E’ un disco che nasce in acque profonde ma dai fondali cerca il sole».
Da dove arriva la necessità di scrivere un disco così profondo?
«Da un’urgenza espressiva che ho sentito crescere sempre di più dentro di me. Era un viaggio che volevo fare da molto tempo, ma ho aspettato anni prima di affrontarlo perché volevo avere gli strumenti necessari».
E a proposito di strumenti, quale evoluzione ha fatto la sua musica rispetto a quella dei Baustelle?
«Non sono totalmente differente da ciò che si è visto di me negli anni insieme alla band. Però ho spinto sull’acceleratore della mia identità. Si capisce di più quale sia la mia parte nel gruppo, che si fonde con le personalità degli altri».
Ha potuto esplorare di più?
«Diciamo che ho potuto mettere una lente d’ingrandimento sul mio amore per la musica e sulle influenze che mi arrivano dalla musica classica e dall’elettronica. L’attitudine, fondamentalmente, è punk. So di essere una ribelle e confusionaria, ma allo stesso tempo maniacale nello scrivere la musica».
Quando ha scritto i brani del disco?
«Nell’anno antecedente la pandemia. E neanche a farlo apposta, avevo scelto di isolarmi proprio per concentrarmi sulla composizione dei brani, che il più delle volte avviene di notte mentre tutto intorno è coperto da silenzio. Ciò mi ha dato la forza e il coraggio di guardarmi dentro per trovare una mia voce senza l’influenza dei giudizi esterni».
È corretto dire che questo disco è stato per lei terapeutico?
«Terapeutico, ma anche doloroso. Perché quando si va a scavare dentro di noi si trovano cose belle, ma anche brutte. Che hanno bisogno di essere superate. Credo di aver cercato una sorta di voglia di crescita».
Con i Baustelle avete suonato parecchie volte ad Ancona. Che cosa rappresenta per lei questa città?
«Sono sempre felice di poter tornare ad Ancona. Con i Baustelle abbiamo suonato tante volte, anche alla Mole Vanvitelliana quando eravamo al nostro secondo disco. Personalmente ho tanti amici qua. E poi mi sono esibita durante la prima edizione de La Mia Generazione Festival. Non vedo l’ora di tornare».

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