Nelle Marche i riti della Pasquella e la tradizione dei “Tamburlani” tra gli eventi dell'Epifania legati alla civiltà contadina

Mercoledì 5 Gennaio 2022 di Veronique Angeletti
I canti di questua a Montecarotto

ANCONA - Nelle Marche l’Epifania non è solo la festa della Befana e dell’arrivo dei Re Magi ma è anche il giorno in cui si celebrano eventi rituali che ricordano quanto la civiltà contadina fosse legata al calendario dell’anno agricolo e, quindi, al ciclo della natura che nasce, muore e risorge. «Di fatto il 5 e il 6 gennaio – osserva Gastone Pietrucci – si festeggia la Pasquella». Esperto del folklore e della cultura popolare marchigiana, Pietrucci ha a lungo studiato e raccolto i canti e testi tradizionali nella Vallesina, della Pasquella di Monsano, di Fabriano, di Apiro, di Jesi e di Filottrano.

 

Si tratta di canti rituali di questua, intonati da gruppi di cantori che percorrevano le strade dei paesi, delle campagne, casa per casa, accompagnati da vari strumenti musicali come l’organetto, il cembalo, i “timpani” (triangolo), la fisarmonica, i violini, il “violone”, le castagnette, il “segone”, la “sgràciola”.


Gli inviti
I testi sono un invito ai padroni di casa a offrire doni per i cantori e i suonatori. «Inviti – precisa - che diventano espliciti e perentori nell’immancabile “saltarello” che chiude ogni canto e dà la possibilità al cantore di rafforzare le sue richieste pena maledire chi non è stato generoso». Uno scambio fondamentale «perché – conclude Pietrucci - nel mondo popolare donare significa propiziarsi, per magia simpatica, salute e soprattutto buon raccolto». La consuetudine del canto di questua della “Pasquella” nell’anconetano era in via di inesorabile estinzione ma, grazie alla Rassegna nazionale della Pasquella di Montecarotto e al lavoro continuo e costante sul territorio di Gastone Pietrucci e del gruppo musicale La Macina, è rinato l’interesse per questa bellissima usanza che vanta origini pagane e precristiane. Usanze che la Chiesa ha recuperato con un sincretismo perfetto. Va inoltre ricordato che Pasquella deriva dall’espressione “Pasqua Epifania” poiché tutte le più importanti festività venivano abitualmente definite “Pasqua”. La rassegna festeggia quest’anno la sua 37esima edizione (programma nel box) ed è dedicata al fisamornicista storico de La Macina scomparso recentemente, Piergiorgio Parasecoli.


I vestiti di nero
Nelle alte terre anconetane, a Sassoferrato, nella notte dal 5 al 6 gennaio, è ritornata la tradizione dei “Tamburlani”. Si tratta di personaggi vestiti di nero che, passeggiando con gran fracasso avvisano i bimbi che devono andare a dormire per lasciare campo libero alla Befana. L’indomani, sul tavolo, non devono mancare i “Santi Re Magi”. «Si ottengono - ricordano Maria Paola Marconi e Sandra Luminari -, impastando 5 tuorli, 4 albumi, 350 gr di zucchero, 900 gr di farina, 200 gr di burro, 50 gr di strutto, 1,5 bustine di lievito, 1 limone grattugiato e 25 cl di latte. Mettere al forno 6o minuti a 175 gradi dopo avere dato le forme tradizionali di donne “abbondanti”, spennellare con vino e zucchero e mettere al forno ad asciugare».

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