Pagni, sessant'anni di carriera, gran mattatore in “Così è (se vi pare)” alle Muse: «Sono la voce di Pirandello»

Pagni, sessant'anni di carriera, gran mattatore in Così è (se vi pare) alle Muse: «Sono la voce di Pirandello»
Pagni, sessant'anni di carriera, gran mattatore in “Così è (se vi pare)” alle Muse: «Sono la voce di Pirandello»
di Michele Rocchetti
3 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Febbraio 2023, 03:15
ANCONA - Eros Pagni, sessant’anni di carriera alle spalle tra teatro cinema e televisione, è protagonista di “Così è (se vi pare)”, opera di Luigi Pirandello in scena da ieri fino a domenica al Teatro delle Muse di Ancona con la regia di Luca De Fusco. Perché rappresentare questo testo oggi? «Perché c’è bisogno di difendere i classici. Pirandello è un caposaldo della letteratura italiana. Certi tesori vanno salvaguardati e le opere di Pirandello sono tra questi». 


La verità


In più, in un mondo dominato dalle fake news e dai falsi profili social, tratta un tema di estrema attualità. «Il tema centrale del lavoro è la scoperta della verità, che non fa comodo a tutti e non tutti accettano. Quante volte rinunciamo a scoprire la verità? È una domanda che noi tutti dovremmo farci». Protagonisti ne sono il Signor Ponza e la suocera, la Signora Frola, che si danno reciprocamente dei pazzi, in quanto la seconda sostiene che l’attuale moglie di Ponza sia sua figlia, mentre costui dichiara che la figlia della Signora Frola era la sua prima moglie, di cui la suocera non accetta la morte. Come viene reso tutto questo sul palco? «Come una recita all’interno di una stanza delle torture, nella quale vengono interrogate due persone che vivono una situazione estremamente anomala. In questo modo si crea un clima si suspense piuttosto interessante». 


Il personaggio di Laudisi


Lei interpreta invece il personaggio di Lamberto Laudisi.

Chi è? «È la voce di Pirandello in scena, che si diverte a stuzzicare l’interesse di chi lo ascolta, perché sa che stuzzicando la curiosità non si arriva alla verità, ma si crea soltanto confusione». Nelle note di regia De Fusco dice di aver scelto di bandire ogni elemento grottesco della rappresentazione, prediligendo una chiave interpretativa di ispirazione kafkiana. Ma il grottesco è stata spesso la cifra stilistica dei film cui ha partecipato. Lei si sente più attore teatrale drammatico o cinematografico grottesco? «Io nasco a teatro e ho sempre fatto teatro. E i toni drammatici li sento più miei. Il cinema è sempre stata una parentesi. Anche perché è a teatro che riusciamo davvero a capire chi siamo. È un grande aiuto per chi si domanda chi è e cosa sta facendo». 


Il cast


Una buona parte del cast è la stessa dell’edizione dei “Sei personaggi in cerca di autore” diretta da De Fusco e ripresa dalla Rai, com’è stato ritrovarsi a lavorare insieme? «Quando si riesce a formare un ensemble in teatro i risultati sono sempre molto positivi. Adesso è raro che accada, ma una volta nei teatri più importanti era spesso così e ciò permetteva di proporre un repertorio estremamente variegato». Cinque degli ultimi sei spettacoli in cui ha recitato portano la regia di De Fusco. Com’è nato il vostro sodalizio? Com’è lavorare con lui? «Fin da quando, con il “Mercante di Venezia” nel 2006, abbiamo iniziato a lavorare insieme, ci siamo intesi subito. Io sono il braccio, lui la mente. Il fatto che siamo al settimo spettacolo insieme testimonia il perfetto accordo che c’è tra di noi».

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