Ancona, Lilliù e Principi mettono in scena alle Muse l'angoscia dei Millenials

Ancona, Lilliù e Principi mettono in scena alle Muse l'angoscia dei Millenials
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Giovedì 24 Ottobre 2019, 01:20

ANCONA - In anteprima andrà in scena domani, sabato e domenica nella Sala Melpomeme del Teatro delle Muse, “Teoria della classe disagiata” con Giacomo Lilliù e Matteo Principi, il secondo spettacolo del progetto Marche Crea che sostiene la produzione teatrale delle giovani compagnie e degli artisti marchigiani. 

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Giacomo e Matteo, di cosa parla lo spettacolo? 
«È un esperimento perché è ispirato al saggio socio-filosofico di Raffaele Alberto Ventura che, con la drammaturgia di Sonia Antinori, abbiamo trasformato in uno spettacolo. Il saggio racconta le preoccupazioni conscie e inconscie, le delusioni e le frustrazioni che vivono molti ragazzi e non solo, perché la classe disagiata riguarda soprattutto i millennials ma si estende anche ai nati negli anni ’60. Con lo spettacolo parliamo di una fetta di popolazione che è stata abbindolata da una serie di promesse per realizzare una vita che in realtà non si può permettere economicamente. Parliamo di tutte quelle persone che hanno investito anni e soldi per costruire le fondamenta di una carriera, perché cresciuti ed educati da famiglie e da una società che gli ha promesso prosperità, e invece si sono trovati davanti pochi posti di lavoro». 

Voi chi interpretate?
«Siamo due rappresentanti di classe, due persone che reagiscono diversamente al fatto di appartenere alla classe disagiata. Uno affronta la realtà con uno spirito creativo e narcisista, pensando che il suo talento e la sua vocazione gli permetteranno di primeggiare su tutti gli altri. Mentre l’altro interpreta una voce più razionale e cinica che pensa che non ci sia più niente da fare. Né l’uno né l’altro, in realtà, riescono a vedere il problema in faccia e a raggiungere un punto di vista costruttivo della vicenda per sublimare quest’ansia che tutti abbiamo. Parliamo con questo spettacolo di un malessere che attanaglia un po’ tutti».

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