Kind, fiaba tra teatro e danza alle Muse con gli splendidi performer della compagnia belga Peeping Tom

Venerdì 21 Gennaio 2022 di Lucilla Niccolini
Una scena del balletto "Kind"

ANCONA - Come in una fiaba. Oppure in un incubo. Sta agli spettatori trovare, in base all’esperienza della loro infanzia, la chiave di lettura di “Kind”, lo spettacolo di balletto in scena alle Muse sabato (ore 20,45) e domenica (ore 16,30), in esclusiva regionale, per la stagione di Marche Teatro. Inquietante, stravagante, inconfondibile è lo stile della compagnia belga Peeping Tom, che lo presenta, diretto da Gabriela Carrizo e Franck Chartier.

 
In una foresta irta di rupi, una buffa bambina cicciottella, interpretata magistralmente dal mezzo-soprano Eurudike De Beul, gioca e si confronta con un ambiente misterioso, onirico. L’evidenza della sua età, ben oltre l’infanzia, fa di lei un personaggio strampalato e insieme patetico. Ma ben presto ci si accorge che non è tanto il suo corpo, sgraziato, a intenerire, quanto il suo spaesamento in un contesto allarmante, e il rapporto con le strane creature che si trova a fronteggiare, primo tra tutti il padre/guardacaccia.


Terzo titolo di una trilogia incentrata sui rapporti famigliari, dopo “Padre” e “Madre”, “Kind” (la parola tedesca per “bimbo/figlio”) è una fiaba, grottesca come può essere l’immaginario fantastico di un bambino. I due creatori della performance, Gabriela Carrizo e Franck Chartier, l’hanno realizzata dopo aver raccolto sensazioni e racconti di bambini. Si sono confrontati con loro nelle scuole, ponendo domande: quale presenza dei genitori nella famiglia nucleare moderna, come li aiuta la fantasia a riempire i vuoti, di tempo dedicato e di affetti? Poi, hanno ascoltato i ricordi dei loro performer: «Ogni creazione di Peeping Tom – rivela Gabriela – nasce da un lavoro collaborativo. I danzatori offrono le loro idee, creano le scene e ogni spettacolo fonde le loro esperienze. Per questo lo sentono sempre come un’avventura personale. Per “Kind”, hanno scavato nel loro background, nelle esperienze d’infanzia».

Traumi, insicurezze, mancanze sofferte nell’ambito della famiglia, negli anni in cui la personalità si va formando, possono influire moltissimo sul carattere e sui comportamenti da adulti. «Fin dall’inizio – continua la coreografa Gabriela Carrizo – la famiglia è tema centrale del nostro lavoro. Forse perché ne viviamo lontano, e ci sentiamo un po’ soli, a Bruxelles: i miei vivono in Argentina, i parenti di Franck in Francia. E la trilogia è dedicata specificamente alle dinamiche del nucleo famigliare». Poi, Gabriela si lascia andare a un ricordo recente. Sospira: «Quando ho dovuto occuparmi di mia madre, ho sentito il tempo attraversarmi. Dal ruolo di figlia, ero passata a quello di care-giver, madre di mia madre, divenuta mia figlia. La vita fa il suo corso, in maniera circolare».


“Kind”, dedicato all’infanzia, è difficilmente comprensibile da parte dei bambini. «È “su” di loro, non proprio “per”: mostriamo il lato oscuro dell’infanzia, che non sempre assomiglia a una fiaba rassicurante. Racconta di come una bambina è costretta, da traumi e paure, a crearsi un suo mondo. Sentimenti, cui lei stessa non riesce ancora a dare un nome. E li proietta in personaggi strani, minacciosi, fantastici, come bambole fatte di rami».

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