Lodo Guenzi, frontman de Lo Stato Sociale, inaugura il Festival Spilla ad Ancona con una stand up comedy: «Ecco la mia vita mistificata»

Lodo Guenzi
Lodo Guenzi
di Andrea Maccarone
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Mercoledì 29 Giugno 2022, 01:25

ANCONA - Lodo Guenzi, frontman de Lo Stato Sociale, inaugura il Festival Spilla alla Mole Vanvitelliana di Ancona questa sera alle 21,30. “Uno spettacolo divertentissimo che non finisce assolutamente con un suicidio” è il titolo dello show, tra stand up comedy e musica.

Lodo, ce lo può spiegare? 
«È il finto racconto della mia parabola in questo mondo colorato che ho attraversato da giovane studente di accademia d’arte drammatica, rampollo buttato nel mezzo del teatro, improbabile rockstar, tra X-factor, Sanremo e una parvenza di celebrità. Per mettere in parallelo la mia parabola e quella di un ragazzo più piccolo di me che ha preso un’altra strada. E quindi senza esagerare nello spoiler, il vero protagonista è lui».
Come mai il desiderio di raccontarsi così da vicino?
«Per me è abbastanza normale. Non ho grossi problemi a dire cose estremamente vere della mia vita, seppure mistificandole con avvenimenti inventati che poi diventano indistinguibili da ciò che è successo realmente. L’importante è che la parabola abbia la sua forza». 
La sua verve comica da dove viene? 
«Far ridere, per me, non è mai stato un problema. Ma la stand up comedy che uso nello spettacolo è una trappola che ha una doppia valenza: sostanziale e formale». 
Ovvero? 
«La trappola sostanziale perché pensi di venire ad ascoltare la mia vita, e in realtà ti arriva in mano vita complicata di un altro. Quella formale, invece, riguarda lo stile proprio della stand up comedy: lo spettacolo parte in un modo, poi muta dentro se stesso».
Racconterà anche di episodi di bullismo subiti da bambino. Come hanno influito nella sua crescita? 
«È sempre stata una parentesi molto delicata, e non sono poi così contento di averla raccontata. Perché parliamo di persone che avevano 12 anni in quel momento, e quello che si è scatenato poi sui social è stato una cloaca: gente di 30 anni che non vedeva l’ora di insultare persone che allora ne avevano 12».
Oltre a questo, cos’è che più l’ha ferita nella vita? 
«La cosa più complicata con cui venire a patti, inevitabilmente, è l’idea che a un certo punto l’utopia che ti ha portato avanti mostri la corda. Stai sul palco, fai cinema, tv, canzoni pensando di poter toccare tutte le persone coltivando un’utopia fantastica. Poi, ad un certo punto, scopri chi sono realmente le persone. E a volte sono molto diverse da quello che credevi». 
E cosa, invece, l’ha reso più felice? 
«Il lusso straordinario di tutto questo sta nel fatto che se domattina ho voglia da dire qualcosa, c’è qualcuno che ha voglia di ascoltarla».
In che momento è ora la sua vita?
«Sono in mezzo a tante cose. Ad esempio adesso mi trovo nelle Dolomiti dove sto girando un film. Ho due tour e due film da fare, tutto in un’estate. Sto cercando di capire cosa fare da grande, con il mio modo di procrastinare tutto all’infinito. Così mi trovo a fare sempre cose nuove e sentendomi sempre un dilettante». Cosa bolle in pentola con Lo Stato Sociale? «Faremo un concertone per i 10 anni dal primo disco e stiamo provando a capire se abbiamo cose da dire e le scriviamo».

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