Le Marche in festa per Santa Barbara, alle Grotte di Frasassi la cerimonia più spettacolare

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Veronique Angeletti
Le Grotte di Frasassi

ANCONA - Domani, 4 dicembre, si festeggia Santa Barbara, la patrona degli artificieri, dei vigili del fuoco, degli artiglieri ma anche degli architetti, degli ombrellai, dei cavatori, dei minatori e anche la protettrice di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa.

 

 
La leggenda
La leggenda racconta che il giorno del martirio della giovane santa, il 4 dicembre nel III secolo d.C. a Nicomedia, il suo boia, che non era altro che suo padre, morì fulminato dalla mano divina. Ragione per cui si invoca Santa Barbara contro i fulmini e le morti improvvise e violente soprattutto per fuoco ed esplosivi. L’iconografia la rappresenta con una torre perché una torre fu costruita per segregarla. Barbara ordinò pertanto agli architetti di aprire una terza finestra che per lei divenne il simbolo della Santa Trinità mentre, per il padre, era la prova che era diventata cristiana e, per punirla, la denunciò. Spesso la si rappresenta con una piuma di pavone perché quando il padre la frustò, si racconta che le verghe si trasformarono in piume.


Gli appuntamenti
Nelle Marche ci sono molti appuntamenti per celebrarla. Quelli, ad esempio, organizzati dai vari distaccamenti dei vigili del fuoco. E ciò perché il fuoco fa parte del martirio di Barbara che, ogni volta, ne esce illesa e spiega il motivo per cui i pompieri, spesso impegnati nella lotta alle fiamme, ne hanno fatto la loro protettrice. Ad Ancona la messa è prevista nella chiesa di San Domenico in piazza del Papa e l’onore alle vittime in caserma. Una celebrazione che viene condivisa con i marinai perché Santa Barbara protegge tutti coloro che si espongono a pericoli improvvisi e alle sostanze infiammabili.


L’evento
Molte cave ospiteranno benedizione nei loro siti. La più spettacolare sarà alle Grotte di Frasassi con la messa alle ore 18 celebrata dall’arcivescovo Francesco Massara e la più storica, quella di Sassoferrato, domenica 5 dicembre, nel parco archeostorico della miniera di zolfo di Cabernardi. Un evento ridimensionato causa Covid, limitato a una celebrazione religiosa e non esprime quello che, una volta, era davvero una festa nel bacino solfifero oggi Parco-museo minerario di zolfo delle Marche e dell’Emilia-Romagna. Qui il festeggiato era il minatore che, per l’occasione, a Cabernardi, oltre ad avere un giorno di ferie, riceveva un chilo di carne e due litri di vino, ballava e si divertiva con botti e fuochi d’artificio. Una festa che ha lasciato tuttora tracce vivide nelle memorie delle famiglie dei minatori di Sassoferrato, Pergola, Arcevia, Urbino, Novafeltria, Sant’Agata Feltria, Talamello e di Formignano a Cesena e nel cuore dei marchigiani costretti ad emigrare a Pontelagoscuro a Ferrara. Riunendosi ogni anno ricordano un periodo dove i fumi dei calcheroni bruciavano l’aria e le piante ma la paga era sicura e si conquistava con il piccone e tanto coraggio in “saccoccia”.

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