Mogol a un evento speciale alle Muse di Ancona: «Ricorderò Battisti, un artista unico, di un altro livello»

Sabato 26 Giugno 2021 di Elisabetta Marsigli
Mogol al centro dell evento lunedì 5 luglio alle Muse di Ancona

ANCONA - Evento speciale, lunedì 5 luglio alle 21,15, al Teatro delle Muse di Ancona che vedrà protagonista uno dei più grandi autori della musica italiana: Ancona Jazz incontra il pop con “Mogol racconta: mi ritorni in mente – le canzoni di Battisti e Mogol”, in compagnia del compositore Angelo Valori e dei Medit Voices. 

 

 
Mogol, lei ha affermato che non esistono distinzioni nella musica, ma semmai tra musica bella o brutta. Che musica stiamo ascoltando oggi?
«Stiamo ascoltando la musica dei giovani, nel senso che c’è una tendenza dal rap e alla trap, alle parole senza melodia, solo ritmica e parole. Non dico che sia un male, in fondo, rinnovare il modo di fare musica: poi bisogna vedere, valutando da testo a testo e da musica a musica, qual è quella bella e quale quella brutta». 
La musica leggera è in continua evoluzione: quale pensa sia il rapporto dei giovani con i grandi maestri?
«I giovani oggi sono immersi in un tipo di musica diverso, che parla soprattutto la loro lingua. Io sono convinto che le grandi canzoni che abbiamo dovrebbero essere fatte imparare alle elementari, con lezioni di chitarra. Uno dei miei progetti è insegnare la vita ai bambini, attraverso quelle canzoni. Lezioni sulla salute, sull’ambiente, sulla musica, tutto quello che contribuisce a creare un nuovo mondo. Faccio progetti tutti i giorni, nonostante i miei 85 anni».
Sarà ad Ancona per ricordare Battisti, ma che ha a che fare con il jazz? 
«Di jazz so poco, ma penso che anche il jazz, alla fine, abbia a che fare con il pop: il jazz non è altro che il pop affidato ad uno strumentista che ci lavora sopra improvvisando».
Qual è il ricordo più vivo che le è rimasto di Battisti? 
«Lo stesso che ho per Mango, anche lui purtroppo non c’è più. Era un autore di livello mondiale, come Mango e come Gianni Bella che c’è ancora, ma non può più scrivere. Abbiamo perso molto con questi tre che erano grandi davvero». 
La canzone a cui è più legato o quella che pensava non avrebbe avuto successo?
«“La mente torna” che ho risentito anche recentemente e manco ho riconosciuto che era mia. Sui social un sacco di gente la canta e quindi torna dal passato, tanto è vero che c’è l’edizione maschile e oggi l’ho fatta sentire anche ad Arisa che sta preparando un tour ed è piaciuta anche a lei».
Una volta lei mi disse che oggi, forse, non avreste avuto tanto successo lei e Battisti… cosa è cambiato?
«Molte radio si fanno i dischi loro, poi c’è il discorso del rap. Battisti faceva altre canzoni, di altro livello, per cui non so se oggi le radio ci trasmetterebbero. Quello che so è che rimangono quello che erano: belle. Se prendiamo 100 persone e suoniamo le canzoni di Battisti le cantano tutti».
Il Cet è tra le più importanti scuole d’Europa: lì ha occasione di incontrare tanti allievi, c’è speranza per la buona musica d’autore?
«È la più importante perché è una Università, con master di primo livello. Quelli che escono dalla nostra scuola scrivono e interpretano molto bene. Speriamo ci sia attenzione per loro, ma sa, oggi ci sono i “docenti dei talent”... La differenza è che i talent fanno spettacolo, noi siamo una scuola».

 

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