Roberta Conti e le sue Panspermie, tre sculture in bronzo dorato, alla Galleria Papini di Ancona

Sabato 9 Ottobre 2021 di Lucilla Niccolini
Roberta Conti davanti a uno dei suoi bronzi dorati

ANCONA - Non incontreremo, questa volta, nella mostra di Roberta Conti che si apre oggi alla Galleria Papini di Ancona, il suo popolo di creaturine stilizzate, sperdute in un vuoto quotidiano. I piccoli personaggi alieni, di moderne fiabe distopiche, restano affidati al passato di questa giovane artista, nata a Torino, trasferita da ragazza nella città dorica. Cos’è cambiato? «Sono entrata in crisi con il mio immaginario, esplorato per troppo tempo in tutte le sue varianti. Non lo rinnegavo, ma sentivo di dover esperire nuovi mondi».
L’inizio come visual designer
Laureata al Dams di Bologna, la Conti pittrice nasce come visual designer: «E non riuscirò mai ad abbandonare il linguaggio grafico: l’uso delle chine e degli inchiostri resta fondamentale anche in questo mio nuovo corso». Un interesse diverso ha catalizzato la sua attenzione, e l’ha portata ad approfondire, durante il periodo di lockdown, una sperimentazione che trae origine dalle leggi della fisica. Lei la racconta così: «Mi hanno illuminato le lezioni di Carlo Rovelli, che riesce a rendere accessibili a tutti nozioni difficili, non scontate. E mi hanno dato l’ispirazione per provare a rappresentare quello che, all’apparenza non visibile, in natura esercita l’energia vitale». La mostra s’intitola “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, una citazione dal titolo dell’opera più complessa di Paul Gauguin. «L’idea è di Massimo Vitangeli, che mi ha seguito in questa nuova esperienza. E che questa mostra ha curato nei dettagli. Gli è sembrata opportuna, in questo tempo cruciale, in cui la scoperta della nostra fragilità ci induce a farci domande enormi come queste. È stato lui a suggerirmi anche di lanciarmi nella sperimentazione della scultura, per me del tutto nuova. E mi sono accorta che la formazione grafica può sfociare anche nella rappresentazione plastica e tridimensionale». A Rovelli si rifà anche il critico d’arte Massimo Vitangeli, nella sua presentazione della mostra: «Il riferimento a Gauguin si connette anche alla più recente ed emblematica opera di Gino De Dominicis, dal titolo “Il tempo, lo sbaglio, lo spazio”, del ‘69, che suffraga il pensiero di Carlo Rovelli nel suo testo “La realtà non è come ci appare”». E continua: «Con Panspermie, le tre sculture in bronzo dorato, la Conti dimostra il piacere manuale del fare e del disfare, toccare, spezzare, schiacciare e plasmare la materia: riconduce a una primitività ideale, spesso identificabile con gli aspetti di forze naturali che sfuggono al controllo dell’uomo». 
Il vernisagge
Il vernissage sarà ospitato, oggi alle 17,30, da Vittoria Ribighini nel suo Showroom di via della Catena 2, prima del taglio del nastro, nella galleria di via Bernabei. Vi sono esposti 24 piccoli quadri, con le tre Panspermie e tante sculturine in cera rossa. «Questa mostra della mia ultima produzione, di cui ringrazio gli amici della Galleria Papini, mi permetterà di verificare col pubblico la validità di questa mia ricerca». 

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