Il soprano Rennert e il contralto Galou per “Marc’Antonio e Cleopatra” alla Mole

Il contralto Delphine Galou specialista del canto barocco
Il contralto Delphine Galou specialista del canto barocco
di Fabio Brisighelli
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Mercoledì 9 Settembre 2020, 01:25
ANCONA - Qualcuno potrà chiedersi: chi era Johann Adolf Hasse, compositore nato ad Amburgo (1699) e morto a Venezia (1783), uno degli operisti peraltro più prolifici del suo tempo (scrisse più di 50 melodrammi, poi intermezzi, oratori e musica sacra)? “Il caro sassone” - così era soprannominato - arrivò a Napoli nel 1722 per studiare con Nicola Porpora e con Alessandro Scarlatti, due autorità musicali in quella (allora) capitale europea della musica e del canto. Porpora, grande insegnante, era poi il maestro dell’artista pronto di lì a poco a diventare il più grande degli evirati cantori (i castrati) sulla scena: il pugliese Carlo Broschi Farinelli.
Nell’ambiente partenopeo così proficuo per le arti musicali Hasse, che era stato tenore da giovane in patria e che in seguito avrebbe sposato il celebre contralto Faustina Bordoni, affinò le sue doti compositive. Proprio a Napoli, allora capitale del vicereame austriaco, Hasse ebbe l’incarico dal consigliere regio Carlo Carmignano di musicare una serenata a due voci da eseguirsi nella residenza di campagna di quest’ultimo, per celebrare il compleanno dell’imperatrice Elisabetta di Brunswick, moglie dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo: “Marc’Antonio e Cleopatra”, affidando la parte della regina egizia proprio alla voce “regina” di Farinelli (allora diciannovenne), quella di Marc’Antonio al celebre contralto Vittoria Tesi.
Questa sera, nello spazio all’aperto della Mole Vanvitelliana di Ancona (alle ore 21), il pubblico potrà seguire questa composizione coinvolgente ed intensa sul piano espressivo, che chiude la breve ma significativa stagione lirica delle Muse, con le voci del soprano Sophie Rennert (Cleopatra) e del contralto Delphine Galou (Marc’Antonio), due specialiste del canto barocco. Il maestro Ottavio Dantone, clavicembalista e direttore, guida gli orchestrali dell’Accademia Bizantina; la “mise en espace”, i costumi e le luci sono di Lucio Diana, la drammaturgia di Vincenzo De Vivo.
La trama della serenata, che comincia con una sinfonia a cui fanno seguito due parti rappresentate ciascuna da una successione di quattro arie con “da capo” (due per ciascuna voce), con tanto di recitativi e duetti finali, riconduce alle drammatiche vicende successive alla sconfitta navale di Azio, con i due amanti che vivono il loro forte rapporto amoroso prima di suicidarsi. Perché allora “serenata”? Perché l’occasione lieta che l’aveva determinata imponeva una conclusione non tragica, risoltasi in un canto terminale volto all’esaltazione della coppia imperiale. Una vocalità in stile d’epoca, questo interessante lavoro in musica, che nel corso dell’esecuzione si divide tra note “edonistiche” morbide e passionali e note “virtuosistiche” agili e accelerate.
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