L'architetto anconetano Subissati unico marchigiano alla Biennale di Venezia: «La mia Casa di Confine stupisce»

Sabato 22 Maggio 2021 di Lucilla Niccolini
L architetto anconetano Simone Subissati

ANCONA - Alla Biennale di Architettura, che si inaugura oggi a Venezia, sarà esposto, con disegni, foto e modellino, un progetto dell’architetto anconetano Simone Subissati. La “Casa di Confine” è stata selezionata da Alessandro Melis, il curatore del Padiglione Italia, tra le dieci “Italian Best Practice”. Pur costruita con materiali insoliti per il contesto, la casa si integra perfettamente nell’ambiente: un pianoro tra le colline e il mare, immerso tra i coltivi, a poca distanza dall’abitato di Polverigi.
Architetto Subissati, il progetto ha destato attenzione “per la sua natura semplice e al tempo stesso non convenzionale”. Concorda?

 

 
«Ho provato a interpretare la tradizione dell’edilizia agricola marchigiana, con elementi innovativi, soprattutto con materiali nuovi, tutti naturali, come il composto di cemento e graniglia di quarzo del pavimento a piano terra. Ho mantenuto la caratteristica delle nostre case coloniche, molte delle quali presentavano due uscite, una verso l’aia, l’altra verso il campo, corrispondenti tra loro sui lati lunghi. Qui, l’innovazione consiste nelle porte vetrate che si aprono a 90°, lasciando passare aria e luce, e mettendo in comunicazione, attraverso il piano terra, l’ingresso dalla strada con la piscina ortogonale retrostante, a raso del prato».
Parliamo dei colori?
«Ho scelto di abbinare il bianco, colore usuale degli intonaci delle cascine, con il rosso del minio, l’antiruggine, che veniva data ai cancelli, ai recinti di ferro, che ricorre spesso nelle macchine agricole».
Quanta libertà le hanno lasciato i committenti?
«Molta, confesso. Non volevano la tipica villetta di campagna. Così ho potuto interpretarla come un confine, aperto, tra due versanti della collina, in cui gli abitanti si muovono senza percepire lo stacco tra il dentro e il fuori».
Non è la sua prima soddisfazione: qualche anno fa si è aggiudicato il Compasso d’Oro dell’Adi con la Cucinoteca di Ancona, accanto al negozio “Oggetti e Desideri”. Qual era stata la carta vincente?
«L’idea di demistificare la tendenza contemporanea, ricorrente nei vari “master chef” televisivi: ambienti asettici, freddi, impersonali. Come ci insegnano le cucine delle nostre nonne, la funzionalità si realizza anche in un ambiente caldo, accogliente, empatico, grazie all’uso del legno, di forme morbide, non spigolose. E poi, mi piace introdurre nei miei progetti, come nella Casa di Confine, elementi giocosi: uno stratagemma per non perdere la meraviglia dell’infanzia, e far sentire confortato, protetto, chi abita un ambiente».
Dalla campagna al mare. È suo anche l’adattamento della palazzina ex Fincantieri al porto di Ancona, come sede del Cnr-Irbim.
«Ho voluto sottolineare il legame con il contesto, proponendo un rivestimento di cordami, citazione dei lavori portuali. Anche se poi mi è stato chiesto di ridimensionare l’idea iniziale in un disegno più tradizionale, ed economico, è comunque un progetto avveniristico, che mette in rapporto diretto, visivo, con il mare i ricercatori che vi faranno ricerche... sul mare».

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