Alessandro Borghese: «Vuoi diventare come me? Spaccati la schiena, i ragazzi oggi preferiscono il weekend con gli amici». Critiche social

l cuoco e personaggio tv: «Stiamo andando alla deriva, in cucina o in sala non è vivere dentro a un set»

Alessandro Borghese: «Vuoi diventare come me? Spaccati la schiena, i ragazzi oggi preferiscono il weekend con gli amici». Critiche social
Alessandro Borghese: «Vuoi diventare come me? Spaccati la schiena, i ragazzi oggi preferiscono il weekend con gli amici». Critiche social
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Giovedì 14 Aprile 2022, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 10:54

«Vuoi diventare Alessandro Borghese? Devi lavorare sodo. A me nessuno ha mai regalato nulla. Mi sono spaccato la schiena, io, per questo lavoro che è fatto di sacrifici e abnegazione. Ho saltato le feste di compleanno delle mie figlie, gli anniversari con mia moglie. Ho nuotato con una bracciata sempre avanti agli altri perché amo il mio mestiere. La pandemia ha lasciato il segno, vero, ma ora abbiamo svoltato: i ristoranti sono tornati a lavorare, la gente c’è». Borghese torna a denunciare la mancanza di personale nei ristoranti. A distanza di qualche mese dall’ultima volta in cui ne ha parlato pubblicamente, lo chef di “4 Ristoranti” affronta nuovamente l’argomento in un’intervista al “Corriere della Sera”.

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Ma sui social piovono critiche. «Vediamo se indovino: i ragazzi preferiscono il weekend con gli amici invece di lavorare 12 ore al giorno in piedi, festivi inclusi, per 800€ al mese, dico bene? Quanto sono choosy loro, mica il figlio della Bouchet», scrive su Twitter Walter«Ma che davvero? Vorrebbe dire che il cognome Borghese ed essere figlio di Barbara Bouchet non gli ha dato un calcio in c... per l'entrata nel giro? Ve prego datemi la forza...», la replica di Ileana.

Borghese fatica a trovare collaboratori e quando li trova può anche succedere che questi gli diano buca all’ultimo minuto. Nessun effetto della pandemia. Il cuoco e personaggio tv è convinto che sia colpa di un cambio generazionale. Nessun giovane è più disposto ad accettare orari estenuanti e stipendi al minimo.

 

«Stiamo andando alla deriva. La pandemia ci ha messo del suo, vero. Con le chiusure reiterate tante persone hanno avuto la possibilità di rivalutare lo spazio in famiglia. E scelto di cambiare mestiere per disporre di più tempo che, oggi, è la prima moneta. Il principale problema, però, sta nel cambio generazionale. I ragazzi, oggi, hanno capito che stare in cucina o in sala non è vivere dentro a un set».

«Sa che cosa è successo lo scorso weekend? – racconta – Quattro defezioni tra i ragazzi della brigata, da gestire all’ultimo minuto, e nessuno disposto a sostituire. Così a cucinare siamo rimasti io e il mio braccio destro: 45 anni io, 47 lui. Ma li legge gli annunci? Io ne trovo una quantità ogni giorno: cerchiamo professionisti del territorio — chef e sous chef, personale di sala, sommelier, ma c’è bisogno pure di baristi, pizzaioli, pasticcieri — da assumere con regolare contratto. Sono alla perenne ricerca di collaboratori, ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala: non posso non pormi delle domande».

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