Le abbazie nelle Marche, luoghi di spiritualità e di silenzio immersi nella natura rigogliosa. Ecco la mappa per visitarle

Sabato 21 Agosto 2021 di Veronique Angeletti
L'abbazia di San Vittore alle Chiuse di Genga

ANCONA - Testimoni di secoli di storia, spesso nascoste nella natura o integrate talvolta nel tessuto urbano, le abbazie sono le grandi protagoniste nelle Marche, orgogliosi bastioni della spiritualità cristiana. Luoghi puri dedicati alla preghiera e al silenzio.


I benedettini
La regione è stata tra le prime ad accogliere il monachesimo benedettino che, fin dal VII e VIII secolo, si propagò declinandosi in cistercensi, camaldolesi, silvestrini, olivetani. Le loro abbazie custodiscono sempre un mistero. Come l’occhio luminoso in quella di Sant’Urbano sull’Esinante ad Apiro.

 

Da mille anni, ogni 25 maggio, il giorno dedicato a Santo Urbano e il 19 luglio, giorno del solstizio d’estate, tra le 7.15 e le 7.41 della mattina, un raggio luminoso di luce bianca entra da un “occhio” posizionato sopra l’abside, attraversa l’abbazia, e si sovrappone ad un cerchio scolpito nella pietra di una colonna della navata laterale sinistra. Contemporaneamente, dentro la cripta, un raggio di luce, da una finestra dietro l’altare illumina un cerchio scolpito alla base dell’unica colonna con base circolare.
Il disco luminoso
Teorici affermano che il disco luminoso rappresenti l’eucarestia, il corpo di Cristo, tesi avallata dalla posizione dell’Abbazia orientata verso Oriente, quindi, verso Gerusalemme. Altri sostengono che la luce sarebbe taumaturgica e guarirebbe alcuni malanni, altri ancora che, semplicemente per dare ancora più importanza ad un luogo, i costruttori aggiungevano degli elementi matematici ed astronomici. Nel caso dell’Abbazia Santa Maria di Portonovo, gioiello di architettura romanica, non sono i simboli che potenziano le percezioni ma proprio la sua posizione. Affacciata sull’Adriatico, costruita intorno all’anno Mille, a ridosso del Monte Conero, arroccata su una scogliera di bianco calcare e realizzata in blocchetti dello stesso materiale, la chiesa illumina con il suo chiarore il paesaggio. Visitarla è di per sé esperienziale. Emoziona la luce che s’incanala tra le navate e le numerose colonne. Per percepire l’energia benefica scaturita dal sito, le guide volontari d’Italia Nostra consigliano di restare in piedi, fermi, in assoluto silenzio su un punto ben indicato dalla pavimentazione. A conferma che fu costruita in un luogo che aumenta percezioni e benessere. Uno dei segreti dell’Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra è la natura che la circonda. Oggi è una riserva naturale regionale grande 1800 ettari. I monaci arrivarono nel 1142 dal monastero di Chiaravalle di Milano e seguirono per la sua costruzione le regole di San Bernardo su indicazione di architetti-monaci francesi. Il secondo segreto è nell’arte degli scalpellini. Sono i monaci stessi che scolpirono la pietra che, in parte, come i capitelli romanici, proviene dai ruderi della vicina antica città romana Urbs Salvia. Il terzo è che essendo una delle abbazie cistercensi meglio mantenute, si respira l’atmosfera suggestiva di un monastero medievale. Per recepire la serena energia sprigionata dall’Abbazia di San Ruffino e Vitale ad Amandola non basta visitare la chiesa e nemmeno la cripta romanica, scrigno delle reliquie del Santo. Si deve scendere nell’ipogeo. Si tratta di una grotta scavata nell’arenaria, in parte, occupata dai piloni giganti su cui verso il Mille è stata edificata la chiesa. Cela un ciclo pittorico tardo-imperiale di stile orientale con figure in atteggiamento statico di arcaica bellezza purtroppo, deturpate dall’umidità. C’è chi afferma sia un luogo di culto pagano, forse dedicato alla dea Bona, protettrice delle acque e delle messi. Altri parlano di una sala termale d’epoca romana che usava le acque sulfuree per la cura delle malattie della pelle, altri ancora di un’area sepolcrale paleocristiana di un’importante famiglia romana. 
Tra Fabriano e Mondolfo
Infine, in un’angusta valle del fabrianese, circondata dai monti, l’Abbazia di San Salvatore di Valdicastro e, vicino al mare, a Mondolfo, quella di San Gervasio di Bulgaria. La prima fu fondata tra il 1005 e il 1009 da S. Romualdo degli Onesti, il quale, nel 1027, vi si spense. L’altare è composto da un sarcofago romano del III secolo d.C., dove per 400 anni furono custodite le spoglie del Santo. La seconda è stata edificata su una stazione di posta per il cambio dei cavalli di epoca romana. Nella cripta si trova un sarcofago in marmo risalente al VI sec. in stile ravennate, è il più grande delle Marche e presumibilmente contiene il corpo di San Gervasio, antico patrono della comunità. La leggenda racconta che dei malintenzionati nel ‘600 provarono a scassinarlo, ma fuggirono terrorizzati da un violentissimo temporale. La vendetta del santo.

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