Il caro energia al vertice europeo, l’Italia spinge sugli stock comuni

Venerdì 22 Ottobre 2021
Il caro energia al vertice europeo, l Italia spinge sugli stock comuni

Bruxelles - Agire subito. Per non danneggiare la ripresa post-Covid, per preservare quella transizione ecologica che ha i suoi tempi e i suoi costi. Mario Draghi si è presentato all'Europa Building di Bruxelles portando un messaggio netto al Consiglio europeo: il dossier dei rincari energetici non può subire dilazioni. Ma la strada resta in salita, le posizioni con cui i Paesi membri si siedono al tavolo sono piuttosto distanti, la ricerca di una soluzione comune si preannuncia faticosa. E poi c'è il grande rebus del cosiddetto mix energetico: ovvero quali fonti un Paese membro possa usare in questa fase di transizione Green senza essere bocciato dal rating della sostenibilità messo in campo da Bruxelles. Quattro ore e mezzo di dibattito per il primo punto sul tavolo di Consiglio già destinato a infiammarsi sul caso polacco danno il senso della crucialità del dossier energetico. Draghi è stato tra i primi a intervenire, invocando linee di azioni urgenti. Poco prima, a Roma, il ministro dell'Economia Daniele Franco ha ammesso che il caro-prezzi "è un fattore che può essere di ostacolo al consolidarsi della ripresa", assicurando che il governo è pronto a ulteriori interventi. A Bruxelles il presidente del Consiglio ha invece messo subito sul tavolo l'importanza di un coordinamento tra tutti e 27 Stati membri. "Bisogna intervenire al più presto per limitare gli aumenti del prezzo dell'energia, per preservare la ripresa e salvaguardare la transizione ecologica", ha spiegato Draghi.

La toolbox elaborata dalla Commissione a inizio ottobre è un primo passo ma l'Italia - come anche la Spagna - mira più in alto sul terreno dello sforzo comune e della tempistica. Pedro Sanchez, prima di entrare al vertice, ha sottolineato ad esempio che vorrebbe che una prima parte dell'iter si chiudesse già a dicembre. Ma al momento l'unico obiettivo percorribile sembra essere quello dell'alleanza di volenterosi per l'acquisto di riserve comuni di gas. A tarda sera, un accordo tra i 27 sul testo delle conclusioni del summit non è stato ancora trovato. La discussione è stata "molto approfondita", spiega una fonte Ue usando una formula che spesso maschera evidenti divisioni. Del resto la stessa Angela Merkel sulla strada dello stoccaggio comune per calmierare i prezzi è tiepida. Più che intervenire sul mercato è "meglio adottare misure di sostegno sociale, come facciamo ad esempio in Germania", è stata la linea della cancelliera. E poi c'è il concetto di mix energetico, definito da una fonte diplomatica una parole chiave del dossier. Concetto che contiene una domanda cara a tutti i big dell'Ue: quali sono le energie utilizzabili nella transizione alle rinnovabili? La Francia, ad esempio, sventola la bandiera del nucleare. In Germania è ancora ampio l'uso del carbone. L'Italia spinge sul gas. Tutti devono fare i conti con la tassonomia europea, che decide cosa è più o meno verde. Con tutte le conseguenze finanziarie del caso. Dulcis in fundo, a rendere elettrica la discussione è stato anche il ruolo del mercato degli Ets - le emissioni di Co2 - sul caro-prezzi. La Spagna ha chiesto una maggiore vigilanza, la Repubblica Ceca li ha messi letteralmente nel mirino. L'Italia, per ora, non si è esposta. Piuttosto, Draghi ha chiesto un inventario europeo sulle riserve presenti, invitando la Commissione a presentare una bozza di regolamento sugli stock comuni al più presto.