Da Urbino fino a Chiusdino seguendo
il profumo di arte del Rinascimento

Da Urbino fino a Chiusdino
seguendo il profumo
di arte del Rinascimento
di Saverio Spadavecchia
Il Conte, il Santo e la Spada. Un viaggio nel Rinascimento e nella leggenda partendo da Urbino, attraversando gli ideali architettonici di Pienza e la misteriosa spada incastrata nella roccia di Chiusdino.


 
1 Il via da Urbino
Culla del rinascimento, città natale di Raffaello, dominio del Conte Federico, città Patrimonio Unesco: Urbino è da visitare con intensità e passione. Le sue salite, le viuzze che nascondono scorci di verde ed azzurro verso l’infinito circondati da tesori d’arte. Da vedere palazzo Ducale, , uno dei più interessanti esempi architettonici ed artistici dell’intero Rinascimento italiano. “Palazzo in forma di città” lo definì Baldassarre Castiglione, impressionato dalla reggia dove dimorò Federico da Montefeltro. E proprio lì viene conservata la collezione della Galleria Nazionale delle Marche. C’è poi Casa Santi, il museo dedicato a Raffaello, lì dove l’artista nacque nel 1483. Al primo piano si apre un’ampia sala con soffitto a cassettoni dove è conservata l’”Annunciazione”, tela di Giovanni Santi, assieme a copie ottocentesche di due opere realizzate da Raffaello: la “Madonna della Seggiola” e la “Visione di Ezechiele”. Ed ora 148 km verso Panicale, in provincia di Perugia.
 
2 La terrazza di Panicale
Una terrazza divisa sul Trasimeno e sulla valle del Nestore, in provincia di Perugia: a Panicale da secoli si eseguono ricami a mano su tulle, con tecniche originali reinventate negli anni Venti del XX secolo grazie alla fondazione di una scuola. Una cittadina che conserva l’impianto di borgo murato pensato per il controllo e la difesa del versante meridionale del lago. Pregevole la chiesa di San Sebastiano, al cui interno si può ammirare il martirio di san Sebastiano (1505) del Perugino. Opera che colpisce per la leggerezza nei colori del paesaggio che ne fa da sfondo, definito da molti come la danza degli arcieri, intorno al santo. All’interno della chiesa, inoltre, si può ammirare anche un affresco, la Madonna in trono, che è stata attribuito allo Spagna, proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino, chiesa oggi sconsacrata ed usata come spazio espositivo. 53 km ora, verso Pienza.
 
3 Il gioiello Pienza
Pienza (Siena) è la città ideale, patrimonio dell’Umanità dal 1996. Una bellezza unica, dove il centro storico vede applicata la concezione urbanistica rinascimentale. Da vedere immediatamente Il duomo (intitolato all’Assunta), legato allo stile gotico, è diviso in tre navate tutte della stessa altezza, la navata mediana è solo più larga delle laterali. Due file di pilastri con semi-colonne addossate e capitelli decorati, rialzati rispetto ai pilastri, dividono le navate. Appena fuori dai confini cittadini la pieve dei Santi Vito e Modesto a Corsignano. Costruzione romanica per lo più risalente al XII secolo, con tre navate spartite da pilastri quadrangolari. Le arcate della parte destra appaiono di una fase più tarda. La parte terminale è oggi priva delle absidi. Più antica è la torre campanaria cilindrica, di influsso ravennate, riferibile al secolo XI. E ora 177 km fino a Montecarlo.
 


4 Tappa a Montecarlo
Il centro storico di Montecarlo (Lucca) è ben conservato e ancora circondato da una splendida cinta muraria. Delle porte trecentesche rimangono la Fiorentina verso Firenze, la Porticciola verso Lucca, mentre la Porta Nuova a sud fu riaperta alla fine del Cinquecento. Domina il paese la Rocca trecentesca. Da vedere anche il teatro dell’accademia dei Rassicurati (XVIII secolo), la Collegiata di S. Andrea (XIV-XVIII secolo) che conserva ancora la facciata e il portale trecentesco. Di notevole impatto l’Istituto Pellegrini Carmignani che era il vecchio Monastero delle suore Clarisse.
 
5 Arrivo a Chiusdino
Si ritorna in provincia di Siena, direzione Chiusdino, alla scoperta di una terra che un tempo veniva dominata dalla maestosa bellezza dell’abbazia di San Galgano. Nata come cappella (per volontà del vescovo di Volterra Saladini) sul luogo della morte del Santo di Chiusdino. Successivamente la cappella venne trasformata in monastero. L’interno si presenta privo della copertura e del pavimento, sostituito da terra battuta, che con l’arrivo della bella stagione si trasforma in manto erboso. Rientrando all’interno dell’abitato ecco necessaria una visita alla chiesa di San Sebastiano che, secondo una recente interpretazione, fu costruita per ospitare le reliquie di San Sebastiano, donate a San Galgano da Papa Alessandro III. Nella parete di destra, in una nicchia si custodisce una statua di Santa Rita da Cascia, oggetto di grande devozione popolare, soprattutto nel giorno della festa della santa, il 22 maggio.
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Venerdì 18 Maggio 2018, 13:48 - Ultimo aggiornamento: 18-05-2018 13:48

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