I barboni di Musella e Mazzarelli
aspettano un bus che non arriva mai

I barboni di Mazzarelli
e Musella aspettano
un bus che non arriva mai
di Lucilla Niccolini
Lino Musella e Paolo Mazzarelli, così diversi fisicamente, sono così affini che da oltre dieci anni fanno teatro insieme: una compagnia, la loro, in cui sono autori, registi, capocomici e interpreti. Risale al 2009, il loro secondo lavoro insieme, la pièce “Figlidiunbruttodio”, che si rappresenta stasera alle 20,45 allo Sperimentale di Ancona per Scena Contemporanea.

Musella, chi sono questi “figlidiunbruttodio”, e perché questo titolo?
«Sono dei disperati: due barboni, accomunati dalla stessa sorte di drop out, in attesa di un autobus che non arriverà, e due gemelli, vittime di un manager televisivo che specula sulla loro voglia di avere un quarto d’ora di celebrità attraverso il piccolo schermo. Due storie intrecciate e simili che si affidano a divinità che non hanno valore né valori. Si punta il dito sulla logica della ferocia nei reality, ancora molto attuale. All’inizio lo recitavamo alla maniera della commedia dell’arte, improvvisando su un canovaccio. Poi, dovendolo rappresentare in Francia, abbiamo dovuto apprestare un testo, quello definitivo».

Mazzarelli, come funziona l’intreccio tra le due coppie?
«Per contrasto: si comincia con la coppia di barboni, poi si passa ai gemelli alle prese col manager “vampiro”, per tornare alla fine ai barboni. Due storie in un’ora appena, in uno spettacolo molto concentrato e teso. La spazzatura in cui vivono i senzatetto è confrontata al trash di certa televisione, che produce disadattati, buttati in pasto ai produttori che ne sfruttano l’ingenuità. In questo gioco teatrale, si confrontano le diverse vittime di diversa violenza nella stessa società. In fondo i barboni, tra le due coppie, sono i più liberi, pur schiacciati dallo stesso meccanismo, ma almeno ancora umani».

Che ruolo ha ognuno dei due in scena?
Musella: «Io interpreto i due gemelli. Con un espediente drammaturgico, il conduttore televisivo continuamente confonde l’uno con l’altro. E naturalmente sono anche uno dei due barboni».
Mazzarelli: «E a me tocca la parte del manager scaltro. Alla fine torno a interpretare uno dei due barboni, ed è questo cambio di ruolo che fa scattare il cortocircuito tra le due situazioni, in una sorta di parabola della brutalità della tivù con le sue logiche. L’effetto di disgusto è più forte, devastante quando, dopo la scena dei gemelli che cercano di superare il “provino”, si torna a quella dei barboni che attendono il bus. È come se l’unica redenzione di questa società fosse rintracciabile nella dimensione solidale e umana».

Tre giorni dopo lo spettacolo allo Sperimentale, il 16 aprile portate di nuovo nelle Marche “Strategie fatali”, il vostro ultimo lavoro: che differenze, Musella?
«Siamo partiti da lavori scritti e rappresentati in due, in un rapporto quasi claustrofobico: eravamo noi a stabilire le regole del gioco, i codici da seguire… senza produzione, mettevamo in scena i lavori nelle cantine, nei locali off. Poi, abbiamo cominciato a scardinare questo modulo, ad aprirci a un lavoro più corale. Come nel prossimo in preparazione, “Who is the King”, coprodotto come “Strategie Fatali” da Marche Teatro, che vede in scena undici attori».

Mazzarelli, un bilancio?
«C’è stato uno sviluppo naturale del percorso teatrale degli inizi: osservare e rappresentare le cattiverie gratuite e gli egoismi di cui siamo tutti protagonisti anche involontari. Ma facendo ridere. I fili che legano i due lavori a quasi dieci anni di distanza sono forti. Non abbiamo tradito l’idea di partenza, credo che ci si possa riconoscere la coerenza».
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Venerdì 13 Aprile 2018, 13:15 - Ultimo aggiornamento: 13-04-2018 13:15

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