A Pesaro torna la magia di Rossini
Al Rof esordisce l'orchestra della Rai

A Pesaro torna la magia di Rossini Al Rof esordisce l'orchestra della Rai
di Fabio Brisighelli
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Venerdì 4 Agosto 2017, 16:18

Dopo la tradizionale presentazione romana di alcuni giorni fa, ecco gli organizzatori del Rof rivolgersi puntualmente al pubblico regionale e locale (ieri la conferenza stampa a Pesaro nella bella sede dell’Alexander Museum Palace Hotel) per focalizzare in modo meno paludato e più colloquiale gli aspetti salienti della manifestazione di quest’anno.



Una ricca offerta musicale
È toccato in primis al sovrintendente Gianfranco Mariotti e al direttore artistico Ernesto Palacio di illustrare gli appuntamenti significativi della ricca offerta musicale, con riguardo mirato alle tre opere iniziali che costituiscono la parte rilevante del cartellone, e che nella rapida successione dell’uscita in tre successive serate vede andare in scena “Le siège de Corinthe”, “La pietra del paragone” e “Torvaldo e Dorliska” (tragédie lyrique la prima, melodramma giocoso la seconda, dramma semiserio la terza: un saggio esaustivo della variegata arte rossiniana tra i generi).

Di nuovo il Viaggio a Reims
C’è poi l’annuale riproposta del “Viaggio a Reims” con i giovani interpreti dell’Accademia rossiniana, che da quest’anno è intitolata al compianto Alberto Zedda, che di essa è stato il mentore e il nume tutelare.



Gli elementi rilevanti
Quali gli elementi rilevanti di questa edizione del Festival? Sono due essenzialmente, ha sottolineato Mariotti. Il primo riguarda l’ingresso sulla scena della manifestazione pesarese dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, uno dei più importanti complessi italiani di livello internazionale; il secondo consiste nella presenza, accanto a bacchette illustri o in grande ascesa come quelle di Roberto Abbado, Daniele Rustioni e Francesco Lanzillotta, di illustri titolari della messinscena che danno una forte impronta registica alle proposte di quest’anno: nell’ordine di uscita delle opere, si avvicendano negli allestimenti il famoso gruppo catalano de La Fura dels Baus (Carlus Padrissa e Lita Cabellut), Pier Luigi Pizzi e Mario Martone.

La ricerca di un codice espressivo
Per questa terna di registi di cartello Mariotti ha voluto spingersi oltre, rilevando come il Rof, pagato il dovuto debito al rigore e al rispetto della musicologia applicata, da tempo si è impegnato nella ricerca di un codice espressivo teatrale che possa risultare gradito al pubblico di oggi, a uno spettatore del terzo millennio. Le tre diverse regie in questione, nella loro diversità, vi corrispondono appieno: così per l’approccio visionario della Fura ne “Le siège”( il conflitto dell’acqua), così nell’esemplare immaginifico di Pizzi, che ne “La pietra” ricostruisce con svagata leggerezza una satira della borghesia di primo Novecento, in uno spaccato d’ambiente che ricorda il Gatsby di Fitzgerald; così per la cancellata di ferro di Martone, che delimita psicologicamente ambienti di fuori e di dentro.



Le tre opere in edizione critica
Ernesto Palacio ha messo a sua volta in evidenza come le tre opere, rappresentate in passato per una sola volta ciascuna, siano riproposte finalmente in edizione critica. Si è quindi soffermato sul programma del 2018, che allinea in successione “Ricciardo e Zoraide”, “Adina” (due nuove produzioni) e “Il barbiere di Siviglia (quello del compianto Ronconi, opportunamente rivisitato), e a conclusione la “Petite Messe Solennelle”. Poteva a questo punto mancare l’intervento del grande Pier Luigi Pizzi, presente all’incontro, lui benemerito tra i benemeriti del Festival, e che ha voluto spiritosamente autodefinirsi “Rof 35”, per i suoi 35 anni appunto di esperienza al Rof ? No di certo. “Qui ho trovato un clima diverso, con una serie di scoperte operistiche una più bella dell’altra. Tutte vissute come un evento straordinario, da tutti condiviso”.

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