Lo studioso Bellesi: «Senza riposo
il cervello rischia davvero grosso»

Lo studioso Bellesi:
«Senza riposo il cervello
rischia davvero grosso»
di Federica Buroni
Dormire è un bisogno primario. Come mangiare, bere e respirare. Bastano cinque giorni di carenza di sonno per lasciare “segni” nel cervello, danni a carico delle fibre nervose. È questo il risultato di uno studio sui topi condotto da Michele Bellesi, dell’università Politecnica delle Marche e da Chiara Cirelli dell’University of Wisconsin-Madison. Una ricerca che mostra, in buona sostanza, che la guaina protettiva che isola i nervi, la cosiddetta mielina, si assottiglia in soli 5 giorni di carenza di sonno. L’indagine è stata pubblicata sulla rivista Sleep.



I dettagli
Proprio a Bellesi, ricercatore dell’ateneo dorico, tocca il compito di illustrare i particolari di un’indagine destinata a rivoluzionare questo particolare settore della scienza. «Lo studio che abbiamo realizzato fa parte di un progetto più ampio che intende approfondire gli effetti cellulari della carenza di sonno. Sebbene quest’ultimo sia un tratto comune a tutti noi, è ancora poco chiaro cosa accade al nostro cervello quando dormiamo poco». Un passo indietro importante: già in una ricerca precedente, «abbiamo scoperto che dormire poco induce alcune cellule del cervello, chiamate cellule gliali, a mangiucchiare parti delle nostre sinapsi, probabilmente a scopo protettivo». In quest’ultimo studio, rilancia Bellesi, «abbiamo analizzato più di 17mila fibre nervose in due regioni del cervello di topo e abbiamo visto che la carenza cronica di sonno, e cioè 4 giorni e mezzo con una riduzione del 70 per cento, può indurre ad un assottigliamento delle guaine mieliniche, ovvero le membrane che avvolgono le fibre nervose isolandole dall’ambiente circostante». Questo tipo di isolamento, spiega l’esperto, «consente agli impulsi nervosi di propagarsi, tra una cellula e l’altra, in maniera rapida ed efficace». In altre parole, una riduzione di spessore di queste guaine, può determinare «una riduzione di della velocità di propagazione degli impulsi nervosi. Per questo, le cellule potrebbero iniziare a comunicare le une con le altre in modo scarsamente efficiente».

Gli effetti della carenza di sonno
Chiarisce il ricercatore: «Il cervello è uno strumento che deve essere sempre tenuto accordato per funzionare bene. Se io altero il modo in cui le cellule parlano è come se, in qualche modo, lo rendessi meno accordato. La sinfonia che produce risulterebbe stonata». Ecco perché, allora, se si dorme poco ci si sente un po’ fuori fase e, tiene a sottolineare Bellesi, «non è un caso che le difficoltà a concentrarsi, a prestare attenzione e a memorizzare, aspetti comuni a questa condizione, siano, almeno in parte, dovuti proprio a questo assottigliamento delle guaine mieliniche». Per ora, però, sono fondamentalmente ipotesi perché questi sono i risultati di studi effettuati su animali. Dice infatti Bellesi: «Sono necessarie ulteriori ricerche per capire se questo accade anche nell’uomo. La comune risonanza magnetica è insufficiente per comprendere questi cambiamenti». Stanno però emergendo nuovi strumenti di indagine, «come i nuovi radio traccianti che si legano alla mielina, che ci potranno aiutare a capire se queste alterazioni che osserviamo nei topi siano presenti anche nel cervello umano in carenza di sonno».

Le conseguenze di questa ricerca
Il primo punto, secondo il ricercatore, «è capire se queste alterazioni possono essere permanenti o recuperabili ripristinando un corretto stile di vita. Per la mielina, abbiamo visto che 72 ore di recupero, in cui gli animali erano liberi di dormire, sono insufficienti per correggere l’assottigliamento della stessa». Intanto, un progetto che inizierà a breve, valuterà le conseguenze a lungo termine della carenza di sonno in topo adolescenti.

Tutte le conseguenze della troppa veglia
Di recente, alcuni studi epidemiologici hanno fatto anche altre scoperte importanti in questo settore. E cioè hanno dimostrato che esiste un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e cancro associato a carenza cronica di sonno. Come non bastasse, negli ultimi anni, si è osservato che la carenza di sonno è strettamente correlata anche ad un altro fattore, ovvero all’accumulo di beta-amiloide nel cervello: la beta-amiloide è il substrato patologico della malattia di Alzheimer. Insomma, non dormire a sufficienza è davvero dannoso per il nostro organismo. Michele Bellesi, autore della ricerca in collaborazione con l’università del Wisconsin, è un giovane ricercatore del Dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, sezione di Neuroscienze e biologia cellulare della Politecnica delle Marche; negli ultimi dieci anni, ha condotto molti progetti di ricerca e coordinato il lavoro sperimentale di diversi tecnici e studenti. Vanta varie pubblicazioni scientifiche. Ha una laurea in Medicina e Chirurgia all’ateneo dorico con una specializzazione in Neurologia.  
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Martedì 13 Marzo 2018, 12:36 - Ultimo aggiornamento: 13-03-2018 12:36

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