Non chiamatele cozze: a Portonovo
sono i giorni di "Mosciolando"

Non chiamatele cozze:
a Portonovo sono
i giorni di "Mosciolando"
di Roberto Senigalliesi
Per favore non chiamatele cozze. Ad Ancona si chiamano moscioli. Anzi, moscioli selvatici di Portonovo. Un nome e una garanzia di qualità, certificata e commercializzata su apposito marchio dalla Cooperativa Pescatori di Portonovo. Un prodotto che rappresenta il senso appartenenza di un intero territorio, tanto che i tifosi dorici allo stadio cantano «C’avemo i moscioli», da veri anconetani.

Un evento particolare
Attorno a questi mitili è stata costruita una bella manifestazione, Mosciolando, arrivata alla tredicesima edizione che si svolge in questo fine settimana nella baia del Conero. Ma, attenzione, non è una sagra ma una rassegna a tutto tondo - affermano gli organizzatori della Condotta di Ancona Slow Food, Cooperativa Pescatori, Consorzio la Baia, con il contributo Imt - in cui si alternano conferenze e degustazioni, ma anche gare sportive (come quella, molto suggestiva di domani mattina, del palio di Poggio-Portonovo, una gara fra batane dei quattro rioni della zona dalla spiaggia Emilia fino alla chiesetta di Santa Maria, e ritorno, seguita dalla celebrazione della Messa sulla spiaggia). Ad Ancona, dunque, i moscioli sono quelli “selvaggi”, ovvero quelli che si riproducono naturalmente e vivono attaccati agli scogli sommersi della costa del Conero, tra Sirolo e Pietralacroce, ma soprattutto sotto lo scoglio del Trave, lungo un chilometro e largo cinque, in parte sommerso. Da quei fondali arrivano le quasi 100 tonnellate di mitili, delizia dei buongustai. Fino al secondo dopoguerra la pesca veniva effettuata con barche a remi, le batane, e rappresentava un’integrazione al reddito dei contadini delle frazioni di Poggio, Varano, Massignano, Pietralacroce. Veniva usato un attrezzo, simile ad un forcone, poi arriva la “moscioliera”, una lunga pertica con in fondo dei denti di ferro ricurvi che raschiavano gli scogli dalla barca strappando, indiscriminatamente, sia i moscioli grandi che quelli piccolissimi.



La svolta degli anni ‘50-‘60
Negli anni ‘50-‘60,con la nascita della ristorazione nella baia, la pesca del mosciolo selvatico viene fatta da piccole barche di pescatori con il supporto di subaquei, i veri pescatori di moscioli. Un lavoro duro e difficile, che inizia appena sorge il sole, da maggio a settembre, e che vede impegnate attualmente 5 barche per 8 persone che non temono la concorrenza del prodotto d’allevamento e del ricambio generazionale. Il mosciolo è il corrispondente selvatico del mitile di allevamento, popola la parte sommersa delle rocce tipica di questa parte della costa ed ha un intenso sapore di mare, più spiccato, ed una consistenza più soda rispetto alle cozze d’allevamento. Negli ultimi anni il mosciolo selvatico ha rappresentato una vetrina importante per Portonovo.



Un grande interesse
Grande è stato l’interesse mediatico, con televisione carta stampata che arriva da ogni parte del mondo. Con turisti veicolati soprattutto dal Nord Europa, ma anche dalle Americhe che arrivano espressamente a Portonovo per gustarne il sapore. Con gli spaghetti, gratinati, alla tarantina, oppure “pescati e mangiati”, proprio per cogliere tutti i sapori del mare. I ristoranti del posto, una decina, si sbizzarriscono nelle loro interpretazioni culinarie. Fu grazie al sorgere di piccole trattorie lungo la riva di queste spiagge negli anni ’50 che il mosciolo fu sempre più conosciuto ed apprezzato. Oggi la pesca del mosciolo è regolamentata per mantenere inalterato l’equilibrio tra quantitativo pescato e capacità di riproduzione. Quest’anno a Mosciolando si parlerà dell’abbinamento fra moscioli e Verdicchio, dell’incontro fra il mare e la pastorizia dei Sibillini (il famoso pecorino), mentre questa mattina ci sarà “pescati e mangiati”, ovvero i moscioli cucinati sulla spiaggia al loro arrivo dalle barche e portati alla conoscenza di tutti i palati. Non è mancata la tradizionale consegna, ieri sera durante la cena Slow Food sotto le stelle, del “mosciolo d’oro”, assegnato ogni anno ad in personaggio che ha saputo valorizzare Portonovo, il suo mare e le sue eccellenze gastronomiche e culturali. Riconoscimento assegnato a Ramona Emergenti, l’unica pescatrice di moscioli che, da ragazza, aiutava il padre Negus, altro mitico personaggio del posto e che per decenni ha condotto il bar Ramona, sulla spiaggia libera della baia. Così come non mancherà, domani pomeriggio, l’altrettanto tradizionale finale al Poggio, il borgo sopra la baia da cui provengono la gran parte dei pescatori, ristoratori d operatori turistici che rendono Portonovo un must imperdibile.



Spaghetti con moscioli selvatici di Portonovo
Ingredienti:200 gr polpa di moscioli selvatici di Portonovo Presidio Slow Food, 200 gr pomodoro a “pezzettoni”, 350 gr spaghetti “Regina dei Sibillini”, 40 ml olio Igp Marche, 20 gr cipolla trita, sale e pepe q.b.
Preparazione: scottare in padella con poca acqua i moscioli selvatici (per 200 gr di polpa occorrono circa kg 2 di prodotto fresco) già puliti nella parte esterna, raffreddarli. Staccare i molluschi dai gusci e passarli al coltello. Stufare con 30 ml di olio la cipolla, aggiungere la polpa di moscioli selvatici. Poi il pomodoro e sul fuoco 15’. Salare e pepare a piacere. Cuocere gli spaghetti , scolarli al dente, tuffarli in padella con la salsa di moscioli selvatici . A fuoco vivo portare a giusta consistenza la pasta e servire .Il restante olio a filo sopra gli spaghetti. Ricetta dello chef Simone Baleani, ristorante “Il Molo”, Portonovo (An).
 
Info Mosciolando, presso la baia di Portonovo, monte Conero.
Oggi e domani, sulle spiagge e nei ristoranti. Info 3355315621
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 23 Giugno 2018, 12:48 - Ultimo aggiornamento: 23-06-2018 12:48

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO