Rita Calzecchi Onesti e quell'Iliade
riscritta insieme a Cesare Pavese

Rita Calzecchi Onesti
e quell'Iliade riscritta
insieme a Cesare Pavese
di Valentina Berdozzi
Non è scontato dirlo a suo proposito, perché la vita di Rosa Calzecchi Onesti è davvero racchiusa tra l’alfa e l’omega, tra un proemio e una conclusione, tra un incipit e un epilogo che sanno di gesta grandi e passioni eroiche. E perché, nel mezzo tra la nascita a Milano e la sepoltura nella Monterubbiano di origine della sua famiglia, si snoda una vita dedicata al greco antico, sublimata dalla traduzione di quell’Iliade che - tra roboanti avventure, duelli all’ultimo sangue, nomi entrati nella leggenda e una storia che si perde nella notte dei tempi - è stato il suo gesto di amore per l’arte e la cultura.

La passione per il bello
La passione per il bello e l’antico, Rosa Calzecchi Onesti l’aveva ereditata da suo padre, Carlo Calzecchi Onesti, figlio del professore di fisica Temistocle e inventore del Coherer, lo strumento che Guglielmo Marconi stesso definì di fondamentale importanza nello sviluppo della radiotelegrafia. Dal padre, soprintendente ai monumenti in diverse città italiane, Rosa aveva poi ereditato anche la propensione al viaggio e allo spostamento. Nata a Milano il 17 maggio 1916 dal matrimonio di Carlo Calzecchi Onesti con Maddalena De Filippi, Rosa compì infatti gli studi liceali e universitari tra diverse città, rivelando sin da subito quella propensione alle lingue antiche che le avrebbe permesso di diventare una delle più celebri traduttrici del Novecento. Determinante fu l’incontro, a Milano, col grecista Mario Untersteiner, suo professore al Liceo-Ginnasio Berchet: fu il primo seme di una fascinazione che Rosa coltivò anche a Bologna, dove si diplomò al Liceo Galvani e, nel giugno del 1940, si laureò con Gino Funaioli con tesi intitolata “Varianti della tradizione manoscritta dell’Eneide”. Era quello - come racconta Meri Marziali nel profilo di Rosa Calzecchi Onesti tracciato nel libro “Le vie delle donne marchigiane: non solo toponomastica” - il primo seme di uno studio sull’opera omerica che sarebbe poi diventata una passione profonda, capillare, dettagliata.

La vita a Firenze
A Firenze iniziò a insegnare poi cattedra per dieci anni al Liceo Monti di Cesena, per passare al Liceo ginnasio statale Giovanni Domenico Romagnosi di Parma e fare poi ritorno allo stesso Berchet di Milano, in cui era stata studentessa. E fu proprio grazie al suo ex professore Untersteiner, ora divenuto collega al Berchet, che Rosa Calzecchi Onesti intraprese l’avventura che la rese un faro nel campo delle traduzioni dal greco, con la versione dell’Iliade omerica firmata a quattro mani con Cesare Pavese. Fu proprio il poeta e scrittore a sceglierla: originariamente rivoltosi a Untersteiner, di cui aveva letto la ricerca dedicata al mito, Pavese venne indirizzato dal noto grecista proprio verso la sua ex allieva, allora insegnante a Cesena. Le prove di traduzione della Calzecchi Onesti convinsero immediatamente Pavese che, appassionato di antropologia e miti, aveva approcciato la traduzione dell’antico poema con l’idea di ricavarne una traduzione che rendesse quanto più possibile il sapore del testo originario, da pubblicare per la Einaudi. Ne nacque, così, un carteggio fitto e ricco di spunti che, dopo due anni di lavori, si concluse nel 1950 con la pubblicazione di un testo che rappresentò un vero successo editoriale e culturale. Un lavoro a quattro mani nato a distanza senza mai incontrarsi né conoscersi di persona; tuttavia l’influenza di Pavese fu fortissima in alcune delle scelte originali compiute dalla Calzecchi Onesti, che firmò una versione dell’Iliade pensata non solo per il pubblico colto ma, anche, per una possibile fruizione scolastica e forgiò uno stile proprio che fu un punto di svolta nella storia delle traduzioni classiche, costruito in piena libertà sulle revisioni fornite dallo stesso Pavese, che lasciò sempre a Rosa l’ultima parola.

Un approccio innovativo
Fu un approccio del tutto innovativo che la traduttrice riversò anche sull’Odissea, il secondo dei poemi omerici: la sua nuova versione venne pubblicata sempre per Einaudi dopo la morte dello scrittore piemontese, morto suicida il 27 agosto 1950. Parecchi anni dopo, invece, vide la luce la traduzione dell’Eneide, il poema del mondo latino. Che anticipò le traduzioni della maturità di Rosa Calzecchi Onesti, dalle opere di Sant’Agostino al bizantino Inno Akathistos alla Madre di Dio. Con questa preghiera, Rosa Calzecchi Onesti chiuse una carriera splendente da traduttrice e insegnante: un faro di studio, umanesimo e passione, che la sua terra monterubbianese ricorda e celebra come una maestra di cultura, di spiritualità e didattica.

Chi era
Originaria di Monterubbiano insegnante, traduttrice e studiosa di lingue antiche, Rosa Calzecchi Onesti è un punto di riferimento nel campo delle traduzioni dal greco e dal latino. Docente di ruolo dal 1943, si distinse anche per l’impegno nell’ambito dell’associazionismo cattolico. Il suo nome è legato a una storica edizione tradotta in italiano dell’Iliade, firmata a quattro mani con Cesare Pavese.
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Lunedì 25 Giugno 2018, 16:46 - Ultimo aggiornamento: 25-06-2018 16:46

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