Dai colori ai nudi: la parabola
dipinta di donna Cesarina Gerunzi

Dai colori ai nudi:
la parabola dipinta
di donna Cesarina Gerunzi
di Antonio Luccarini
Cesarina Gerunzi era nata a Fano il 15 settembre del 1899, ma aveva dovuto vivere i tempi della sua infanzia e della sua adolescenza in vari luoghi dell’Italia centrale, in quelle città dove il padre Egisto veniva chiamato ad insegnare nei licei del Regno d’Italia il Latino e il Greco. Cresciuta in un ambiente familiare culturalmente stimolante, Cesarina aveva avuto prestissimo a consapevolezza che la sua sensibilità finissima e la mentalità aperta verso le eterogenee voci del mondo l’avrebbero orientata in direzione dell’esperienza artistica.

Il soggiorno a Firenze
E quando la famiglia si ritrovò a soggiornare a Firenze, lei colse l’occasione per iscriversi all’Accademia delle Belle Arti del capoluogo toscano, dove ebbe la fortuna di seguire le lezioni di affermati maestri su cui campeggiava la figura particolarmente autorevole e innovativa a quei tempi di Giovanni Fattori. E proprio quest’ultimo con il suo particolare linguaggio segnò marcatamente la prima formazione della sua poetica.
Da Firenze la Gerunzi volle poi trasferirsi a Milano per poter essere seguita nei suoi studi pittorici, dal maestro Achille Formis. Ma la prima grande occasione per l’esibizione pubblica delle qualità artistiche raggiunte, la ritrovò a Firenze durante la Mostra Primaverile. La sua opera ebbe un’accoglienza più che lusinghiera, ma il giudizio critico più bello ed emozionante, venne rivolto da uno scrittore marchigiano Gino Picciola di cui si innamorò e che l’anno seguente divenne suo marito.

Sposata e pittrice
Ritornò quindi sposata e pittrice ormai affermata a vivere nelle Marche, a Pesaro. L’unione felice di due anime affini per interessi e sensibilità, allietata anche dalla nascita della piccola Cecilia, nel 1915, nell’anno in cui l’Italia entrava, come belligerante nel primo conflitto mondiale, fu interrotta tragicamente dalla morte per malattia di Gino Picciola, che era stato chiamato alle armi. Il dolore della perdita e la solitudine in cui si era ritrovata a vivere, furono superate proprio grazie alla passione per l’arte che non l’aveva mai abbandonata. E dal momento che il marito precocemente scomparso era imparentato con il pittore pesarese Giuseppe Vaccaj, Cesarina fu inevitabilmente attratta dal gruppo di artisti che nella città adriatica seguivano le indicazioni poetiche del Maestro.

Non era la sola donna
Dall’altra parte non era la sola presenza femminile nel gruppo, perché le erano accanto la cognata Angela Maria Picciola e la seconda moglie di Vaccaj, Teresa Gennari. Intanto aveva conosciuto il comandante Luigi Zanucchi Pompei e lo aveva sposato scegliendo di vivere ad Ancona, senza mai interrompere un’attività artistica, che la portava a partecipare alle mostre sindacali sia regionali che nazionali. Nel 1934, dopo che la sua produzione artistica aveva avuto una significativa presenza alla Mostra Nazionale di Firenze l’anno precedente, il suo nome affiancò quello di Gallucci, Carnevali, Pagliari, Cancelli, Zicari, all’interno di un’esposizione dedicata proprio al maestro Giuseppe Vaccaj. Durante il secondo conflitto mondiale i bombardamenti feroci che la città di Ancona dovette subire nel corso degli anni di guerra, distrussero moltissime opere che lei aveva realizzato. Dopo la morte di Luigi Zanucchi Pompei Cesarina volle tornare a Pesaro accanto alla figlia. Continuò ad essere una delle protagoniste principali della pittura marchigiana del Novecento e ricevette anche la medaglia di argento del Premio “Anselmo Bucci” per la sua attività nel 1965. Sempre interessata a dare al proprio linguaggio pittorico accenti di autenticità e rigore, a poco a poco la Gerunzi, nel dopoguerra aveva inteso modificare il proprio stile, conferendo alla sua produzione una nudità e sobrietà di segno e colore che precedentemente non aveva mai sperimentato. Senza allontanarsi dalla figurazione che era stata la base della sua prassi artistica- e mai abbandonata- volle dare ai volti, agli interni, ai paesaggi rappresentati nei suoi quadri, tratti del tutto scarni che risultassero rivelatori di un’essenzialità avvertita come fondamentale struttura del vero.

Il richiamo dell’arte
Fino all’ultimo – chiuse i suoi giorni a Pesaro il 7 ottobre del 1977-sentì fortissimo il richiamo dell’arte e nel 1975 ad Innsbruck presenziò ad un’esposizione dal titolo “Tre generazioni di pittura italiana”, in cui aveva potuto esporre le sue opere accanto a quelle di sua figlia Cecilia e di sua nipote Elena.
 
Cesarina Gerunzi Zanucchi è stata una pittrice marchigiana del XX secolo . Nacque a Fano nel 1899, morì a Pesaro nel 1977 a 78 anni. Studiò all`Accademia di Firenze; in seguito lavorò a Milano sotto la guida di Formis. Sposò il critico letterario Picciola che morì nel 1915. Si risposò con il comandante Zanucchi e si stabilì ad Ancona. Molte delle sue opere andarono distrutte nel corso di bombardamenti della seconda guerra.
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Lunedì 28 Maggio 2018, 12:15 - Ultimo aggiornamento: 28-05-2018 12:15

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