Dai fasti della lirica fino all'oblio:
la triste parabola della bella Tilde

Dai fasti della lirica fino
all'oblio: la triste
parabola della bella Tilde
di Antonio Luccarini
Un testo preziosissimo, a firma di Amirante, Barocci, Mucciariello e Serini, “Donne senza storia”, edito da Affinità elettive, ci aiuta a sottrarre, dalla dimenticanza e dall’indifferenza che hanno coperto identità e gesta, presenze femminili che hanno, nel passato, scritto importanti capitoli nella vicenda del nostro territorio. Della cantante lirica Tilde Carotini, ad esempio, si erano letteralmente perse le tracce: restavano, del suo applaudito passaggio su prestigiosi palcoscenici internazionali, soltanto pochissimi cenni in pubblicazioni ad opera dei cultori del melodramma ed un’unica registrazione su disco, quella che la vide impegnata a cantare, nella parte Leonora di Guzman, con il celebre baritono Mattia Battistini, che invece impersonava Alfonso di Castiglia, in un duetto tratto dall’opera “La Favorita” di Gaetano Donizetti.

La prova discografica
Nella prova discografica del duetto «In questo suolo» -realizzata nel 1902 a Varsavia nel momento più sfolgorante della sua carriera-tutta la grazia e la morbidezza vocale di Tilde Carotini emergono pienamente e non sfigurano di certo accanto alle qualità canore del baritono romano, uno dei più acclamati dell’Ottocento, che per l’appunto era soprannominato “Il re dei baritoni e il baritono dei re”. La cantante marchigiana-era nata ad Jesi nel 1864 e compariva nel libro degli atti dell’Ufficio di Stato Civile del comune come Carotini Matilde Alfonsa - all’epoca dell’incisione polacca poteva vantare un curriculum di prim’ordine, per il ricco e variegato repertorio frequentato, per la collaborazione prestata accanto a celebratissimi partner, per le sue esibizioni nei più importanti teatri esteri e per il possesso di un’esperienza di ben 18 anni di presenze significative sulla scena dell’opera lirica. Con la sua voce di mezzosoprano, Tilde Carotini aveva infatti debuttato, nel 1884 al Teatro Cagnoni di Vigevano, nel ruolo di Isabella nell’”Ebreo” di Apolloni. Già l’anno dopo, la giovane cantante era stata chiamata a calcare i palcoscenici dei teatri di Piacenza e di Bologna, quale interprete de “La Gioconda” di Ponchielli.

Da Roma a Parma
Nel 1887 le sue esibizioni a Roma, al teatro Costanzi e soprattutto al Regio di Parma – il tempio della musica verdiana, tra l’altro, per il successo di pubblico registrato in quattro recite, organizzò per lei una speciale serata d’onore- con un repertorio che andava da Verdi, il Rigoletto, a Mayerbeer, Dinorah, le assicurarono un’immediata notorietà e la fama di essere una delle più interessanti voci della nuova generazione di cantanti. La stessa città natale, Jesi, la richiede quale interprete del Trovatore allestito al Pergolesi. Sempre nelle Marche, ad Ancona, al Teatro Goldoni, propose il suo ruolo ne La Gioconda e in questa occasione ebbe la fortuna di incontrare l’amore nella persona del tenore Alfredo Zonghi. Alfredo Zonghi che, da partner sulla scena, divenne ben presto l’amatissimo compagno di vita, era suo coetaneo- era nato a Tolentino nel 1864-anche se aveva debuttato, dopo gli studi fatti al Conservatorio di Pesaro, un po’ più tardi della cantante jesina, ma si era subito fatto valere per la voce potente e per la forza interpretativa. Furono quelli, dopo le nozze, per entrambi, anni di grande felicità coniugale e assieme di straordinari successi internazionali. Dopo le interpretazioni del suo collaudato repertorio al Liceu di Barcellona, Tilde Carotini Zonghi incantò il pubblico dei teatri sudamericani di Rio de Janeiro e di Montevideo, ottenendo anche scrittore per i palcoscenici russi- si esibì applauditissima a San Pietroburgo e al “Bolshoi di Mosca- e polacchi. Accanto a lei, oltre al marito, avevano cantato le voci più celebri come Enrico Caruso e Mattia Battistini. Proprio a Varsavia, al Teatro Massimo della città, il famoso ”Wielki”, il successo tributatole dal pubblico spinse gli impresari a farle firmare un contratto della durata di otto anni, per avere l’esclusiva della sua partecipazione. Alla scadenza dell’impegno, nel 1905,Tilde decise di ritirarsi dalle scene per seguire, invece, come moglie premurosa, la carriera del marito che stava ottenendo, da parte sua, degli importanti riconoscimenti sia da parte della critica che del pubblico.

La tragedia di Venezia
A Venezia, purtroppo, nel 1913, vittima di un aneurisma, Alfredo Zonghi morì lasciando la vedova in totale prostrazione. Da allora, di Tilde Carotini, per tanti anni, si perse ogni traccia ed ogni ricordo. Se ne risentì parlare solo quando, nel 1940, in mezzo ai disagi di una vecchiaia condotta senza mezzi di sostentamento, fece domanda alla Fondazione Boito e alla casa di riposo per musicisti per ottenere accoglienza ed un minimo di sussidio. Si spense a Milano il 22 novembre del 1943 nei giorni più feroci del Secondo conflitto mondiale.

Chi era
Matilde Alfonsa Carotini nasce a Jesi nel 1864. debutta a 20 anni come cantante lirica a Vigevano, brucia le tappe e nel giro di pochi anni diventa una delle più affermate a livello italiano. Si sposa qualche anno con Alfredo Zonghi, baritorno e collega di scena. Tilde canta in tutto il mondo. A Varsavia incide una delle prime registrazioni su disco. Si ritira nel 1905. Otto anni dopo muore il marito e Tilde scompare. Morirà senza mezzi di sostentamento a Milano nel 1943.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 23 Aprile 2018, 15:46 - Ultimo aggiornamento: 23-04-2018 15:46

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO