Donatella Girombelli e i rimpanti
di Genny: «Vade retro moda, ora vivo»

Donatella Girombelli
e i rimpanti di Genny:
«Vade retro moda, ora vivo»
di Lucilla Niccolini
Le ortensie bianche e i gelsomini non sono ancora fioriti nel giardino di Donatella Girombelli. La prima mattinata di sole della primavera accende di mille sfumature latte/miele le pareti candide, i vetri e le candele, i cristalli e le porcellane, i “tagli” di Fontana e le bugne sulla grande tela di Castellani. I suoi capelli, del colore del legno di ciliegio, spiccano sul bianco totale della sala, affacciata sul mare in lontananza e sul verde del giardino.
«Cerco l’armonia, non la perfezione». Pantaloni morbidi e pull grigio perla, solo un gioiello, un grande anello bombato all’anulare destro, si ravvia i capelli e si guarda intorno. Si definisce «minimalista», ma l’eleganza di questa casa che domina il golfo di Ancona ha il glamour delle tante linee che ha lanciato la sua Genny: morbide, fluide, avvolgenti.



L’inverno però a Milano
«Anche se d’inverno passo molto tempo a Milano, dove vive mio figlio Leonardo con la sua famiglia, nella bella stagione questa casa è il mio rifugio, una spazio libero». Sul grande tavolino del salotto risalta il grande libro fotografico che Skira le ha dedicato. Le pagine intrecciano immagini di Donatella nella sua lunga sfolgorante carriera di Signora della Moda, con foto di top model fasciate nei suoi abiti, stagione dopo stagione. «Ma non parliamo di moda: così come è diventata oggi, non mi interessa più. Non mi appartiene, così diversa da quella dei miei tempi». Sono passati poco più di tre lustri, da quando Donatella ha lasciato quel mondo. «Ma a me sembra un millennio e non mi piace». Che è successo, dal 2001? «Non esistono più i grandi stilisti, conta solo il brand. Si è spenta quella creatività fenomenale di allora, core business della moda. Valentino, Versace, Ferrè, Armani dove sono? È finita l’età dell’oro, con la sua magia, un incantesimo che aveva preso tutti». Le donne si lasciavano guidare dalle tendenze, si fidavano: «Un segno di dipendenza? Forse, ma erano conquistate dalla reale autorevolezza di pochi».



Le vittime delle influencer
E adesso? «Abbiamo tante fashion victim, ipnotizzate da influencer e fashion blogger senza una linea. Va il lungo e va il corto, l’ampio e lo striminzito, il minimal e l’opulento: l’anarchia. Una gran confusione, da cui le donne escono disorientate. Oggi, se non hai una tua personalità, è più facile sbagliare look, sono scomparsi i grandi maestri e la vera eleganza è diventata merce rara. Vedo tante brutture, negli abiti come nella società, perché l’educazione al bello, che passa anche per la moda, vale per ogni aspetto dell’esistenza. L’eleganza è un modo di essere».
Ma il gusto, signora Girombelli, non è un po’ come il coraggio di don Abbondio: se non ce l’hai, non te lo puoi dare? «Ma si può imparare. L’importante è avere buoni maestri». Un consiglio? «Sdrammatizzare ed essere un poco autocritici. Sa qual è il problema? Che la moda attuale, non solo quella italiana, più che a vestire, a valorizzare la figura, tende a stupire, a sfidare, a provocare. E tante donne sembrano travestirsi, quando vogliono sembrare originali, non si fidano della propria personalità. È un momento inquieto, questo, di grandi insicurezze: la mancanza di armonia si riflette anche nella moda, di cattivo gusto anche nel lusso. Non c’è gentilezza, neanche nell’abbigliamento».



Un paio di scarpe da tennis
Ma non c’è proprio niente che le piaccia? «L’ironia di un paio di scarpe da tennis bianche ai piedi di un uomo in completo formale grigio, giacca e cravatta. E poi, basta parlare di moda. Mi sembra di tornare indietro a quando, durante una festa, le signore mi si avvicinavano per chiedermi: qual è la tendenza? Un incubo».
No, parliamo di lei. Quando ha capito, Donatella, che aveva finalmente conquistato un posto nel mondo della moda? «Quando, dopo le sfilate a Milano, hanno cominciato a venire dietro le quinte le giornaliste e i testimonial più autorevoli, per congratularsi...». La sfilata più bella? «Alla Casa Bianca, davanti al presidente Reagan e a sua moglie, con tanti invitati di rango. Indimenticabile, come quella all’Onu».



La vetta del mondo
Ce l’aveva fatta, era arrivata in vetta al mondo, la ragazza pallida e slanciata di Marotta, che da Bolzano, dove orfana abitava con gli zii materni, aveva frequentato la Scuola di Moda Marangoni di Milano. Un po’ di storia? «Il giorno stesso del diploma fui ingaggiata da uno studio milanese di stilisti, che mi mandò ad Ancona a disegnare i modelli per la Genny di Arnaldo Girombelli. Dovevo starci una settimana, sono rimasta. In tanti lasciano la provincia per andare a lavorare a Milano, mentre io, in controtendenza ho scelto di tornare nella mia terra, dove avevo le radici. Una scelta romantica. O un segno del destino».

Il destino e il caso
Ci crede Donatella, al destino? Si ravvia i capelli lisci e gonfi, allarga le mani. «In fondo, ho deciso tutto con la mia testa, anzi, con l’anima, ma non a caso. E penso di essere stata fortunata, anche se, quando è morto mio marito Arnaldo, ho faticato tanto. Il momento più tragico della mia vita. Mi sono trovata a un bivio, ma la mia non è stata una scelta: non avrei potuto fare diversamente. Dovevo onorare il suo impegno, la strada segnata da lui».

Un brivido di rimpianto
Un brivido di rimpianto nella voce. «Ho dato tutta me stessa al lavoro. E forse qualcosa ho tolto all’infanzia di mio figlio Leonardo». Sorride alle immagini che le scorrono dentro gli occhi. «Ora che sono una nonna (quasi) a tempo pieno – un nipotino di quattro anni e mezzo e una di un anno e mezzo – il piccolo Michelangelo è talmente somigliante al padre che mi sembra di godermi finalmente, solo adesso, l’infanzia di Leonardo». Anche lui lavora nella moda. «Dopo aver mosso i primi passi con la Yoox, è consulente di grandi aziende, che ormai vendono in prevalenza online. Internet è il futuro della moda, anche di lusso. Una rivoluzione, che ha cambiato questo mondo del fashion e ha costretto tante ditte a rivedere organizzazione e comunicazione».

Si interessa, e come
Non è vero che alla moda Donatella non si interessa più: sa allineare tutte le svolte, i cambiamenti, dalla boutique monomarca all’outlet, al mercato parallelo per la diffusione della merce invenduta sulle piazze dell’Estremo Oriente, conquistato dalla moda italiana. Genny, Byblos, Complice sembrano appartenere a un’altra era. «Però mi capita di incontrare donne che indossano ancora i miei abiti, una soddisfazione enorme. Dicono che Genny è sempre attuale, senza tempo».
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Lunedì 23 Aprile 2018, 15:41 - Ultimo aggiornamento: 23-04-2018 15:41

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