Anita Cerquetti che riuscì a fare
dimenticare lo sgarbo della Callas

Anita Cerquetti che riuscì
a far dimenticare
lo sgarbo della Callas
di Camilla Domenella
«Casta diva, che inargenti questa sacre antiche piante» canta Norma alla luna. E come la luna splende iridescente scomparendo in una notte, così Anita Cerquetti ha brillato per pochi anni illuminando della sua luce le scene internazionali. La “casta diva” è lei, questa soprano marchigiana nata a Montecosaro nel 1931, divenuta in poco tempo una delle maggiori interpreti del repertorio verdiano, eppure diventata cantante per caso.
 
L’inizio per caso
Studiava violino a Città di Castello, dove si era trasferita insieme con la famiglia: la madre Zaira Fidati, maestra elementare, e il padre Elso, perito agrario ispettore della Singer. La musica ce l’aveva dentro, ma la intonava con l’archetto facendolo scorrere sopra le corde tese dello strumento, ignara che un giorno la sua voce sarebbe stata più potente, più precisa, più ariosa, più duttile di quel violino che ogni giorno impugnava e studiava. Aveva 16 anni. Una sua amica, prossima sposa, la pregò, la supplicò: «Canta in chiesa al mio matrimonio!». Anita accettò: un favore ad un’amica, certo, perché no? Fu così che cominciò la sua carriera. Quello stesso giorno, in quella stessa chiesa, c’era un musicista di Perugia che, ascoltata la sorprendente voce della giovanissima Anita Cerquetti, non potè che avvicinarla, lodarla, e infine convincerla a frequentare un corso di canto.


 
Il matrimonio galeotto
Anita si lasciò persuadere e nel 1950 a 19 anni vince a Bologna il suo primo concorso di canto, arrivando prima classificata su quattrocento concorrenti. Beniamino Gigli, tenore stella marchigiana della lirica, la ascolta a Recanati e vede in lei la luce di una brillante carriera. Così debutta nel 1951, a soli 20 anni, in Aida a Spoleto. Da lì, calca i palcoscenici di tutta Italia - da Torino a Venezia, da Milano a Napoli, da Bologna a Palermo a Cagliari – ma anche quelli stranieri, esibendosi in Francia, in Svizzera, in Spagna, in Portogallo, in Olanda, in Belgio, in Messico, negli Stati Uniti. Nelle Marche canta a Recanati con Beniamino Gigli, e poi allo Sferisterio, al Teatro Lauro Rossi di Macerata, alla Nuova Fenice di Osimo, al Teatro dell’Aquila a Fermo, e di nuovo con Gigli al Rossini di Civitanova. Erano gli anni delle dive della lirica: di Giulietta Simionato, Renata Tebaldi ma soprattutto di Maria Callas. Proprio alla soprano greco-americana è legato l’episodio che elevo il suo rango a diva internazionale.
 
L’episodio che cambia tutto
Siamo al Teatro dell’Opera di Roma, 1958. Deve interpretare Norma. Dopo la prima, clamorosamente abbandona. Uno dei “gran rifiuti” più incredibili della storia del belcanto. A sostituirla è proprio Anita Cerquetti, che a Maria Callas ruba la scena, incantando il pubblico, entrando a pieno titolo nel pantheon della lirica. «Ho sentito la Callas, ma non ci tornerei; mi piaceva, ma non in Norma. – racconta Cerquetti nel 1975 in un’intervista ripresa da Gbopera.it - L’ho sentita in Armida: fantastica; in Medea era il non plus ultra, ma in Norma non mi piaceva. Come personaggio era sempre brava, ma non mi piacevano i recitativi: nessuno. Non mi piaceva la Casta diva, mi piaceva di più quando faceva In mia mano alfin tu sei. Non mi piaceva in Sediziose voci, mentre trovavo a lei più congeniale Ah, bello a me ritorna. Mi piaceva in Lucia: l’andai a sentire con Lauri Volpi. Ecco lì era lei». Una Norma eccezionale fu quella di Anita Cerquetti, ma la dolcezza della sua voce la fece apprezzare anche in La Gioconda al fianco del grande Mario Del Monaco, e nei ruoli di Amelia, Abigaille, Leonora e quindi rispettivamente in Un ballo in maschera, Nabucco, Il Trovatore. E poi apparì al fianco del grande Franco Corelli, in qualche concerto anche con Beniamino Gigli: c’è una discografia intera che mantiene intatta la purezza del suo canto.
 


Il congedo prematuro
Alla Scala nel 1960 interpreta lo Stabat mater di Rossini. Saluta il pubblico nel Nabucco di Amsterdam, scegliendo di ritirarsi per motivi di salute e personali, lasciando la platea orfana della sua voce luminosa. Quello del suo addio alle scene è un commiato prematuro sul quale si è scritto e romanzato molto. Chissà. Sposa il baritono Edo Ferretti e si stabilisce a Firenze. Certo è che la Cerquetti è stata a lungo rimpianta: a Montecosaro che le intitola il teatro comunale nel 2011 hanno istituito un premio e un’accademia musicale. Allo Sferisterio le fu dedicata una serata ad agosto 2014. Morirà due mesi dopo, i funerali a Fabriano: tra i mille articoli di giornale anche quello del quotidiano inglese The Telegraph. Potenza di una voce internazionale.
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Lunedì 18 Settembre 2017, 15:19 - Ultimo aggiornamento: 18-09-2017 15:19

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