Alessandra Nibbi, quell'egittologa
con la valigia sempre pronta in mano

Alessandra Nibbi
quell'egittologa con la valigia
sempre pronta in mano
di Valentina Berdozzi
Per descrivere la parabola di vita di Alessandra Nibbi occorre fantasia, un mappamondo e fili colorati che uniscano Europa, Inghilterra, Australia e Italia - partendo dalla Porto San Giorgio dove nacque il 30 giugno 1923 per arrivare dall’altro capo del mondo, andata e ritorno, più e più volte. Una vita con la valigia in mano, sulla scia di una passione per l’Egitto e l’Archeologia che l’ha resa una delle figure di riferimento del suo campo, voce all’avanguardia e faro luminoso in fatto di libertà e indipendenza. Perché lei la testa non l’ha mai piegata: non di fronte ai suoi colleghi egittologi - che consideravano le conclusioni dei suoi studi infondate - né di fronte agli eventi dell’Italia del finire degli anni Venti, quelli di un ventennio fascista che, in quello scorcio di secolo, stava iniziando a far sentire la sua ingombrante presenza.
Gliel’avevano insegnato i suoi genitori a vivere pensando sempre con la propria testa - esattamente quando, nel 1928, la madre Elvira Petrelli e suo padre Gino, scrittore e storico dell’arte, decisero di salpare per l’Australia e lasciarsi alle spalle un’Italia turbolenta. L’approdo di quel viaggio fu Melbourne e, per Alessandra, significò una formazione totalmente in inglese: nel 1946, si laureò all’Università di Melbourne, diplomandosi anche in canto al locale conservatorio e avviando la carriera da insegnante di lingua e letteratura inglese.

Richiamo alla terra d’origine
Il richiamo alla terra d’origine, però, era troppo forte. Nel 1947, finita la guerra, Alessandra torna in Italia con tutta la famiglia, si sposa e, nel 1953, dà alla luce il figlio Daniel che, in quel nome anglofono, conservava le tracce dell’amore per quel continente indomito, sconosciuto eppure sicuro. Era la terra in cui Alessandra aveva posto le sue radici e che tornerà ad accogliere di nuovo la sua famiglia, salvo poi l’addio definitivo nel 1963, la parola ‘fine’ su un rapporto che durava dal 1928, un tira e molla che parte dall’infanzia e arriva alla maturità di Alessandra.

Il ruolo di catalizzatore
Ma se c’è un ruolo che l’Australia ha avuto nel magico intreccio della sua vita, è stato quello di fare da ponte per un’altro angolo di mondo: quell’Egitto antico a cui la studiosa ha legato il suo nome e la donna ha saldato la sua esistenza. La scintilla scocca proprio durante l’ultima traversata dal quinto continente alla vecchia Europa. In nave, Alessandra passa attraverso il canale di Suez e partecipa a una visita guidata alle piramidi: è lo scoccare di quella scintilla che scalderà la seconda parte di una vita vissuta sempre a testa alta, per amore dello studio e di quella terra antica e misteriosa. Appena rientrata in Italia, Alessandra si iscrive all’Università di Perugia - dove segue si forma alla scuola dell’etruscologo Massimo Pallottino - e poi all’Università di Firenze dove, nel 1965 a 42 anni, consegue la laurea in Lettere.
Passano solo sette anni prima che l’egittologa Alessandra Nibbi mostri al mondo la sua cifra: è il 1975, l’anno della pubblicazione del suo primo libro. Sessantaquattro pagine di ricerca fitta e documentata in cui rivisita completamente l’allora traduzione corrente del concetto egizio di ‘Great green’: non più il Mediterraneo su cui si affacciava il paese ma il delta del Nilo, mare immenso colorato dal verde di una vegetazione rigogliosa. Quelle poche pagine, stampate e pubblicate a sue spese, sono un fulmine: la Nibbi spacca l’intellighenzia dell’egittologia sua contemporanea imponendosi con la propria tenacia e la forza di idee che la comunità di studiosi contrastò fino alla fine. Diverse porte le si chiudono davanti - non in ultimo quelle di famose riviste di genere.

Alessandra non si arrende
Ma Alessandra non si arrende: continua a studiare e a sostenere le sue tesi, fino a quel primo riconoscimento: il plauso del professore Claude Vandersleyen, il primo a credere in lei e a supportarne le posizioni con i suoi studi di linguistica. Era la spinta che Alessandra aspettava: forte della sua tenacia, risponde ai no di tante riviste di settore fondandone una sua nel 1985 e permettendo in breve a “Discussions in Egyptology” di divenire - ed essere ancora - una delle voci più apprezzate e riconosciute del panorama degli studi di Egittologia. La seguiva personalmente da quella Oxford in cui, a causa della cittadinanza australiana, era stata costretta a ripiegare assieme al figlio, dicendo definitivamente addio all’Italia. Dalla cittadina inglese - lontana dal sole italiano e dalle dimensioni spropositate dell’Australia - Alessandra Nibbi porta avanti fino alla scomparsa - avvenuta il 15 gennaio 2007 all’età di 84 anni - la carriera di insegnante. E la vita di una donna che nessuna frontiera e nessun rifiuto hanno mai fermato.

Alessandra Nibbi nacque a Porto San Giorgio il 30 giugno del 1923. Ad appena 5 anni vola in Australia dove si laurea e studia canto. Rientro in Italia dopo la guerra: durante il viaggio si innamora dell’Egitto. In Italia, si sposa, ha un figlio e si laurea in Lettere- Nel 1975 pubblica il suo primo libro sull’Egitto. Si stabilisce a Oxford dove muore nel 2007. La società operaia di Porto S. Giorgio le ha intitolato un premio per i giovani studenti.
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Lunedì 16 Aprile 2018, 13:32 - Ultimo aggiornamento: 16-04-2018 13:32

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