L'anconetana Laura: "La mia vita in prima
linea con Medici senza Frontiere"

L'anconetana Laura: "La
mia vita in prima linea con
Medici senza Frontiere"
di Talita Frezzi
Esserci, per gli altri. Esserci portando aiuto, umanità e sostegno in territori sperduti del mondo dove manca tutto, l’acqua, l’aria pulita, la vita stessa. Zone martoriate da epidemie, da guerre. Flagellate da catastrofi e dall’odio degli uomini. Terre che sembrano nascondersi persino agli occhi di Dio, dove il confine tra la vita e la morte è tanto sottile da confondersi, dove la morte è uguale per adulti e bambini. In quelle terre, nei sud del mondo, opera Medici Senza Frontiere. E di questa squadra eccezionale fa parte, giustamente con orgoglio, anche Laura Canonico, 40 anni, infermiera specializzata originaria di Ancona ma residente a Falconara. Laura dedica quattro mesi all’anno della sua vita agli altri, partendo in missione umanitaria con Msf per le destinazioni che l’organizzazione umanitaria sceglie per lei.

La scintilla
Da sempre sensibile con uno sguardo di pietà verso chi soffre, fin da studentessa si è impegnata nel volontariato, innamorandosi dell’Africa durante un viaggio di aiuto insieme al sacerdote della sua Diocesi. Era il 2002 e quello fu l’anno della scintilla, una piccola fiamma che ha continuato a brillare nel suo cuore trasformando un’infermiera specializzata in Neonatologia in un angelo della salvezza delle popolazioni dimenticate. Il primo viaggio a sud, in Kenya, nel 2002. Insieme a un sacerdote e alcuni rappresentanti di un’associazione cattolica di Ancona, Laura ha potuto vedere per la prima volta con i suoi occhi una realtà difficile dove, proprio dal capoluogo dorico, erano stati inviati degli aiuti e del denaro per l’acquisto di medicinali e generi di prima necessità. «Sono tornata in Africa nel 2009 con l’associazione di volontariato “Liberate Zambia” - racconta Laura Canonico - era come un richiamo, dovevo andare là. Da quel momento ho trovato il coraggio di mandare l’applicazione, decisa a mettermi a disposizione per delle missioni umanitarie». L’incontro con Medici Senza Frontiere è arrivato dopo. Prima c’è stata Emergency con cui Laura è partita per l’Afghanistan (2010) restando sei mesi nell’equipe del Dipartimento neonatale.

La strada della vita.
«Mi sono proposta ma temevo che da Msf non avrebbero preso in considerazione la mia candidatura come infermiera - racconta ancora emozionata - e invece, dopo pochi giorni di attesa sono stata contattata. E nel 2011 la mia prima missione, ad Haiti, un anno dopo il terribile terremoto che aveva praticamente distrutto l’isola”. Incaricata del progetto di aiuto e della supervisione del reparto di Pediatria/Neonatologia, la Canonico ha affrontato tutte le difficoltà di una vita in trincea, in un’isola dove non c’era la guerra ma una devastazione crudele. Ha trascorso quattro mesi al fianco della popolazione locale. Nel 2013 una nuova chiamata, stavolta per la Repubblica democratica del Congo. «Quella fu una vera prova, facevo parte del team di emergenza che organizzava le vaccinazioni di massa contro il morbillo - spiega Laura - in quella missione abbiamo vaccinato 200.000 bambini dai 6 ai 15 anni, raggiungendoli in macchina, in barca, in moto e a piedi. Un’esperienza eccezionale, non solo sotto il profilo umano ma anche per il contatto diretto con una natura sterminata e primordiale, incontaminata. Lì, in quei momenti, mentre dormivamo in tenda ho compreso che Msf arriva dove gli altri si fermano. E di questa forza, ti riempi il cuore». Laura è rimasta nel Congo anche nel 2014, stavolta nella regione del sud Kivù con il ruolo di “outreach”, incaricata cioè della supervisione dei centri di salute coordinati dal Ministero della Salute Congolese e dal Sistema sanitario nazionale. Nel 2015, il Sud Sudan. «Un posto difficile dove sono partita in coda al team di emergenza». «Un tempo - racconta - era la città di Leer, ma ne rimanevano soltanto macerie per un attacco di un gruppo armato. La popolazione era fuggita nelle paludi... è stato impegnativo, ho avuto paura. Per un mese e mezzo siamo riusciti a riaprire l’ospedale, eravamo soli. Quando sembrava che la farmacia fosse arrivata e tutto andasse bene, il conflitto è ricominciato vanificando il nostro impegno...». 

L’esperienza del bunker
Laura ha vissuto l’esperienza del bunker, dell’evacuazione in elicottero, l’emergenza che mette a rischio anche l’incolumità degli stessi operatori. Ha toccato con mano la paura. «Eppure non mi sono mai sentita sola, non ho mai pensato di mollare tutto e non tornare più in quei posti, mi sono fidata e affidata al coordinamento di evacuazione di Msf, convinta che l’avrei spuntata, anche se sparavano ovunque e c’era pericolo. È’ bello perchè ti senti parte di qualcosa di grande». Non è voluta tornare alla sicurezza della sua casa a Falconara, Laura. Anzi ha continuato a lavorare a Bemtiu, dove Msf opera all’interno del più grande centro di protezione civile del Sudan.

La violenza degli uomini
Lei e gli altri del team hanno affrontato la violenza degli uomini che si traduce massacri, in stupri continui e maltrattamenti sulle donne. Nel settembre 2016 la partenza per l’ultima missione, quella che l’ha tenuta impegnata per 11 mesi, nel north Kivù, Congo. Ha fatto parte del team di intervento per colera, malnutrizione, malaria e violenza. «Mi sono sentita impotente di fronte a tutto quel dolore, alle malattie, alla mancanza di tutto - continua - ma ho capito che Msf non può risolvere tutti i mali di questo mondo, può soltanto cercare di dare il suo contributo. Se anche riesci a salvare una vita, una sola, l’hai fatto...il tuo piccolo miracolo che ti aiuta ad andare avanti”.
La fede guida le azioni.
In quelle lande deserte, dove la natura spesso è l’unico riparo degli uomini rimasti senza casa, dove mancano l’acqua, il cibo, la salute, Laura ritrova Dio. In quei grandi sorrisi nati dal niente, in quegli occhi grati carichi di beatitudine per un vaccino, in quella gioia di vivere liberi, in quei bambini affamati di futuro Dio vive più di altri luoghi. «Dio è più presente qui che in ogni altro posto al mondo - conclude Laura Canonico - perché in mezzo a tanti problemi, alla fame e alla violenza, alla malaria e alla morte, queste persone riescono a far nascere il sorriso. Ci sono amore, allegria, nascita. C’è speranza. La stessa che io serbo nel cuore, ora che sono rientrata dall’ultima missione... per un po’ starò a casa, finché la fame di volerci essere per aiutare, non tornerà a mordere spingendomi a partire». Ora Laura deve affrontare la missione più importante della sua vita, quella che tra qualche mese la farà diventare madre e alla sua creatura potrà parlare di paradisi perduti, di angeli senza ali che resistono e sopravvivono in mezzo alla guerra e al male. Un altro mondo per cui vale la pena combattere.
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Domenica 8 Ottobre 2017, 16:40 - Ultimo aggiornamento: 08-10-2017 16:40

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